Daniel Zamudio, il ragazzo divenuto simbolo della lotta all’omofobia

Ricordiamo Daniel Zamudio, una vittima dell'odio omofobico, torturato da un gruppo neonazista.

daniel zamudio
Daniel Zamudio è un ragazzo cileno, ucciso da un gruppo neonazista perché gay.
2 min. di lettura

Da alcune settimane, in Italia si parla della legge contro l’omotransfobia, in esame alla Camera. Con lo stop dei lavori in Parlamento per le ferie estive, però, noi continuiamo ad affrontare queso tema e la sua importanza. Vogliamo oggi ricordare un ragazzo, Daniel Zamudio. Con la sua storia ha convinto i politici che una legge che ci tuteli non è un testo inutile, ma una vera protezione verso chi non ci accetta. Daniel Zamudio, a suo scapito, è diventato un’icona della lotta contro ogni forma di odio.

Daniel Zamudio, ucciso dall’ignoranza e dall’omofobia

La storia di questo ragazzo inizia il 3 agosto 1987 a Santiago del Cile. Daniel Zamudio è un ragazzo omosessuale, che ha fatto coming out con la famiglia quando aveva 13 anni. Per essere indipendente, aveva iniziato a lavorare in un negozio. Viveva la sua sessualità molto tranquillamente e liberamente, accettato dalla famiglia (forse non dal padre) e dagli amici. Non mancavano mai però minacce, solitamente fuori dai locali LGBT che frequentava, da parte di gruppi neonazisti.

Venerdì 2 marzo 2012, Daniel come al solito era andato al lavoro. Ma quella sera, non torna a casa. La famiglia era preoccupata, e dopo due giorni di attesa, decise di denunciare la scomparsa. La descrizione fornita dalla madre permise alla Polizia di rintracciarlo: Daniel era stato ricoverato all’ospedale, dopo essere stato trovato abbandonato e senza sensi al Parque San Borja di Santiago.

Le condizioni di Daniel erano critiche. I medici hanno indotto il coma, per tenere sotto controllo il danno cerebrale. I segni sul corpo del ragazzo sono inequivocabili: è stato torturato. Bruciatura di sigaretta su tutto il corpo, un orecchio reciso, una svastica incisa con un coltello sull’addome. Entrambe le gambe erano state fratturate, oltre a decine di lesioni, in particolare alla testa. Pian piano, Daniel si riprese, e i medici lo risvegliarono dal coma. Ma le sue condizioni precipitano nuovamente e torna in coma. Il 27 marzo 2012, Daniel Zamudio si lascia andare. 

I responsabili

L’impatto mediatico di questa storia si è abbattuta sul Cile il giorno dopo la morte. Le associazioni LGBT hanno chiesto giustizia per Daniel, personaggi famosi come Boy GeorgeLena Katina (cantante delle t.A.T.u.) hanno espresso il loro cordoglio, Ricky Martin (di origine cilena) gli ha voluto dedicare il Premio GLAAD.

Anche la politica si è dimostrata risentita, per aver lasciato una legge contro le discriminazioni sessuali bloccata in Parlamento dal 2005. E mentre si risveglia la necessità di un testo per punire questi reati, le indagini proseguono.

La Polizia ipotizza da subito la presenza di neonazisti dietro l’omicidio di Daniel Zamudio. Sono 4 alla fine gli aggressori. Le loro dichiarazioni sono ambigue, non concordano, parlando addirittura di essersi minacciati a vicenda per cavarsela. Alla fine, sono i giudici a ricostruire la storia e decidere la condanna: ergastolo a Patricio Iván Ahumada Garay, 15 anni di carcere a Alejandro Áxel Angulo Tapia e Raúl Alfonso López Fuentes, 7 anni a Fabián Alexis Mora. 

La legge contro l’omofobia

La discussione di una legge contro le discriminazioni è continuata per anni. Dopo quanto successo a Daniel, la politica si è data da fare, approvando una serie di leggi riguardanti la non discriminazione sul lavoro, sull’accesso a beni e servizi e contro l’odio derivante dall’orientamento sessuale e identità di genere (tutte nel 2012).

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