Sei giovane LGBT in difficoltà? A Roma ci sarà una casa di accoglienza

Ad annunciarla è il Presidente della Croce Rossa di Roma, Flavio Ronzi. L’intervista.

Si chiamerà “Refuge LGBT” la prima Casa di Accoglienza temporanea contro l’isolamento dei giovani LGBT in Italia. L’iniziativa parte dalla Croce Rossa di Roma che, in collaborazione con il Gay Center e il sostegno della Regione Lazio, intende realizzare la prima casa di ospitalità temporanea in Italia volta a rispondere alle esigenze di protezione delle persone LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transessuali) che subiscono violenze e discriminazioni. Il progetto sarà ospitato presso una casa famiglia nella città di Roma. La casa gestita da personale qualificato, fornirà assistenza gratuita agli ospiti, integrando i servizi propri con quelli offerti dal territorio, istituirà convenzioni per facilitare il reinserimento professionale e supporterà psicologicamente gli ospiti della struttura. Incuriositi da questo bellissimo progetto, abbiamo intervistato il Presidente della Croce Rossa di Roma, Flavio Ronzi, scoprendo peraltro – ma è davvero un dettaglio – che è pure apertamente gay.

Buongiorno, abbiamo letto la presentazione di questo “Refugé LGBT”, casa di accoglienza per adolescenti in difficoltà a causa del loro orientamento sessuale, che sarebbe la prima in Italia sulla scia di altri paesi occidentali. Come vi è venuta l’idea di dar vita a questo progetto?

Se un ragazzo o una ragazza bussano alla porta e chiedono aiuto, la Croce Rossa cerca di aiutarli. Siamo un approdo spesso naturale per chi si trova in difficoltà. E abbiamo deciso di esserlo anche per quei ragazzi e ragazze lgbt che vivono situazioni di grande disagio in famiglia. Abbiamo sentito l’urgenza di dare una risposta e creare un luogo che rispondesse con l’accoglienza lì dove, invece, rischia di vincere la violenza fisica o psicologica. Non è possibile che in Italia non ci sia una rete di strutture di accoglienza e reinserimento sociale per chi è vittima di omofobia e transfobia e abbiamo deciso di colmare questo vuoto, ispirandoci al modello dei Refuge francesi.

C’è un episodio in particolare che vi ha indotto a decidere in tal senso? Lo ricorda?

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Uno? Il primo non lo ricordo ma poi ho iniziato a contarli. Il secondo si chiamava Andrea ed è morto. Volete sapere di una violenza subita, di un suicidio o di un giovane costretto a prostituirsi o chiedere l’elemosina pur di scappare di casa? Basterebbe leggere la cronaca per sapere le storie di quelli che non ce l’hanno fatta. Siamo davvero certi, invece, di poter immaginare gli sforzi di quanti lottano per farcela, in ogni modo? Ricordate quando si è piccoli e si ha paura? Ci si rifugia dietro le gambe dei genitori. Quando si cresce un po’ e ci sentiamo soli e contro tutti ci rifugiamo ancora in famiglia, l’unico luogo dove si é amati per ciò che si è. Bene, immaginiamo che tutto questo non sia così, che chi dovrebbe darti amore incondizionato ti costringe a subire violenze o ti butta per strada per sanare una “colpa” insanabile.

Non è un mistero che ci siano giovani che finiscono per vivere per strada perché cacciati di casa a causa del loro orientamento sessuale. O altri che rischiano di essere preda di alcolismo o tossicodipendenze. Occorre dire no all’emarginazione sociale e sì ad una vita piena e dignitosa.

Che bisogni vi proponete di soddisfare con questa iniziativa?

Non vogliamo lasciare nessuno solo, che sarebbe già abbastanza in questa vita, ma l’obiettivo più ambizioso è restituire la vita a partire dal quotidiano e da un progetto che sappia guardare al futuro. Gli strumenti per farlo devono essere vari, dal supporto psicologico a quello legale, dall’orientamento scolastico a quello professionale e al recupero, dove possibile, dei rapporti con la famiglia.

Quanto tempo potrete ospitare i ragazzi e le ragazze? Darete loro strumenti anche per ripartire da zero, oltre a dare un primo supporto per così dire assistenziale?

Da 2 a 6 mesi, fino comunque a massimo un anno. Garantiamo un rifugio immediato, protezione, un pocket money per vivere, un letto e vestiti. Senza mangiare e sapere dove dormire è impossibile recuperare quella forza per studiare, per trovare un lavoro, per amare e, perché no, per denunciare.

Offrirete anche supporto legale, visto che a volte gli adolescenti in difficoltà vengono da situazioni di violenza, maltrattamenti o da comportamenti di genitori non in linea con i doveri che la legge loro impone?

Sì. Il supporto legale sarà uno dei servizi che metteremo in campo perché nessuno possa pensare che ci siano vittime di serie B.

Con quali mezzi finanziari la sosterrete? Avete intenzione anche di chiedere sostegno alla comunità LGBT italiana, come avviene da tempo anche all’estero dove persone LGBT più o meno abbienti sostengono anche con piccole donazioni queste iniziative?

Questo progetto parte dalla comunità Lgbt. Con Croce Rossa di Roma c’è il Gay Center che l’ha voluto e ce lo ha proposto e che ha esperienza nel lavoro sull’omofobia e la transfobia attraverso la Gay Help Line. Al momento con loro abbiamo vinto un bando della Regione Lazio per la start up e proprio Gay Center ha ricevuto un contributo dalla Chiesa Valdese. In estate siamo stati ospiti a Roma di una serata di beneficienza organizzata da Jonathan Doria Pamphilj insieme a Edge e Anlaids. Si sta muovendo qualcosa e l’obiettivo non può che essere quello di mobilitare il mondo gay su un progetto che non solo deve aiutare chi ha più bisogno ma che deve rappresentare un punto di partenza per creare qualcosa di più grande. Io ho deciso di essere parte questo progetto come Presidente della Croce Rossa di Roma ma anche come parte della comunità lgbt.

La sua omosessualità, elemento che non conoscevamo, ha inciso su questa scelta? Fosse solo per una sensibilità alla tematica?

A casa mia non è mai stato un tema più importante della partita della Roma e questo è per me motivo di vanto. In più nessuno mi ha mai detto che dovevo scegliere così ho sempre amato uomini e donne fantastici che mi hanno onorato del loro amore ma, in questo mondo che capisce solo se si schematizza e cataloga, ho pensato che era giusto metterci la faccia e giocare nella squadra dei gay, visto che molti politici, professori e manager, anche noti, hanno scelto che chi non può – o vuole – fingere e nascondersi deve continuare a giocare da solo e contro tutti.

Quando pensate di inaugurarla?

Speravamo a settembre scorso ma credo che ormai la troveremo come sorpresa sotto l’albero. Stiamo lavorando sulla raccolta dei fondi e rendere sostenibile la casa e i progetti ad essa legati. Gli amici di Gay.it, se vorranno, potranno fare passaparola e supportarci. Lasciatemi fare un appello: dateci il potere di ridare il potere di vivere, amare e essere felice a chi se lo é visto strappare con violenza.

Per sostenere REFUGE’ LGBT si può fare una donazione alla Croce Rossa di Roma con Paypal tramite questo link o con bonifico su IBAN: IT 70 S 05018 03200 000000214707. Ecco il bellissimo spot:

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