Da Girl a Sauvage, ecco la cinetop ten del 2018

La consueta classifica dei dieci migliori lungometraggi dell’anno, dal folgorante Girl al lirico Sauvage. Nessun italiano.

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4 min. di lettura

1)     Girl di Lukas Dhont

Colpo di fulmine a Cannes 2018, dove vinse ben quattro premi, e rivelazione assoluta per il protagonista Viktor Polster, pura luce nel ruolo di una ballerina trans che vorrebbe accelerare il percorso ormonale per rendere di più alle sbarre. Quando il gender diventa pura umanità. Folgorante.

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2)     Disobedience di Sebastian Lelio

Il film lesbico più bello dell’anno è un dramma ruvido e bruciante ambientato nella comunità ortodossa ebraica londinese contemporanea dove l’anticonformista Ronit torna per la morte del padre. Rachel Weisz e Rachel McAdams in rara sintonia, solida la regia del premio Oscar Sebastian Lelio.

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3)     Colette di Wash Westmoreland

È probabilmente il biopic migliore del 2018: incentrato sul controverso rapporto tra Colette e il marito-usurpatore Willy, rende giustizia all’anticonformismo e alla coerenza di una grande scrittrice messa in ombra per troppo tempo dall’oppressione maschile. Produzione sontuosa e una Keira Knightley da Oscar.

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4)     Bohemian Rhapsody di Bryan Singer

C’è più energia in questo film che nella maggioranza delle altre uscite dell’anno. Chi avrebbe detto che il minuto e bambinesco Rami Malek con dentoni finti si sarebbe incarnato con convinzione così ferrea nel leggendario Freddie Mercury? Regia adrenalinica e sofisticata che si esprime al meglio nel concertone da antologia del Live Aid.

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5) The Happy Prince di Rupert Everett

È stato un po’ il film-fantasma del 2018: dopo un’anteprima torinese al Lovers Film Festival, nonostante fosse molto atteso, il biopic tanto desiderato da Rupert Everett è praticamente sparito nel nulla. Eppure Rupert è davvero grande nel ruolo di Oscar Wilde, sublime poeta e drammaturgo che ha rappresentato spesso a teatro. Da recuperare.

Da Girl a Sauvage, ecco la cinetop ten del 2018 - Thelma cinetopten - Gay.it

6)     Thelma di Joachim Trier

Il film-sorpresa dell’anno arriva dalla Norvegia e ha lo stile insolito di thriller psicologico che vira verso il genere fantastico con tanto di uccelli dal comportamento sovrannaturale. La storia mescola lesbismo, ossessioni religiose e paranormale con inconsueta efficacia. Straordinarie le protagoniste Eili Harboe e Okay Kaya.

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7) La diseducazione di Cameron Post di Desiree Akhavan

Un altro tema ricorrente dei film lgtb dell’anno è quello delle terapie di riconversione, qui trattate al meglio, senza enfasi. Cameron è una ragazza lesbica costretta a frequentare proprio un campus religioso in campagna, God’s Promise, che la ‘riconverta’ all’eterosessualità. Ottima Chloë Grace Moretz, mai sopra le righe, e regia sorvegliata di Desiree Akhavan. Non manca un’ironia di fondo che alleggerisce il racconto. Da vedere in attesa dell’omologo maschile Boy Erased.

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8)     Papi Chulo di John Butler

È una delle commedia più intelligenti dell’anno, e restituisce a Matt Bomer non solo la patente di bellissimo, già lo sappiamo, ma anche di valente attore. L’improbabile amicizia tra un presentatore gay di previsioni tv meteo lasciato dal fidanzato e un messicano etero ultracinquantenne è un autentico manuale di sopravvivenza alla solitudine. Spassoso e sagace.

Da Girl a Sauvage, ecco la cinetop ten del 2018 - Un couteau dans le coeur cinetop ten - Gay.it

9)     Un couteau dans le coeur di Yann Gonzalez

Tuffo vintage nella pornografia anni 70 per uno strano thriller che è arrivato in concorso a Cannes e vede come protagonista Anne, una magnifica Vanessa Paradis produttrice di hard gay lasciata dalla fidanzata. Chi è l’assassino che uccide con un coltello-fallo e sta decimando chi lavora ai film di Anne? Operazione filologica tra il sado-maso e il trash, ha un suo drappello di fan e potrebbe trovare un pubblico specifico in Italia.

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10) Sauvage di Camille Vidal-Naquet

Assolo virtuoso di Félix Maritaud nei (pochi) panni di Léo, un prostituto randagio sui marciapiedi di Strasburgo, cerbiatto smarrito che si innamora perdutamente – e tragicamente – di un altro prostituto. Regia nello stile dei fratelli Dardenne che ricorda anche certi lirismi del primo Gus Van Sant e una prova maiuscola d’attore il cui nome risentiremo presto.

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