Rainbow Cards Project: una cartolina per i gay non accettati dalle famiglie

Un augurio speciale, per far sapere a tutti che non si è mai soli.

Il progetto è partito da un’idea di El, una ragazza di 20 anni del Devon, nel Regno UnitoRainbow Cards Project vuole aiutare tutte quelle persone appartenenti alla comunità LGBT+ che non sono state accettate dalla famiglia. E che dovranno passare questo Natale da sole o con gli amici, perché per i familiari è come se non esistessero. Così ci pensa El, scrivendo loro una cartolina di auguri, che poi invierà.

Anche El, qualche anno fa, ha deciso di fare coming out con i suoi genitori. Ma se suo padre e sua madre l’hanno presa bene, El sa che non è per tutti così. Per questo motivo, ha pensato di fare qualcosa, e ha condiviso la propria idea su Twitter.

Rainbow Cards Project: “Ricordate che non siete soli”

Ci sono persone che sono state cacciate di casa, altre che non hanno contatti con le loro famiglie da decenni. Ci sono persone trans che non sono mai stati chiamate con il loro nome“. Con questa pensiero, e dopo il suo coming out, El ha capito di quanto sia stata fortunata ad avere una famiglia vicina, e attraverso il suo profilo social ha fatto conoscere questa associazione. “Se la tua famiglia non ti accetta, dammi il tuo indirizzo e ti manderò delle cartoline di Natale“: un semplice messaggio che è diventato virale, e nel giro di poche ore ha ricevuto l’indirizzo di 30 persone, ai quali El ha scritto e inviato una cartolina di auguri per Natale.

Da un tweet, oggi scrive cartoline in 34 nazioni, circa 3.000 in tutto. Riceve richieste da ogni paese, anche quelli dove l’omosessualità è ancora considerata una malattia o un reato. Nel suo progetto è aiutata da molti amici, e un professore ha addirittura formato un gruppo di studenti per scrivere le cartoline.

Può sembrare un piccolo gesto, scrivere degli auguri in un semplice biglietto. Ma per un ragazzo omosessuale che non ha mai avuto l’appoggio della famiglia solo per il suo orientamento sessuale, è la speranza che lì fuori, qualcuno su cui contare c’è. Che se i propri familiari non capiscono che l’essere gay non è una malattia, ci sono tante altre persone che invece non solo lo capiscono, ma risulta essere assolutamente normale. Ed è su questo che si deve sempre puntare. 

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