“Fiesta”, il ritorno in teatro dell’omaggio a Raffaella Carrà. Leggi l’intervista all’autore e regista Fabio Canino

"La storia principale, che più o meno è sempre la stessa, è un gioco per demolire stereotipi e luoghi comuni sulla comunità LGBTQIA+"

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Fabio Canino, iconico showman e, nel mondo dello spettacolo, tra i più attivi sostenitori della comunità LGBTQIA+, rinnova il suo tributo alla leggendaria Raffaella Carrà con la rivisitazione di “Fiesta”, uno spettacolo che ha lasciato un segno indelebile nel cuore del pubblico e nella storia dello spettacolo italiano. Partendo da Firenze, la sua città natale, Fabio ripresenta proprio in questi giorni “Fiesta”, una celebrazione straordinaria della vita e dell’eredità della Carrà.

“Fiesta” non è solo uno spettacolo, ma un viaggio emotivo e creativo che esplora temi importanti come la lotta contro gli stereotipi. L’ interpretazione di Fabio Canino, nel suo ruolo di Luca, un devoto fan di Raffaella Carrà, offre un omaggio sincero a Raffaella Carrà, portavoce di libertà, femminismo e carisma.

Per l’occasione lo abbiamo intervistato. In questa intervista esclusiva, Fabio ci porta dietro le quinte di “Fiesta”, rivelando il processo creativo dinamico e in continuo sviluppo che alimenta lo spettacolo. Condivide i ricordi personali del primo incontro televisivo con Raffaella, un momento che ha segnato l’inizio di una profonda ammirazione e affetto. Fabio ci spiega anche come la figura di Raffaella Carrà sia stata una figura importante non solo per il mondo dello spettacolo ma anche per le persone queer di ogni generazione, e come l’artista poliedrica abbia portato alla luce tematiche quali l’emancipazione femminile e i diritti civili della comunità LGBTQIA+. 

fiesta fabio canino, raffaella carrà

Ricordi il primo momento che hai visto Raffa in tv?

“Ero piccolo. I miei volevano mandarmi a letto perché il giorno dopo c’era scuola io non volevo e facevo di tutto per perdere tempo. Ad un certo momento dal televisore sento partire una musica che attira la mia attenzione e vedo questa ragazza biondissima che ballava e cantava  ricoperta di glitter sorridente che guardava proprio me. Sì, ero convinto che si stesse esibendo per me. Quindi, dissi ai miei che non potevo essere maleducato ed andare a letto. I miei stettero al gioco e mi lasciarono vedere per la prima volta uno “show del sabato sera”. Per quello per me lei rappresenta la tv”.

Potresti condividere con noi alcuni dettagli sul processo creativo dietro “Fiesta”?

Il processo creativo di Fiesta non finisce mai. E’ un continuo work in progress. La storia principale, che più o meno è sempre la stessa, è un gioco per demolire stereotipi e luoghi comuni sulla comunità LGBTQIA+ (per me è molto importante mettere in scena quello che rende ridicoli gli omofobi e che loro credano sia la verità). Mettiamo in scena anche un tipo di gay che forse non esiste più proprio per far vedere che le cose cambiano che si voglia o no. Ma la parte creativa va di pari passo con la parte di attualità dove aggiungo riferimenti a quello che succede intorno a noi. Metto e tolgo battute sui politici o sui personaggi della cronaca e del costume del momento in cui andiamo in scena”.

Leggi anche: Raffa, su Disney+ la strepitosa docuserie dedicata all’iconica Raffaella Carrà

Nel tuo ruolo di Luca, fan sfegatato di Raffaella Carrà, ci sono aspetti del personaggio che riflettono esperienze o sentimenti personali? 

“Assolutamente. Ovviamente vengono allargati ed esagerati per renderli comici, ma una parte di me la trovi in ogni personaggio. Raffaella Carrà è un’icona per molte persone, inclusa la comunità LGBTQIA+. 

Qual è la tua percezione del suo impatto culturale su questa comunità e come lo hai integrato in “Fiesta”? 

“Raffaella è, forse, una delle poche vere icone. Non l’ha mai detto lei di se stessa come molte altre sue colleghe (…) ma quello che ha fatto nella sua carriera e nella sua vita parla per lei. Già ai tempi del famoso ombelico scoperto, che oggi fa ridere, era avanti. Una femminista ante litteram. Ha voluto dare il suo contributo, senza mai salire in cattedra. Il quotidiano inglese The Guardian giustamente fece notare che ha fatto molto per le donne, per la loro libertà d’espressione. E’ stata la prima conduttrice donna ad avere un programma tutto suo senza dover essere affiancata da un uomo. Tutto questo viene raccontato in Fiesta in maniera ironica e divertente”.

Lo spettacolo affronta o riflette le sfide attuali affrontate dalla comunità LGBTQIA+? Ora, oltre alla bocciatura del DDL Zan contro l’omobilesbotrans*fobia, la misoginia e l’abilismo, abbiamo anche un Governo Meloni alquanto ostile alla nostra comunità. Avete adattato il testo? 

“Il testo è sempre adattato al momento come ti dicevo. Ovviamente il disagio e il pericolo che questo governo fascista ci provoca, nello spettacolo viene raccontato ma a modo nostro, anche attraverso delle immagini che arredano la casa del protagonista …e il pubblico apprezza molto!”

Gino Landi e Raffaella Carrà, un connubio che ha ispirato anche Fiesta?

“Gino Landi è uno degli uomini che ha contribuito a costruirne il mito. I suoi balletti sono iconici e fanno parte della storia della nostra tv. Anche la nostra coreografa, Cristina Arrò, ha voluto ispirarsi a quelle coreografie per omaggiare il maestro. Solo che noi non siamo Raffa…ah ah ha”

Come descriveresti l’eredità umana ed emotiva che ci ha lasciato Raffaella Carrà?

“Raffaella ha voluto sempre mettere una linea netta di demarcazione  tra la sua vita professionale e quella privata. Non ha mai reso spettacolo o gossip la sua vita vera. Questa l’ha resa ancora più unica. Le volte che mi capitava di cenarci insieme o di incontrarla capivo che era una donna molto informata ma non amante del gossip e di tutto quello che girava intorno al mondo dello spettacolo. Le era molto chiaro cosa fosse veramente importante nella vita. Questa è la cosa che più amavo di lei perché, modestamente, anche a me piace stare con le persone che veramente amo e non a feste e cene solo perché “potrebbe essere utile” frequentare certa gente…

Anche la sua “uscita di scena” denota una grande eleganza e serietà che me la fanno ammirare ancora di più. Fiesta è ancora in giro grazie proprio alla sua “benedizione” all’inizio di questa avvenuta. Andremo ancora avanti proprio perché è un vero omaggio alla sua persona e al suo carisma. Sono felice che lei abbia visto lo spettacolo e che lo abbia amato. Perché i veri omaggi si fanno quando le persone sono ancora in vita e non postumi, secondo me”.

Fiesta” di Fabio Canino è più di uno spettacolo: è un tributo emotivo e creativo a un’icona culturale, un viaggio attraverso la musica, la comicità e la profonda umanità.

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