Giornata contro l’omofobia: al Senato c’è Amato ma niente associazioni

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Del World Pride disse che "purtroppo c'è la Costituzione". Le associazioni lgbt: "Perché?"

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Si terrà il 19 maggio prossimo, in occasione della Giornata Internazionale contro l’Omo-transfobia (IDAHOT), un convegno sui diritti delle persone lgbt organizzato al Senato dalla vicepresidente Valeria Fedeli. Al convegno, però, è stato invitato anche l’ex premier Giuliano Amato. “Perché?” si chiedono le associazioni lgbt. Come ricordano in una nota, Agedo, Certi Diritti, Arcigay, Arcilesbica, Mario Mieli, Gaynet, Equality e Famiglie Arcobaleno, nel 2000 fu proprio Amato, nel suo ruolo di presidente del consiglio, a dichiarare che non si poteva impedire il World Pride a Roma perché “purtroppo c’è la costituzione” . “Non contento – aggiungono le associazioni -, da ministro dell’Interno, il 18 ottobre 2007 con una circolare ordinò a tutti i prefetti e sindaci d’Italia di impedire la trascrizione dei matrimoni dello stesso sesso celebrati all’estero ‘perché in contrasto con l’ordine pubblico interno”. Esattamente quello che ha fatto di recente il suo successore, Angelino Alfano, sconfessato da diversi tribunali e perfino dal Tar del Lazio.

“Forse la senatrice Fedeli vuole cogliere l’occasione della Giornata contro l’omofobia per chiedere conto ad Amato di questi episodi sicuramente effetti di questa patologia politica e sociale – si chiedono ironicamente le associazioni -? Una scelta curiosa se si tiene conto del fatto che, contemporaneamente, a nessuna delle associazioni che da decenni combattono l’omofobia, la transfobia e il bullismo è stata data la possibilità di prendere la parola”. Perché, appunto, le associazioni lgbt italiane non sono state invitate tra i relatori, cioè a parlare di quello che le persone lgbt vivono sulla loro pelle ogni giorno. “Siamo state invitate a far da spettatori – spiegano – a un evento al quale magari si pretende si faccia da claque a una lista di oratori ma che, se escludiamo il rappresentante del Ministero degli Esteri, non pagano sulla loro pelle una piaga sociale che colpisce migliaia di cittadine e cittadini italiani”.

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