Cannes 2024, Lukas Dhont presidente di giuria Queer Palm: “Non sarei quello che sono senza l’arte queer”

"Il cinema queer trascende, sovverte, interroga e stupisce. È un atto di liberazione. Una ricerca di autenticità. Un esercizio di sincerità. Un viaggio alla ricerca del vocabolario".

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Cannes 2024, Lukas Dhont presidente di giuria della Queer Palm
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Sarà Lukas Dhont, straordinario talento del cinema internazionale, 32enne belga già Caméra d’or come miglior opera prima al 72º Festival di Cannes con Girl e nel 2022 Grand Prix Speciale della Giuria con Close, a presiedere la giuria della Queer Palm al 77esimo Festival cinematografico di Cannes, che si svolgerà dal 14 al 25 maggio 2024 con Greta Gerwig  presidente di giuria del concorso ufficiale.

“Mi sento incredibilmente onorato di essere il presidente della prossima giuria della Queer Palm. Il cinema queer trascende, sovverte, interroga e stupisce. È un atto di liberazione. Una ricerca di autenticità. Un esercizio di sincerità. Un viaggio alla ricerca del vocabolario. L’arte queer riguarda la creazione dello spazio che consente a tutti di scoprire se stessi. Non sarei quello che sono oggi senza l’arte queer e non vedo l’ora di vedere il cinema di quest’anno”, ha commentato Dhont, che nel 2018 vinse la Queer Palm proprio con Girl, per aver “affrontato un argomento specifico con un personaggio la cui ricerca di identità è davvero potente. Una grandiosa performance che è in grado di parlare a ognuno di noi affrontando il più grande mistero dell’universo: chi siamo e chi vogliamo essere? E’ nato un fantastico filmmaker“.

6 anni dopo possiamo confermarlo e certificarlo, vista anche l’opera seconda, Close, capolavoro del 2022 candidato ai Golden Globe, Satellite Award, Critics’ Choice Awards e BIFA Awards nelle rispettive categorie al miglior film straniero.

Il tema dell’accettazione di sè puntualmente segnata dal bullismo adolescenziale già abbracciata in Girl con la sua giovane protagonista transgender Lukas, che è omosessuale dichiarato come suo fratello minore, Michiel, produttore, l’ha ripreso in mano con Close, dove è tornato prepotentemente in scena grazie all’amicizia fraterna tra Leo e Remi, tredicenni da sempre inseparabili, tra carezze d’amore, incomprensioni, paura del giudizio altrui e schiaffi di odio.

La Queer Palm nasce nel 2010 da un’idea del giornalista Franck Finance-Madureira, che ne cura ogni anno l’organizzazione, con l’obiettivo di premiare il miglior film a tematica LGBT presentato nel corso del Festival di Cannes.

Nel 2010 fu Kaboom di Gregg Araki il primo titolo a trionfare. Seguirono Beauty di Oliver Hermanus, Laurence Anyways e il desiderio di una donna di Xavier Dolan, Lo sconosciuto del lago di Alain Guiraudie, Pride di Matthew Warchus, Carol di Todd Haynes, Les vies de Thérèse di Sébastien Lifshitz, 120 battiti al minuto di Robin Campillo, il già nominato Girl, Ritratto della giovane in fiamme di Céline Sciamma, Parigi, tutto in una notte di Catherine Corsini, Joyland di Saim Sadiq e Kaibutsu di Hirokazu Kore’eda. Ad oggi mai nessun film italiano ha vinto la Queer Palm, ma il 2024 potrebbe essere l’anno giusto.

Rumor hollywoodiani danno infatti Luca Guadagnino di nuovo in concorso sulla Croisette con l’attesissimo Queer, adattamento del celebre romanzo di William S. Burroughs con Daniel Craig protagonista. Sarà proprio Lukas Dhont a premiare il regista di Chiamami col tuo nome?

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