Slovenia: domenica il referendum sul matrimonio gay. L’intervista

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Gay.it intervista Sandi Paulina, studente italiano a Ljubljana e attivista LGBT

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Domenica in Slovenia sarà il giorno della verità: i cittadini della vicina Repubblica Slovena sono infatti chiamati alle urne per votare sì o no al mantenimento della legge che dal marzo 2015 estende il diritto al matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso, garantendo loro tutti i diritti, adozione compresa. Gay.it, in vista di questo importante appuntamento che avrà inevitabilmente ripercussioni anche nella discussione italiana sulle unioni civili (che proprio ieri sono state calendarizzate al 24 gennaio), ha intervistato Sandi Paulina che è uno studente italiano che abita a Ljubljana , la capitale slovena, responsabile esteri di Arcigay Arcobaleno Trieste ed è impegnato in prima persona nel comitato per il Sì al matrimonio gay, che si chiama Casjeza e che raccoglie 17 tra associazioni e movimenti favorevoli al mantenimento della legge.

Ascolta l’intera intervista qui:

Sandi ci racconta che la campagna si sta chiudendo in queste ore, anche perché dalla mezzanotte scatta il silenzio elettorale: “La campagna sta andando molto molto bene, ieri si sono concluse le elezioni anticipate con oltre 6500 partecipanti, domenica avremo il risultato“, ci dice. I cattointegralisti, ci racconta, stanno utilizzando l’ideologia del gender, spaventando le persone dicendo loro che con la nuova legge non ci sarà più la distinzione tra maschi e femmine, che “gli omosessuali ruberanno i figli ai propri genitori, che le nonne ed i nonni non potranno più adottare”: gli argomenti, insomma, non sono così dissimili a quelli che abbiamo già sentito in Italia e sentiremo ancor più nei prossimi mesi. Il fronte del sì, ci dice Sandi, ha puntato invece su una campagna “molto più rispettosa e responsabile”, puntando sul principio di eguaglianza.

Il referendum, spiega Sandi, passerà se il fronte del no avrà almeno il 20% dei votanti e quindi se almeno circa 334.000 sloveni voteranno “no” domenica. L’ottimismo suo e del fronte del sì sta tutto in questa cifra: siccome i sondaggi dicono che voterà circa il 35/40% dei cittadini sloveni, non è semplice per il fronte del no arrivare al quorum richiesto dalla nuova riforma costituzionale che ha cambiato, per l’appunto, anche le regole del referendum. Sandi spiega che la campagna sta procedendo bene ma c’è enorme differenza tra fasce d’età (i giovani infatti sono in larga parte favorevoli al mantenimento della legge, come si può vedere dagli ultimi sondaggi ). Nei piccoli centri, dice, i contrari sono la maggioranza, mentre nelle grandi città e sulla costa è probabile una larga affermazione del sì al matrimonio gay. Il fronte del sì ha utilizzato un argomento che fu vittorioso già nel referendum in Irlanda: convincere le persone LGBT e favorevoli al matrimonio a portare a votare i propri genitori, i propri nonni ed in generale i loro parenti.

La Chiesa non è mai entrata in campagna elettorale ma purtroppo è schierata, agguerritissima ed incita i propri fedeli a votare contro”, racconta Sandi, dicendo che le uniche incrinature in quel fronte vengono da singoli cattolici che sono spaventati “dalle posizioni estremiste e cattive” della Chiesa slovena. “Alcuni sono venuti da noi chiedendo se potevano esprimere il loro sostegno alla nostra causa”, ci racconta. I partiti politici sono invece in larga parte schierati sul sì, fosse solo che la maggioranza al governo del paese ha approvato la legge nello scorso marzo. I personaggi della cultura e dello spettacolo sloveno invece sono largamente schierati sul fronte del sì: “gli unici a non averlo fatto, dice Sandi, sono gli sportivi, che non si sono schierati né per il sì né per il no”.

“Il risultato è purtroppo completamente ancora incerto, il distacco nei sondaggi è dell’1-1,5%”, dice ai nostri microfoni Sandi: “L’unica speranza è proprio nel quorum di 340.000 votanti che non è semplice da ottenere per il fronte del sì”.

Sandi conclude un appello a noi italiani: “Pubblicate una foto sul vostro facebook e twitter con l’hastag #casjeza per sostenere il sì al referendum. Donazioni possono essere fatte sul conto Paypal trieste@arcigay“. La campagna è infatti realizzata da volontari tutti non pagati e completamente auto-finanziata. E gay.it aderisce volentieri all’appello del fronte del sì, rilanciandolo.

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