ESISTONO I BISEX?

di

Forse c’è, anche all’interno della comunità gay, chi crede che la bisessualità in realtà non esista e sia solo un modo di nascondere un’indecisione. L’esperto risponde.

2067 0

Spesso sento parlare dei bisex. Volevo chiedervi se esistono. Io credo di no o meglio i quesiti sono i seguenti: può dirsi bisex una persona per il semplice fatto che va sia con uomini che con donne? E questa e" una convinzione diffusa?

L"argomentazione che mi proponi non è tanto semplice e mi sento portato più a risponderti da un punto di vista teorico che personale, come invece sono abituato a fare in questa rubrica. Cercherò di fare entrambe le cose. Difficile anche per chi, come me, viene da una formazione (nel senso della specializzazione professionale) ad orientamento umanistico, dove la psicologia umanistica già da molti anni, si è sempre preposta e proposta di occuparsi della persona più che della sua definizione e delle etichette che sono state e si possono attribuire. Questa fu una rivoluzione per quei tempi, tanto che dopo la psicoanalisi e il comportamentismo, divenne la terza forza della psicologia che oggi porta con sé numerosi approcci da quelli di counseling, gestaltica, bioenergetici, ecc. Le teorie e le metodiche precedenti invece andavano a categorizzare e “creare” tabelle e riferimenti in relative pubblicazioni scientifiche (diverse delle quali discutibili), e parallelamente, nella cultura di oggi (si pensi al famigerato complesso di Edipo freudiano) tese a patologizzare e a dare spiegazioni di certi comportamenti e modi dell"essere umano. Ma non entriamo troppo nel discorso epistemologico,cioè della teoria scientifica. Che pizze a volte sta roba!

Per fare un cappello, credo necessario, di quello che sto scrivendo mi riallaccio ad alcuni principi tratti da un mio libro scritto in collaborazione con Roberto Del Favero, libro che non cito (ma v’invito a cercarlo in "ibreria" qui su gay.it) sennò mi sembra di farmi pubblicità… inutile poiché gli editori, se non diventa un best-seller, non ti danno una lira! E, a volte se non ricontatto la mia passione per questo lavoro mi chiedo come mai io sia così disponibile! Sarà il"complesso di Maria Pia Fanfani" (complesso/etichetta inventato qui e ora) sempre dedita alle opere pie! Spero che non ti dispiaccia se ogni tanto rifilo qualche battuta ma, almeno mi diverto di più e spero anche tu. Torniamo al punto.

La psicologia Umanistica ha queste principali caratteristiche:

1. Concentrazione dell"attenzione sulla persona, e quindi sull"esperienza che ella stessa fa, quale oggetto e strumento essenziale degli studi sull"uomo. Sia il comportamento manifesto sia le interpretazioni teoriche sono, in quest"ottica, considerati secondari rispetto all"esperienza e al suo significato per la persona.

2. Interesse particolare per certe caratteristiche umane come la scelta, la creatività e l"auto-realizzazione, contrapposte ad una concezione dell"uomo di stampo meccanicista, riduzionista e determinista.

3. Attribuzione di priorità, nella selezione dei problemi e dei metodi di ricerca, al bisogno di “significatività” rispetto a quello di mera“oggettività”.

Ma ora veniamo a come e cosa posso dirti della bisessualità e dei bisessuali.

Se è vero che in generale non metto in discussione la definizione che uno dà di se stesso, io, infatti, posso solo prenderne atto e ascoltare l"altro scevro il più possibile da pre-giudizi e da interpretazioni e, di solito, credo sia un buon approccio sia come psicologo sia come persona; come studioso, invece, posso fare alcune riflessioni teoriche che già ho avuto modo di scrivere altrove (dove?).

E’ difficile e limitativo a volte trovare una definizione che esprima quello che noi siamo, e le terminologie, le parole, sembrano non essere esaustive e senz"altro va sempre intesa (qualsiasi definizione di sé) in senso dinamico, mai statico.

Tempo addietro mi ero espresso, e sto decisamente in fase di rivedere questa mia vecchia lettura del fenomeno – quello della bisessualità – scrivendo che "non esiste, perlomeno a livello teorico-concettuale, una bisessualità, e cioè che un individuo possa essere (e non definirsi) esattamente, al 50% eterosessuale e il restante 50% gay, ma sono convinto che una prevalenza dell"uno o dell"altro, anche se per diversi gradi, c’è. Ci tengo a precisare che questa mia considerazione è puramente speculativa. Sul piano umano e del rispetto dell"altro per me, se uno si trova bene col proprio modo di essere e di definirsi (per es. "Io non sono gay né bisex, ma sono "gblt") per me va bene così, forse mi sta anche più simpatico.

Nella nostra società, nella pratica professionale e nella mia vita privata ho incontrato molte persone che si definivano bisessuali; anche se, ripeto, rispetto e accetto (quasi) incondizionatamente quello che mi viene detto, soprattutto quando si tratta di auto-definizioni, concepisco che ogni persona, quando incontra l"altro (da sé), utilizza un linguaggio per definire se stesso, per presentarsi all"altro, che risente ed è influenzato dal suo livello culturale e quindi dalla propria mappa concettuale che lo supporta in questa definizione, dal momento storico personale, dalla sua capacità di elaborare i significati e di porsi in relazione con l"altro. La rosa delle consapevolezze fatte di sensazioni, di bisogni, desideri, fantasie e comportamenti possono nel tempo assumere una sorta di prevalenza cognitivo-comportamentale, che soggettivamente è traducibile in uno “stile” e un “modo di essere unico” (in cui la sessualità ovviamente ha un"importanza fondamentale).

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...