Sposi in Spagna, estranei in Italia: coppia gay dal giudice

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Un professionista italiano ha sposato a Palma di Maiorca un ragazzo uruguaiano, ma in Italia il loro matrimonio non è valido e la questura nega al sudamericano il...

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Questa è l’ennesima storia di una coppia costretta ad affrontare il vuoto legislativo italiano in merito. Ed è ancora una volta, unc aso su cui dovrà esprimersi un giudice.

Loro, un libero professionista di Reggio Emilia e un giovane uruguaiano, si sono conosciuti e innamorati in Spagna, dove l’italiano si trovava per lavoro. La relazione ha poi portato al matrimonio, celebrato a Palma di Maiorca. Adesso, però, i due vorrebbero vivere in Italia ed è per questo che hanno chiesto alla Questura un permesso di soggiorno per l’uruguaiano come familiare di cittadino comunitario. A riportare la notizia è la Gazzetta di reggio secondo cui la richiesta della coppia si basa sul decreto legislativo n°30 del 2007 che attua una specifica norma comunitaria e che prevede "il diritto dei cittadini dell’Unione europea e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente sul territorio degli Stati membri".

Il questore di reggio, però, ha respinto la richiesta del giovane urugaiano perché le nozze gay non sono riconosciute in Italia.

Al diniego del questore, però, i due, assistiti dagli avvocati Mario Di Frenna e Giulia Perin, hanno risposto con un ricorso la cui prima udienza si è svolta ieri. In aula, i legali della coppia, hanno sollevato una eccezione di costituzionalità del decreto legislativo nel 2007 a cui i due avevano fatto riferimento perché la norma non prevede le coppie gay tra le unioni tutelate e questo, secondo gli avvocati, viola l’articolo 2 della Costituzione che sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini.

Adesso la parola spetta al giudice che ha un mese di tempo per pronunciarsi.

"A seguito del diniego (del rilascio del permesso di soggiorno, ndr), l’Associazione Radicale Certi Diritti ha promosso un ricorso con gli avvocati della coppia affinché venga riconosciuto questo diritto – si legge in una nota dell’associazione -, peraltro garantito dalla Corte Costituzionale che indica una precisa strada in materia di tutela delle coppie formate da persone dello stesso sesso. In ambito Ue è evidente che l’aver negato questo diritto viola il Trattato di Nizza sulla libera circolazione e il Trattato di Lisbona sulla lotta alle discriminazioni.

Nel ricorso si fa riferimento, tra l’altro, alla Sentenza della Corte Costituzionale 138/10 che afferma che all’unione omosessuale, "intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso", spetta "il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia". 

"Certi Diritti – continua la nota – si augura che la sentenza, imminente, sia favorevole alla richiesta della coppia. L’intervento dei Giudici dovrà essere coerente con quanto affermato innumerevoli volte dalla Corte Costituzionale e dalla Cassazione proprio per la mancanza di ogni tutela normativa per le coppie e famiglie non sposate".

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