Il Festival di Locarno sdogana il pornodivo François Sagat

La star francese del cinema hard gay è il protagonista di ben due film in concorso: il drammatico "Homme au bain" di Christophe Honoré e l'horror "L.A. Zombie" di Bruce LaBruce. È nato un vero attore?

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“François Sagat ridefinisce la nozione di virilità”. Così il regista francese Christophe Honoré (“Les chansons d’amours”) parla della pornostar gay protagonista del suo nuovo film, “Homme au bain”, in anteprima mondiale al prossimo festival di Locarno (4-14 agosto), presentato ieri alla stampa dal direttore artistico Olivier Père.
“Sagat è un puro prodotto della sua epoca – spiega Honoré -. Ha un corpo che non esiste nel cinema francese. Non l’ho preso per le sue competenze di attore hard ma per l’idea del ‘corpo pornografico’ che sprigiona. Penso inoltre che ci sia un ritorno di omofobia nel mondo del cinema. Scegliere un attore gay è anche andare contro questa omofobia”.

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Trentunenne di Cognac, nell’ovest della Francia, villoso e monumentale a livello muscolare, François Sagat ha iniziato appena maggiorenne la sua carriera come modello nel mondo della moda parigina ed è passato all’hard sette anni dopo, diventando rapidamente uno dei più celebri attori porno gay francesi. È riconoscibile anche per un caratteristico tatuaggio a forma di scalpo sul cranio rasato. In “Homme au bain” (“Uomo al bagno”) Sagat recita al fianco di Chiara Mastroianni e interpreta il ruolo di un ragazzo gay che si lancia in sfrenate avventure sessuali per rimuovere la delusione conseguente a un fallimento sentimentale. Il titolo deriva dal nome dell’omonimo quadro di Caillebotte del 1884 che raffigura un nudo maschile posteriore nell’atto di asciugarsi il corpo con un telo bianco dopo un bagno in una vasca. 

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Il prestigioso festival lacustre svizzero, una delle ultime enclavi del cinema rigorosamente d’autore e di ricerca (la 63esima si annuncia come un’edizione piuttosto snella, con poco meno di 300 film presentati, un quarto in meno rispetto all’anno scorso e un unico italiano in gara, “Pietro” di Daniele Gaglianone), sarà davvero l’occasione per sdoganare artisticamente Sagat, un po’ come successe qualche anno fa con Rocco Siffredi ‘lanciato’ da Catherine Breillat: è infatti il protagonista di un altro film in concorso, “L.A. Zombie” di Bruce LaBruce, anarcoide outsider canadese del cinema queer underground per la prima volta in gara a Locarno, che l’ha voluto nei ridotti panni di un homeless schizofrenico convinto di essere uno zombie inviato sulla terra, necrofilo e sessualmente vorace: violenta cadaveri per poi cibarsene. Ma i corpi miracolosamente prendono vita! Verrà distribuito in Italia da Atlantide Entertainment.

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Sagat in realtà aveva già fatto un’incursione nell’industria tradizionale l’anno scorso, ottenendo un piccolo ruolo nell’horror americano “Saw VI” di Kevin Greutert. Anche il mondo dell’arte non ha resistito al fascino selvaggio di Sagat: il pittore australiano Ross Watson l’ha recentemente ritratto in una parodia pop del capolavoro caravaggesco “Crocifissione di San Pietro” per simboleggiare l’ostilità della Chiesa nei confronti dei gay e in particolare dell’uso del preservativo che il divo hard ha sempre sostenuto aderendo a diverse campagne informative di prevenzione.
È la prima volta che una pornostar omosex ha tale visibilità nel cinema d’autore internazionale e l’unico precedente di rilievo risale a Jeff Stryker, “il Cary Grant del porno” come lo definì John Waters, che recitò con Rosa Von Praunheim, Joe D’Amato e persino Claudio Fragasso (nell’horror stregonesco del 1988 “Oltre la morte”) ma senza lasciare il segno.
Chissà se questa volta, al contrario, è davvero nato un vero attore? Dovrà far(ce)lo vedere…

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