GENET E I GALEOTTI INNAMORATI

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A Milano "Sorveglianza Speciale", sensuale e cupo.

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Galeotti innamorati, intrecciati in rapporti sessuali e sentimentali cupi e distorti, sesso tra le sbarre per fuggire dalle sbarre. Sono elementi cari all’opera di Jean Genet, scrittore omosessuale maledetto di questo secolo, di cui Antonio Latella mette in scena al teatro Out-Off di Milano l’opera "Sorveglianza Speciale".

Lo spettacolo è cupo, sensuale, pregno di quell’aria virile e carica di sesso che Genet sa tracciare con la sua penna. Uno spettacolo, che, come ci dice il regista Antonio Latella, la critica ha molto apprezzato, «con il pubblico si lavora soprattutto con il passaparola, ma quello che ci va rimane molto contento».

Di cosa parla lo spettacolo, Antonio?

Ci sono tre detenuti, uno condannato a morte, uno che deve essere liberato e poi un nuovo detenuto, che diventa il terzo incomodo tra due amanti. Alla fine quello che deve essere liberato uccide il terzo e quindi rimarrà per sempre in prigione. Il lavoro che è stato fatto, è stato sul mondo genettiano, tenendo conto che per lui la prigione era il luogo più creativo, come amava dire, il luogo dove ha creato buona parte delle sue opere. E’ vero che è un luogo di claustrofobia, ma nello stesso tempo è un luogo di sogni e di fantasia. Infatti è lui stesso a chiedere che il testo vada "a braccetto con i sogni".

Avete fatto un lavoro sull’omosessualità?

Il lavoro è stato spinto su un certo tipo di rapporto che nasce in prigione, che è l’omosesualità, ma quell’omosessualità che nasce dal bisogno assoluto di avere dell’affetto. Quindi lo spettacolo è molto fisico, a momenti molto crudo, con chiari richiami alla pittura di Bacon, e abbastanza visionario.

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