Non voglio essere gay, ma mi piacciono i ragazzi

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Un giovanissimo lettore racconta di scoprire le sue prime attrazioni per i ragazzi, ma rifiuta di essere omosessuale. L'esperto risponde: "Attenti all'omofobia interiorizzata".

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Ho 15 anni e ho un grosso problema. mi sono sempre piaciute le

ragazze, ci vado molto d’accordo e ho molte più amiche che amici. E’ un periodo di confusione per me, perché è da un po’ di tempo che mi piacciono i ragazzi, o almeno così temo. A volte provo attrazione anche per delle ragazze, ma molto meno che per i ragazzi, pensando ai quali spesso mi masturbo. Io non voglio assolutamente essere gay, e non per paura della società, di cosa ne pensano gli altri di me o altro, ma semplicemente perché

vorrei una famiglia, dei figli e assolutamente non riesco a immaginare la  mia vita con un ragazzo. Ci sto davvero molto male, non riesco nemmeno a considerare la possibilità di essere gay..

La risposta dell’esperto Carissimo,

considerando la tua giovanissima età e il periodo “critico” dei cambiamenti fisici che stanno volgendo al termine (pubertà) e di quelli psicosociali (adolescenza) che ti accompagneranno ancora per diversi anni, credo sia “normale” e utilizzo questo termine proprio per farti arrivare l’emozione che contiene, percepire differenti “istinti” rispetto al tema dell’orientamento sessuale.

Non avere paura di “sentire” emozioni rispetto alla tua importantissima scoperta quotidiana della sessualità. L’omosessualità non deve essere vissuta come un “orientamento” sessuale di serie B, bensì la possibile espressione di un forte ed intenso sentimento che si chiama “amore”.

Anche se dalle tue parole traspare una tranquillità nell’accettare gli altri come omosessuali, non sembra valere la stessa cosa per quanto riguarda un tuo possibile orientamento omosessuale. Questo mi fa pensare a quanto ancora oggi una società che non osserva e soprattutto non tutela gli individui, come nel caso delle omosessualità, continui a fare passare concetti che, non solo mettono inconsapevolmente paura ad alcune persone, ma e soprattutto alimentano un’omofobia interiorizzata.

Infatti, mi dispiace osservare che individui in piena fase di affermazione e conferme rispetto all’identità sessuale, quindi anche all’orientamento, si sentano minati se omosessuali perché non potrebbero formare una famiglia.

A tale riguardo credo sia necessario ribadire il termine di famiglia che, a mio avviso, dovrebbe essere socialmente condiviso: l’unione di due persone con o senza figli (visto che anche nelle coppie eterosessuali non è presente una garanzia al riguardo) che, insieme, decidono di comune accordo di condividere l’esperienza di vita sulla base del rispetto reciproco, della lealtà, ma soprattutto del sentimento di amore (sia nel suo aspetto affettivo, che in quello più intimo e sensuale).

Un abbraccio e un augurio sentito per un Sereno Natale

Dr Fabrizio Quattrini

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di Fabrizio Quattrini

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