Consulta: non è illegittimo il divieto di procreazione assistita per le coppie gay

“Si tratta di una sconfitta non solo per le coppie lesbiche, ma anche per le donne single. In Italia i paletti limitano tutte le donne, non solo quelle lesbiche”.

La Corte costituzionale si è riunita ieri in camera di consiglio per discutere le questioni sollevate dai Tribunali di Pordenone e di Bolzano sulla legittimità costituzionale della legge n. 40/04, che di fatto vieta alle coppie omosessuali di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita. Ebbene secondo quanto riportato dall’Ansa, l’Ufficio stampa della Corte ha fatto sapere che al termine della discussione le questioni sono state dichiarate non fondate.

In attesa del deposito della sentenza, la Corte ha ritenuto che le disposizioni censurate non siano in contrasto con i principi costituzionali invocati dai due Tribunali.

Questo significa che non è illegittimo il divieto di procreazione assistita per le coppie gay. Alexander Schuster, avvocato che assiste una coppia di donne di Bolzano, ha così commentato la decisione della Consulta.

L’esito era temuto. Evidentemente si tratta di una sconfitta, ma è prematuro commentarla. Il diritto costituzionale è una scienza giuridica: si caratterizza per rigore logico e per un dialogo con le altre scienze, tra cui la psicologia, che ci dice che i bambini crescono bene anche con due madri. I nostri argomenti erano forti, speriamo lo siano anche quelli per contrastarli.
Il vero significato di questa sentenza dipenderà dalle motivazioni. Io personalmente desidero esprimermi dopo averle lette e cioè quando usciranno tra alcune settimane. Potrebbe essere una cosiddetta sentenza monito, il che non sarebbe una sconfitta, anzi. La Corte potrebbe invitare il Parlamento a mettere mano ad una legge non adeguata ai tempi, smantellata pezzo dopo pezzo, al punto che oramai è necessario ripensarla. E al Parlamento giustamente spetterebbe questo compito. Il problema? Il Parlamento non dà mai seguito a questi moniti, il caso Cappato docet. E al terzo monito la norma è dichiarata incostituzionale. Vedasi la “saga” del cognome della madre per i figli.
Oppure potrebbe essere una sentenza che chiude categoricamente, che condanna la mia cliente del caso di Bolzano al suo destino tutto italiano. La mia madre, che ho chiamato in udienza Teresa, può diventare madre genetica solo se ama un’altra donna, perché nessun uomo potrà mai accogliere il suo ovocita e dare luce ad un bambino.
Molte sono le sfumature. Di certo l’esito negativo è in linea con i tempi che corrono, con chi dice che queste donne, queste famiglie, questi desideri naturali di divenire madre non esistono, che il legislatore può fare sostanzialmente come ritiene opportuno.
Si tratta di una sconfitta non solo per le coppie lesbiche, ma anche per le donne single. In Italia i paletti limitano tutte le donne, non solo quelle lesbiche.
In ogni caso adesso si dovrà vedere come proseguire: l’unica certezza è che, amaramente, ogni speranza di tutelare i diritti di queste donne a divenire madri va riposta semmai in un giudice europeo. E se si vincesse, sarebbe comunque una sconfitta, l’ennesima, per il diritto italiano e per la nostra cultura giuridica.

Gabriele Piazzoni, Segretario generale Arcigay, ha così commentato: “Sarà necessario attendere le motivazioni che hanno spinto la Corte Costituzionale a rigettare le pregiudiziali di incostituzionalità per capirne a fondo le ragioni, ma questa sentenza non ci fermerà dal continuare la battaglia contro questa discriminazione nell’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita a danno delle coppie dello stesso sesso, un’esclusione ingiustificata, che nei principali Paesi dell’Europa occidentale è stata superata ormai da anni“.

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