Barbara Palombelli: “Le adozioni, il Pride, le battaglie mie e di Francesco”

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È stata premiata al Gay Village come per essere stata la prima a mandare in onda un’unione civile tra due uomini.

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Lavora in Tv, ma non vive per esserci. Conosce la politica, ma guai a proporgliela. Si definisce decisamente pop, pur sembrando, agli occhi dei più, un po’ snob. È popolarissima, ma poco social. Frequenta salotti ‘giusti’ con persone ‘giuste’, ma preferisce passeggiare tra mercati e mercatini.

Monogama come poche Barbara Palombelli, Regina indiscussa del daytime mattutino di Canale5 con il mitologico Forum, sposata dall’81 con il politico Francesco Rutelli, è stata premiata giovedì scorso al Gay Village come “Paladina delle cause LGBTQ” per essere stata la prima a mandare in onda un’unione civile tra due uomini e per aver portato il tema dell’omosessualità in un orario normalmente incentrato su fuochi, forni e fornelli. Appassionata di vite e sentimenti, la conduttrice, giornalista e nuova icona gay, si racconta in un’intervista esclusiva dove ripercorre successi, incontri speciali e un momento-nostalgia dedicato a quando suo marito era il primo cittadino della Capitale.

Fa un po’ strano pensare a Barbara Palombelli al Gay Village

Invece, sono stata molto felice dell’invito. Mi sono sentita a casa. Le mie figlie, Serena e Monica, vengono spesso a ballare al Gay Village.

Lei si sente più pop o più snob?

Come tutti i romani mi sono sempre sentita a mio agio ovunque: noi siamo popolani e principi, tutti. Come giornalista, invece, ho frequentato le carceri e i palazzi reali o presidenziali. La curiosità, in fondo, apre tutte le porte. Non sono snob, ma detesto la maleducazione. Da qualche anno a essere insopportabili sono proprio i cosiddetti vip. Al mercato, o a Porta Portese, mi sento benissimo. 

Posso chiederle cosa le ha detto suo marito quando gli ha detto: “vado al Gay Village!”?

Mio marito da quarant’anni si batte per i diritti civili. Sul palco del Gay Village ho raccontato di quando, nel 1979, si autodenunciò alla magistratura perché avevano fermato dei militanti del Fuori a causa di uno striscione. Giovedì sera non è potuto venire perché doveva guardare il nipote. Fu il primo sindaco italiano ad avere un delegato in giunta contro l’omofobia, il preside Vanni Piccolo.

È stata premiata in quanto paladina, in Tv, della causa omosessuale. Cosa l’ha spinta ad occuparsene più volte all’interno del suo programma?

Mi occupo di vita e di sentimenti. Dunque…

Dopo giovedì sera si sente un po’ icona?

No, però le confesso che adoro Imma Battaglia; la conosco e seguo da decenni con stima e affetto. Posso dire la stessa cosa anche di Vladimir Luxuria, di Paola Concia e di tantissimi altri leader LGBT come anche Angelo Pezzana.

Pensa che la comunità gay debba accontentarsi, intanto, della Legge Cirinnà o che debba puntare direttamente al matrimonio egualitario?

Penso che quella legge vada completata sul modello dei Paesi più evoluti.

E le sue posizioni son le stesse di suo marito?

Non rispondo per lui, piuttosto lo intervisti. Ho ricordato l’altra sera, ai più giovani, che si devono a Marco Pannella e ai dirigenti come mio marito, tante leggi importanti. Francesco, ad esempio, tanti anni fa, nel 1982, ottenne il cambio di genere sui documenti.

Lei riterrebbe giuste le adozioni ad una coppia formata da due persone dello stesso sesso?

Le adozioni sono tutte sottoposte al giudizio del Tribunale dei minori. Credo che ci si arriverà! Melita Cavallo ha già pronunciato una storica sentenza e ha partecipato a Forum proprio su queste tematiche. 

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L’utero in affitto, in quanto donna e in quanto mamma, come pratica, le piace?

Sinceramente io ho adottato tre figli, con tante difficoltà, e lo rifarei. Personalmente non avrei mai intrapreso altre pratiche. Però credo che i diritti vadano comunque garantiti. Come ripeto sempre a Forum ci sono due coscienze: quella individuale e quella collettiva. Io posso non utilizzare alcune leggi perché sono una cattolica credente, ma quelle leggi ci vogliono per chi la pensa in modo diverso da me.

Quando nelle sua trasmissione son stati trattati argomenti LGBT ha percepito più critiche o appoggi?

Siamo la Tv più libera che esista. Lavoro da undici anni a Mediaset e non ho mai avuto una critica o una censura. La TV privata ha aiutato questo Paese a crescere e a modernizzarsi.

Pensa che la Tv possa realmente educare alla civiltà?

Assolutamente sì! Purtroppo, però, può fare anche grossi danni: l’eccessivo pessimismo e l’esagerata lagna quotidiana hanno aiutato la crisi e non ci hanno più consentito di sognare, come avveniva nella povera Italia degli anni Sessanta.

Lei conduce da quattro anni Forum. Non si è stancata di far sempre la stessa cosa?

Scherza? Assolutamente no! Il diritto si evolve e cambia ogni mese, non sta mai fermo!

Eppure lei, a guardarla da fuori, non sembra una così attratta dalla scatola nera. Sbaglio?

Lavoro in Tv, in radio e sui giornali da quaranta anni esatti: ho iniziato nel settembre 1977. Penso che tutti i mezzi abbiano un loro fascino, ma non morirei e non sono mai morta senza la Tv. Oggi la possiamo fare tutti da casa, sui social! Un sogno!

Non ha mai pensato di buttarsi in politica?

Mai!

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