Questa coppia gay ha accolto un rifugiato in casa: “Siamo una famiglia”

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"È stato meraviglioso scoprire questo Islam così moderno e aperto alle differenze, che forse ancora in pochi conoscono".

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Dove c’è amore c’è famiglia.

È partendo da qui che Alberto e Francesco (nomi inventati), coppia gay romana, hanno fondato il loro nucleo accogliendo Mohamed, un rifugiato del Gambia. “Mohamed è parte integrante della casa, ci sentiamo una famiglia e condividiamo tutto“, hanno rivelato i due a La Stampa.

Alberto ha 34 anni e si occupa di comunicazione in una ONG internazionale, Francesco è un cantante e ha 28 anni: hanno deciso di entrare a far parte di Refugees Welcome, l’associazione che permette di accogliere in casa propria rifugiati da tutto il mondo, grazie alla quale più di 400 persone hanno trovato una sistemazione.

Noi gli insegniamo la cucina italiana, e lui ci spiega quella gambiana… un po’ pesante, ma davvero buona!“, rivela Alberto. La passione di Mohamed è infatti la cucina: per questo Alberto e Francesco hanno deciso di regalargli un corso per diventare chef. Nel frattempo, sta lavorando in un hotel e con l’aiuto dei suoi “tutor” sta cercando un altro impiego e imparando meglio l’italiano.

Mohamed è musulmano ma l’omosessualità di Alberto e Francesco non costituisce una questione: “È stato meraviglioso scoprire questo Islam così moderno e aperto alle differenze, che forse ancora in pochi conoscono“, dicono i due.

Abbiamo conosciuto Refugees Welcome ad agosto, leggendo un post su Facebook che parlava di una famiglia che stava già vivendo questo tipo di esperienza. Ci siamo iscritti sul sito subito dopo, convinti che questa modalità di accoglienza potesse essere utile“. Mohamed è in Italia da tre anni e solo dopo un ciclo di colloqui, organizzato dall’associazione, è stato accolto in casa di Alberto e Francesco: “L’unica difficoltà è quella di far capire a Mohamed che la nostra casa è anche sua e non deve sentirsi un ospite“.

Quest’esperienza li sta arricchendo profondamente. L’insegnamento più importante è “la motivazione di Mohamed di fronte a tutto quello che ha passato, ha reagito con tanta voglia di riprendere in mano la propria vita e dare un contributo alla comunità in cui ora vive. Per noi è un vero esempio di vita“.

Un gesto semplice, che non stravolge completamente e può donare davvero tanto. Per informazioni sull’associazione e su come partecipare al progetto, visitate il sito qui.

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