Unioni civili, è ufficiale: finamente arrivano i decreti definitivi

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Domani in Cdm: regolamentati molti aspetti, tra cui quello del nulla osta all'unione civile per stranieri.

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Le unioni civili escono dalla transitorietà dei decreti attuativi provvisori ed entrano a pieno titolo nell’ordinamento italiano.

Domani infatti approderanno sul tavolo del Consiglio dei Ministri i tre decreti legislativi definitivi che regolamenteranno in modo capillare le unioni civili, in vigore dal 5 giugno 2016.

I testi hanno ricevuto i pareri favorevoli delle commissioni di Camera e Senato e ne contengono le osservazioni: im particolare, adeguano le norme di diritto internazionale privato e di diritto penale, oltre che l’ordinamento dello stato civile. Sullo stato civile andrà disciplinato l’ormai famoso gap sulla scelta del cognome: le schede anagrafiche dei gli uniti “devono essere intestate al cognome posseduto prima dell’unione civile“. Se quindi con i decreti provvisori alcune di essere erano state aggiornate erroneamente col cognome del partner, questo va cancellato entro 30 giorni.

Novità anche sullo scioglimento: se la dichiarazione non è congiunta, per renderla effettiva bisogna comunicarla alla parte non presente tramite raccomandata. Anche la rettifica dell’attribuzione del sesso è stata modificata: per evitare per evitare sfasature tra lo scioglimento del matrimonio conseguente alla decisione e l’eventuale richiesta di instaurazione dell’unione civile, la dichiarazione potrà avvenire in udienza nell’ambito dello stesso procedimento.

Sul diritto penale si confermano le posizioni già adottate: “agli effetti della legge penale il termine matrimonio si intende riferito anche alla costituzione di un’unione civile tra persone dello stesso sesso“. Costituisce quindi per i reati circostanza aggravante la qualità di “unito civilmente”, come per i coniugi. Eliminato anche il requisito della “coabitazione”, che avrebbe limitato la causa di non punibilità per reati contro il patrimonio.

Sul diritto internazionale invece, arriva finalmente il chiarimento che tutti aspettavano: in caso di nulla osta all’unione civile negato al cittadino straniero, il documento può essere sostituito da un atto che attesti “la libertà di stato“. I cittadini residenti in stati che non riconoscono le unioni tra persone dello stesso sesso quindi non avranno più problemi e potranno unirsi civilmente col proprio partner italiano.

fonte: Il Sole 24 Ore

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