GIOVANISSIME LETTURE GAY

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Quattro libri su omosessualità e gioventù: un ragazzo scopre gli amori del fratello morto, un poliziotto s'innamora del protetto, la pedofilia della chiesa in USA e il sesso...

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Håkan Lindquist
Mio fratello e suo fratello
edizioni del Cardo
208 pagine, 15,80 euro

Jonas è il secondo figlio di una normalissima famiglia della provincia svedese ma il suo fratello più grande, Paul, è morto, all’età di 15 anni, 17 mesi prima della sua nascita. Jonas lo conosce solo attraverso la fotografia appoggiata sopra il televisore, ma questo non gli impedisce di coltivare con lui un rapporto intenso, quasi intimo. Così, quando Jonas raggiunge l’età in cui è morto Paul, la relazione tra i due fratelli comincia a chiedere di più. Ci sono tante cose da capire: chi era Paul, chi erano i suoi amici, cosa lo rendeva felice o triste? Per trovare qualche risposta Jonas deve affrontare la reticenza dei suoi genitori, il dolore che ricordare provoca in essi e in Daniel, l’amico di famiglia gay che aveva stretto con Paul una amicizia particolarmente intensa. Ma Jonas non si scoraggia; forte dei pochi indizi che madre, padre e amico gli forniscono, comincia a ricostruire il ritratto del fratello scomparso. “Mio fratello e suo fratello” è una sorta di particolarissimo giallo, in cui ad ogni mistero svelato se ne aggiunge sempre uno nuovo e in cui la soluzione finale non porta a risolvere tutti gli enigmi ma aiuta a vivere più serenamente una realtà dura da accettare: si parla di morte, ma anche di amore omosessuale, di attrazione fisica e di passioni giovanili. Anche grazie alla scorrevole traduzione dallo svedese di Simona Colombo, in controluce all’intreccio si avverte il carattere nordico, in cui anche gli eventi e i sentimenti più travolgenti vengono vissuti con sobrietà e distacco. Il tutto reso con un linguaggio semplice, adatto alla giovane età del protagonista, ma avvincente e chiaro. Un bel libro che sa parlare della scoperta della diversità in maniera nuova e intima.
Daniele Bortoletti
Porto delle scimmie
Halley editrice
168 pagine, 11,00 euro

La vita di caserma racchiude in sé un doloroso percorso di iniziazione: l’età è quella che dall’adolescenza traghetta l’uomo nel mondo che lo vuole prigioniero, il sistema nella sua rigidità e violenza costringe a combattere tra bisogno di appartenenza e desiderio di individualità. Se poi a questo si aggiunge il sesso omosessuale ambientato tra camerate e cessi in comune, l’esperienza iniziatica coinvolge anche la sensualità animale giovanile. Questi sono gli ingredienti di “Porto delle scimmie”, primo romanzo del 26enne romano Daniele Bortoletti che si descrive “militare, pornografo e psicologo”. Al centro della storia ci sono quattro ragazzi: il primo, uno spacciatore di marijuana che si diverte a elargire consigli per gli aspiranti pusher, è il narratore della vicenda e non ne prende quindi parte se non in maniera indiretta. Alessandro, Stefano e Giovanni sono invece, per vari motivi, dentro lo stesso collegio militare a Napoli. Il primo, sedicente psicologo, ha la scusa di eseguire una ricerca sulle metodologie dell’insegnamento militare, il secondo è un allievo “anziano” che già da due anni vive con disagio la sua appartenenza a questo sistema, mentre Giovanni è un “cappellone” ossia una recluta appena arrivata in collegio per volere della famiglia. Tra lui e Stefano nascerà un rapporto che forse non è solo di sesso mentre Alessandro metterà in campo tutta la sua sapiente malvagità per rovinare ogni forma di serenità in chiunque si trovi a vivergli accanto. A parte la linea essenziale della storia, “Porto delle scimmie” si caratterizza per la scrittura assai poco narrativa ma piuttosto poetica o iniziatica: l’utile postfazione di Francesco Trento ci chiarisce perché il romanzo è infarcito di citazioni assai dotte e reso ostico da una costruzione faticosa, spiegando che l’autore passa mesi e mesi a studiare la materia sulla quale intende scrivere. Ma il risultato è che alcune pagine risultano completamente incomprensibili, slegate dalla narrazione, impossibili da collegare ai vari personaggi. Insomma sicuramente un sostanzioso sforzo culturale che però naufraga nel tentativo di comunicare con il lettore che, al contrario, viene tenuto sempre lontano dalla storia.
Continua in seconda pagina^d
Jason Berry e Gerald Renner
I legionari di Cristo. Gli abusi di potere nel papato di Giovanni Paolo II
editrice Fazi
380 pagine, 19,50 euro

Padre Marcial Maciel Degollado, fondatore dell’ordine religioso dei Legionari di Cristo, è stato per anni al centro di denunce di abusi sessuali nei confronti di adolescenti. È solo uno dei casi più eclatanti dello scandalo che ha coinvolto la chiesa statunitense e che ha visto moltissime diocesi costrette a sborsare enormi quantità di denaro per mettere a tacere il desiderio di giustizia delle vittime. Un desiderio sacrosanto – è il caso di dire – ma che si è scontrato sempre con l’incapacità delle gerarchie di considerare questo un vero problema: lo hanno sempre trattato come qualche episodio isolato, che non poteva compromettere la affidabilità di un sistema, quello della Chiesa Cattolica, che da secoli ha influenzato in maniera indiscutibile la vita sociale del Paese. Anche nel caso di padre Maciel, il finale è arrivato il 19 maggio del 2006, quando Benedetto XVI, che in qualità di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede aveva gestito il caso sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, ha deciso di non sottoporre a processo canonico il sacerdote messicano a motivo della sua età avanzata, 86 anni, e della sua salute cagionevole. Gli è stato così chiesto di ritirarsi a “una vita riservata di preghiera e di penitenza, rinunciando ad ogni ministero pubblico”. Ma quello dei Legionari di Cristo non è affatto l’unico caso affrontato nel libro-inchiesta di Jason Berry e Gerald Renner, agguerriti cronisti cattolici statunitensi che hanno seguito lo scandalo per anni: la prima parte del volume, infatti, segue le vicende di Thomas Doyle, un sacerdote che lavora per anni presso la Nunziatura Apostolica negli USA (l’ambasciata vaticana) dove ha modo di entrare in contatto sia con le denunce che vengono da più parti sia con l’atteggiamento poco combattivo delle gerarchie. Il libro è un documento preziosissimo per farsi un’idea di che bomba sia quella degli abusi sessuali all’interno della Chiesa e che mette in luce quanto sia importante combattere questi abusi fino in fondo.
Lucia Piera De Paola
You are my destiny
edizioni Serarcangeli
128 pagine 11,00 euro

Leggero, godibile e intrigante romanzo da leggere in poche ore, “You are my destiny” rivela le esperienze televisive dell’autrice nella abile sovrapposizione di una trama poliziesca con una delle più classiche storie d’amore, quella tra guardia del corpo e protetto. Al posto di Withney Houston troviamo qui Jean, bellissimo nipote di uno stilista raffinato anche se non di grande fama, che di tanto in tanto si diverte a sfilare per lo zio. A proteggerlo è chiamato un poliziotto della “Inter Force Group”, associazione che gestisce indagini pubbliche e private usando, sul filo della legalità, uomini e mezzi dei corpi ufficiali: si chiama Edoardo Maria Tarantino, detto “Toro” per il suo metro e 95 di altezza e cento chili di peso. “Cento chili di frocio” come dice lui stesso in apertura di romanzo. Al termine di un defilé, l’amico che sfilava con Jean viene trovato ucciso nel camerino e il giovane resta sotto la protezione di “Toro” che non può rimanere impassibile davanti alla sua bellezza. Di pari passo con la passione tra i due, che presto diventa impossibile da contenere e quindi chiara a tutti, si dipanano le indagini, tra alte gerarchie ecclesiastiche (un altro zio di Jean è Cardinale) e giri di prostituzione esclusivi. Appassionante come un “Commissario Montalbano” ma arricchito da una audace sensualità gay, questo primo romanzo di Lucia Piera De Paola è una lettura perfetta sotto l’ombrellone o in viaggio; scritto con leggerezza, riesce a non fare intuire il colpo di scena finale, cosa fondamentale per un giallo.
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