Belgrado Pride 2023, migliaia di persone in piazza sfidano l’omobitransfobico presidente Vučić

Il Presidente della Repubblica ha già annunciato che fin quando sarà al potere non approverà mai una legge che consenta il matrimonio egualitario o le unioni civili.

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Migliaia di attivisti LBGTQ+ si sono ritrovati in strada a Belgrado per il Serbia Pride, sfidando l’odio dei gruppi religiosi e l’omobitransfobico presidente del Paese. Una massiccia quantità di agenti di polizia in tenuta antisommossa ha bloccato e controllato il centro di Belgrado, perché decine di manifestanti anti-LGBTQIA+ hanno contestato il Pride, esponendo icone religiose e cartelli su cui si poteva leggere “non vogliamo il Pride a Belgrado”.

Lo scorso anno, come dimenticarlo, il presidente serbo Aleksandar Vučić provò in tutti i modi a vietare l’EuroPride di Belgrado, negandone l’autorizzazione a poche settimane dal via. Le furenti reazioni internazionali costrinsero di fatto Vučić ad allentare il suo divieto, con gli organizzatori che scesero in strada sotto il diluvio, replicando a testa alta alle minacce presidenziali. Ana Brnabic, prima donna di sempre nonché primo primo ministro apertamente gay della Serbia da quando è stata eletta il 29 giugno del 2017, si è raramente espressa a favore dei diritti LGBTQ+ del paese, suscitando indignazione all’interno della sua stessa comunità.

Il pride di sabato scorso è stato l’undicesimo Pride consecutivo in Serbia. Vučić, Presidente della Repubblica dal maggio 2017, ha già annunciato che fin quando sarà al potere non approverà mai una legge che consenta il matrimonio egualitario o le unioni civili. La nuova Costituzione serba, adottata nel novembre 2006, definisce esplicitamente il matrimonio come “tra un uomo e una donna” (articolo 62). L’attività sessuale maschile e femminile con persone dello stesso sesso è legale in Serbia dal 1994. Una ricerca del 2012 a carico del Commissario per la protezione dell’uguaglianza ha mostrato che il 48% dei serbi crede che l’omosessualità sia una malattia.

La Serbia ha presentato richiesta di adesione all’Unione europea, ma difficilmente questa potrà mai avere seguito dinanzi alle enormi mancanze sui diritti umani e alla sua vicinanza alle politiche antioccidentali della Russia.

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