In & Out, il crepuscolo degli idoli gay al festival costazzurrino

Dal 19 al 30 aprile tra Nizza, Beaulieu-sur-Mer et Cannes. Ospiti Vecchiali e Martineau.

Il concetto di icona gay ha forse perso significato? Nell’era di massima intercambiabilità mediatica, di celebrità istantanea usa e getta, l’idea stessa di mito lgbt è da riconsiderare? È interessante la riflessione che pone l’ottava edizione di In&Out, cinefestival costazzurrino presentato l’altro ieri a Nizza nel simpatico Rosalina Bar: undici giorni, da martedì 19 a sabato 30 Aprile, fra Nizza, Beaulieu-sur-Mer e Cannes col meglio della nuova produzione internazionale e uno spunto critico dettato dal sottotitolo ‘Il crepuscolo degli idoli’.

“In periodo di crisi i modelli lgbt si sono un po’ addormentati – ci spiega il direttore artistico Benoît Arnulf -. Non vorremmo però farne degli idoli, delle immagini sacre: abbiamo bisogni di modelli. Per questo abbiamo un omaggio a Chantal Akerman (suicidatasi il 5 ottobre dell’anno scorso, n.d.r.) e a Pasolini col suo film d’esordio Accattone. Sarà un festival molto denso con una nuova location a Nizza, il Théâtre Francis Gag nella città vecchia. Siamo molto contenti di avere Beaulieu sur Mer per due giorni. Nei tre giorni a Cannes (dal 28 al 30 aprile, n.d.r.) ci sarà Paul Vecchiali che presenterà l’ultimo suo lavoro C’est l’amour mentre a Nizza si vedranno due sue pepite, Bareback e +si @ff.

“Dall’anno scorso il festival è competitivo – continua Arnulf – e ci saranno proiezioni in luoghi anche non cinematografici come questo bistrot, il Rosalina, che ospiterà il programma di corti Short en Queer #1. Con l’altro festival gay di Nizza (il ZeFestival in autunno, n.d.r.) c’è un’intesa perfetta, siamo complementari. Il pubblico nizzardo merita entrambe le manifestazioni. In totale avremo una sessantina di film. Abbiamo scelto per l’apertura il kenyota Stories of Our Lives di Jim Chuchu per la qualità artistica incredibile, è recitato magnificamente bene. Sono cinque storie ambientate in un Paese molto poco aperto sulla questione lgbt. È importante dare visibilità a un film così, organizzeremo inoltre proiezioni per le scuole. Anche il film di chiusura, Mekong Stories di Phan Dang Di parla di giovinezza in un Paese, il Vietnam, in cui vivere l’omosessualità è ancora molto problematico.

Tra i titoli da non perdere, vi segnaliamo il vincitore del premio del pubblico ai Teddy Award 2016 Théo et Hugo dans le même bateau di Olivier Ducastel et Jacques Martineau (quest’ultimo sarà presente a Nizza insieme all’attore Geoffrey Couët), il messicano Velociraptor di Chucho E. Quintero – una sorta di Melancholia queer con due amici in attesa della fine del mondo – e il cambogiano De l’ombre il y a di Nathan Nicholovitch, selezionato l’anno scorso all’Acid di Cannes, su un travestito francese di 45 anni che si prostituisce nei bassifondi di Phnom Penh dove incontra una ragazzina a cui si affeziona.

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Tra i doc spicca il curioso La Sociologue et l’Ourson sul ritratto della sociologa Irène Théry, che si battè tra il 2012 e il 2013 per il matrimonio egualitario, realizzato insieme al figlio cineasta Étienne Chaillou e con spassosi orsoni di peluche come protagonisti.

La giuria è composta dal programmatore del festival di Guadalajara Pavel Cortes, dal documentarista Stéphane Gérard, dalla storica lgbt Karine Lambert e dall’attivista Erwann Le Hô.