SIMPLY LOVE: Intervista a Chiara ed Arianna, una coppia di Pisa

Viaggio alla scoperta della straordinaria normalità delle coppie gay italiane

Ancora in giro per l’Italia con la rubrica “Simply Love”, stavolta siamo andati a trovare una bellissima famiglia della provincia di Pisa, quella di Arianna di 35 anni informatrice farmaceutica che vive assieme a Chiara 37 anni pediatra e Livia, un piccolo esserino di soli 6 mesi che partecipa a suo modo all’intervista, un po’ in braccio all’una e un po’ all’altra.

Ciao ragazze, ci raccontate come vi siete conosciute?

C: Allora, ci siamo conosciute ad una cena di amici in comune, dove erano tutti etero. C’è stata da subito una bella sintonia tra noi ma c’è voluto qualche mese prima di dichiararci l’una all’altra, anche perché Arianna non aveva mai avuto una storia con una donna prima!

A: E’ nata come un’amicizia ma in realtà è stato quasi un colpo di fulmine..

C: Si, e per fortuna che ad un certo punto si è lanciata lei!

Cosa provate nell’ascoltare questo acceso dibattito sulle Unioni Civili?

C: Quando ascoltiamo questi dibattiti in televisione, dove emerge l’intolleranza nei nostri confronti e una totale negazione nei confronti dei nostri figli come se non esistessero, Aproviamo tanta rabbia! Ci viene voglia di scendere in piazza a manifestare, come abbiamo fatto Sabato. Per i nostri diritti ma soprattutto per quelli di Livia. Sinceramente sentir giudicare il proprio nucleo d’amore da personaggi e politici che, magari, hanno amanti o numerosi divorzi alle spalle non è bello. Comunque questo conta poco, l’importante sarebbe accettare il fatto che ci sono diversi tipi di famiglia e non ce n’è una più famiglia di un’altra.

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Ci raccontate un po’ la vostra unione? Da quanto state insieme?

C: Conviviamo da 3 anni, praticamente dall’inizio della nostra storia. Poi, ad un certo punto, come fanno molte coppie omosessuali, abbiamo condiviso un progetto di genitorialitàgenitorialitàbbiamo deciso di dare vita a un figlio facendo ricorso alla procreazione assistita, come fanno anche molte coppie eterosessuali che hanno difficoltà a procreare, e per farlo siamo andate in Spagna.

Che tipo di difficoltà state riscontrando nell’essere una coppia di donne che cresce una bambina?

C: Beh, per prima cosa, come dicevamo, siamo dovute andare all’estero per poter procreare perché in Italia è vietato per le coppie dello stesso sesso accedere alla procreazione assistita. Poi troviamo difficoltà a volte burocratiche, negli uffici comunali ad esempio, dobbiamo dare spiegazioni. Fin ad oggi siamo state fortunate perché abbiamo spesso trovato persone aperte, che cercano di aiutarci. Ad esempio, all’asilo ha prevalso il buon senso o come alle Poste, dove l’impiegata si è scusata del fatto che i moduli fossero concepiti in maniera cosi arretrata. Le difficoltà quotidiane sono queste per adesso. Una, ad esempio: Arianna non ha potuto portare Livia a fare il vaccino perché per lo Stato lei non è nulla.

A: La sensazione è che siamo pronti, la società è pronta. Il problema è che questa cosa non è riconosciuta.

Voi avete una figlia e tra qualche anno comincerà a comprendere qualcosa del dibattito sulle coppie omosessuali. Come pensate di spiegargli che ci sono persone che non vi considerano famiglia?

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C: Noi abbiamo scelto di dirle in tutto la verità, raccontarle niente di più e niente di meno quello che abbiamo fatto e delle peculiarità della nostra famiglia, né migliore né peggiore delle altre. Speriamo che nel tempo, in cui crescerà, che queste problematiche saranno almeno un po’ più superate.

A: Noi vorremmo darle degli strumenti per affrontare le difficoltà che tutte le persone si trovano ad affrontare nella vita. Il problema non è che esistiamo, ma che c’è ancora chi sostiene queste idee discriminanti e andrebbe piano piano cambiata la società per includere tutti. Noi crediamo che per loro (i figli ndr) l’importante sia essere amati, loro lo sanno da sempre di avere due papà e due mamme e come vediamo agli incontri delle Famiglie Arcobaleno non è assolutamente questo il problema.

E secondo voi ci sono differenze tra la capacità di essere genitori per una coppia di donne o una coppia di uomini?

C: Io credo che l’istinto materno, se cosi si può chiamare, non sia prerogativa di una donna. Conoscendo alcune coppie di uomini con figli abbiamo notato subito come le loro premure fossero le stesse nostre. Quando ci domandano quali sono le caratteristiche di una madre e quelle di un padre non riesco a trovarle: i ruoli si scambiano in continuazione e non da oggi, nel mio caso ho imparato a cucinare la pappa al pomodoro da mio padre e a guidare l’auto da mia madre. Poi alcune persone si scandalizzano anche quando vedono un papà (eterosessuale) che spinge un passeggino al posto della madre oppure, se senza lavoro, sta a casa e si occupa di pulizie, bambini o cucina!

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Se poteste lanciare un messaggio alle famiglie che parteciperanno al Family Day, cosa vorreste dirgli?

C: Mhh… Io credo che chi parteciperà al Family Day sia una persona a cui difficilmente si riuscirà a far cambiare idea, sono estremisti. Le persone che conosco che hanno quel tipo di certezze sulla famiglia tradizionale e sul disegno voluto da Dio normalmente non sono disponibili al confronto. Da parte nostra vorremmo che queste persone fossero più aperte alla conoscenza delle nostre famiglie e vorremmo che ci accettassero, visto che siamo anche noi pieni di valori e d’amore, alcuni anche di valori cristiani! E vorrei dire loro di non preoccuparsi della crescita dei nostri figli, perché (e tutte le ricerche in questo senso lo dimostrano) lo dimostra anche l’evidenza: in tutta Europa e in mezzo mondo le coppie omosessuali possono sposarsi e spesso anche adottare bambini, eppure a loro non è successo nulla di strano, nessuna calamità! Non sono diventati tutti omosessuali! Se temono queste cose che stiano tranquilli: non succederanno. E magari potrebbero scendere in piazza assieme a noi per i veri problemi di tutte le famiglie.

A: E che la famiglia non è solo loro, non è una prerogativa eterosessuale cattolica.