Serbia: ci si prepara al Belgrado Pride. Ma le coppie LGBT+ rischiano la vita

Sebbene i pride si svolgano senza scontri, le discriminazioni sono tante. A raccontarle, una coppia gay emigrata in Canada.

E’ previsto per il 15 settembre il prossimo Belgrado Pride, ormai divenuto un appuntamento fisso per la capitale della Serbia. Come ogni parata che si rispetti, sarà al termine di una settimana di eventi che prevedono dibattiti, mostre, film e tanti incontri volti a sensibilizzare la società nei confronti della comunità LGBT+, ancora oggi molto discriminata. L’obiettivo principale di questi incontri e della parata sarà quello di ottenere pari diritti, in particolare riguardanti il matrimonio egualitario, le unioni civili e la possibilità per le coppie omogenitoriali di adottare un bambino.

Il pride in Serbia non è stato autorizzato per diversi anni per evitare gli scontri che si sono registrati in passato da parte di ultra nazionalisti omofobi. Solo da alcuni anni, però, si organizza regolarmente, ma la Polizia è sempre presente per sedare eventuali scontri. Nel 2017, il Belgrado Pride ha visto una marcia pacifica, a cui hanno assistito centinaia di agenti in tenuta anti sommossa. Tra i manifestanti, il sindaco di Belgrado, diversi ministri del Governo nonché la premier Ana Brnabic, apertamente lesbica e convivente con una donna, con la quale ha anche un bambino.

Nonostante la premier lesbica e i pride, le discriminazioni continuano in Serbia

La presenza di una premier donna e lesbica e la possibilità di organizzare un pride senza temere scontri sembrano non aver cambiato l’opinione della gente, ancora molto chiusa dal punto di vista mentale.

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In Serbia, la maggior parte delle persone non vede di buon occhio l’omosessualità, in un paese dove la stessa premier ha avuto un figlio grazie all’inseminazione artificiale, pratica  cui si è sottoposta la compagna.

La storia di una coppia gay

A raccontare la condizione delle copie LGBTè è Boban Stojanovic, un ragazzo di 20 anni della Serbia. Vivere la sua omosessualità di nascosto non era un’opzione valida, anche se dentro di sé sapeva che non era la decisione giusta, vista l’opinione della famiglia e dei vicini di casa. Ma non aveva senso trascorrere la propria vita senza essere sé stesso. 

Tutto ciò che ho appreso su LGBTQ è stato negativo e so che può esserci un prezzo elevato per questa decisione. Ma è la tua lotta interiore. Che tipo di vita vuoi vivere?

Dopo averlo detto ai suoi genitori, è diventato invisibile. Tagliati i rapporti, se n’è dovuto andare di casa, ed è diventato un attivista LGBT+, assieme al suo compagno, Adam Puskar. Ma in contemporanea alla sua decisione di lottare per i diritti, sono iniziate anche le minacce di morte, sia per lui che per il compagno.

Sono stato attaccato molte volte per strada. Provocazioni verbali erano quotidiane,  solo per essere uscito in strada. Il mio appartamento è stato attaccato due volte. La prima volta erano stati dei neonazisti a Belgrado.

Anche Adam non riusciva più a vivere in quella situazione. Quando uscivano, stava due passi dietro a lui, per non mostrare di passeggiare insieme. Ma le minacce continuavano, fino a quando Boban e Adam hanno preso la decisione definitiva: andarsene dalla Serbia. Con le valigie e un plico contenenti le prove delle minacce, sono partiti per Calgary, in Canada, dove hanno richiesto asilo politico. E lì hanno potuto iniziare una nuova vita.