AMORE AI TEMPI DEL COLLEGE

"Vite nascoste" nei cinema. Dopo quattro anni esce il film di Simon Shore sull'amore difficile tra due studenti, il gay Steven e il confuso bisex Johnny. Una gradevole commedia dolceamara.

AMORE AI TEMPI DEL COLLEGE - Vite nascoste1 - Gay.it
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"E’ solo amore! Che cos’è che vi terrorizza?" dice il sedicenne Steven davanti a tutta la scuola nel coming out pubblico (quasi come in ‘In&Out’, ma con più realismo) alla consegna del premio per il miglior articolo giornalistico. E fino ad allora quella di Steven è stata una delle due ‘Vite nascoste‘ (ma il brutto titolo italiano traduce l’originale ‘Get real‘, qualcosa a metà strada tra ‘Apri gli occhi’ e ‘Renditi conto’) del film dell’inglese Simon Shore che esce dopo ben quattro anni – è del 1998! – in Italia e solo nelle più importanti città (è arrivato solo ora a Torino dopo Roma e Milano) distribuito dalla coraggiosa Lady Film, una costola dell’ex-Academy. E ciò dimostra la difficile gestazione dei titoli gay di richiamo minore, spesso destinati a fare da ingenerosi ‘tappabuchi’ delle reti distributive meno potenti, anche quando sono prodotti di tutto rispetto come questa gradevole commedia collegiale che aveva tra l’altro avuto una vetrina di prestigio apparendo in concorso al lungimirante Festival Gay di Torino ‘Da Sodoma ad Hollywood‘ del 1999 dove emerse (ma non fu premiata) questa delicata e appassionante storia di amori ai tempi della scuola e bisessualità irrisolta.

AMORE AI TEMPI DEL COLLEGE - Vite nascoste2 - Gay.it

Il bel moretto Steven (Ben Silverstone), il classico secchione allampanato e intelligente, distratto e ritardatario, che vaga per i corridoi petrarchescamente ‘solo e pensoso’ e viene preso in giro per i suoi modi delicati, ha come unica amica Linda (Charlotte Brittain), una ragazza obesa e sagace che sembra la cantante Moony da adolescente in versione cotonata. Lei prende una svicolante sbandata per il suo istruttore di guida ‘nascostamente’ sposato e con figli e nel frattempo Steven si innamora in tutta segretezza di John Dixon (Brad Gorton), il bello della scuola, atletico e tenebroso, a sorpresa bisex. Sì, perché quando Steven lo becca nel gabinetto nascosto tra le fratte del parco e scopre che l’attrazione che prova per lui è parzialmente ricambiata le cose si complicano. Johnny è ‘confuso’ (che fa rima con: ‘son bisex: ti uso’), non si accetta come gay, ha la classica bella ragazza di copertura (e da copertina) ed è stimato dai bulli etero del college per i suoi successi sportivi e d’immagine. Una notte Steven se lo trova persino in casa, completamente ubriaco e disponibile, e Johnny gli dichiara il suo amore a patto che la loro relazione resti ‘nascosta’ all’interno della scuola. Il che, ovviamente, è un’utopia: una ragazza innamorata di Steven ‘sgama’ i loro giochi non propriamente sportivi anche perché uno degli articoli anonimi arrivati al giornale della scuola (e scritto proprio da Steven) racconta le difficoltà dell’essere gay e non avere un volto all’interno del college.

E il finale per nulla consolatorio fa pensare che forse è più difficile essere bisex e felici che gay dichiarati e in pace con se stessi.

Era da tempo che non si vedeva al cinema un film inglese gay non ‘ingessato’ negli abusati clichè del college/università torturante con personaggi gay torturati alla ‘Another Country‘ e alla ‘Maurice‘. Una commedia gradevole con un piglio ironico e dolceamaro come questa non è che un toccasana per la cinematografia gay inglese che – escludendo il compianto Jarman – vira sempre o verso il sociale (‘My beautiful laundrette‘, ‘Prick up – l’importanza di essere Joe‘) o verso l’accademismo formale un po’ oleografico alla Ivory/Greenaway.

E sicuramente, per fortuna, essere minorenni e gay non è più così problematico nel Regno Unito come ai tempi della Thatcher e della sua famigerata ‘Clause 28’ anti-gay che vietava qualsiasi forma di propaganda culturale dell’omosessualità.

Vite nascoste‘ è tratto da una commedia teatrale dal titolo ‘What’s wrong with anger?’ (Che c’è di sbagliato nella collera?) di Patrick Wilde. Quando si dice nomen omen. Altro che Bardo.

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