Immanuel Casto vs. Platinette: “rappresenta il rassicurante stereotipo del fenomeno da baraccone”

Durissimo attacco social del cantante nei confronti di Mauro Coruzzi, a suo dire simbolo di un implicito patto tra la televisione generalista e la vecchia guardia omosessuale.

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Hanno suscitato ovvio clamore le incredibile parole di Mauro Coruzzi, in arte Platinette, rilasciate nel corso di Io e Te, trasmissione Rai condotta da Pierluigi Diaco. Dopo essersi detta contraria alle unioni civili, la drag ha provato a smontare un presunto luogo comune, che vorrebbe i gay italiani “vessati, emarginati”. Non è così, a detta di Coruzzi, che ha sottolineato come “la visibilità degli omosessuali non è mai stata così alta come in questo momento e, a volte, se posso, fin troppo”.

Passato qualche giorno, è stato Immanuel Casto a replicare, via social, con un messaggio presto diventato virale.

Non stupiscono le parole di Platinette che torna a denigrare le unioni civili e a lamentare la “troppa visibilità” data agli omosessuali. C’è un patto implicito tra la televisione generalista e la vecchia guardia omosessuale, di cui Platinette è uno dei simboli. Un patto che garantisce (solo a loro) visibilità e remunerazione, in cambio dell’aderenza al rassicurante stereotipo del fenomeno da baraccone. Clown da deridere e da far esibire all’occorrenza, per poter dire “avete sentito?! Anche lui dice che non esiste la discriminazione. E se lo dice un gay…”. Fa sempre male vedere qualcuno che, confondendo l’attenzione altrui con l’amore, finisce per rinunciare all’amore per se stesso.

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Non solo Platinette, d’altronde, si è lasciata andare a discutibili dichiarazioni nei confronti della comunità LGBT. Cristiano Malgioglio, in passato proprio a noi di Gay.it definì il Pride uno “schifo”.

Qui in Italia, si trasforma sempre in un circo o, meglio ancora, nel carnevale di Rio. I gay dovrebbero smetterla di ridicolizzarsi. È un peccato per tutti. Io parlo con cognizione di causa andando, ogni anno, a Cuba dalla mia amica Mariela Castro, figlia di Raúl, da sempre in prima linea per i diritti LGBT. Il Pride, lì, ha un sapore diverso. È quasi commovente.

Parole surreali, se dette da un uomo che solo pochi mesi fa su Canale 5 andava in onda vestito da sposa, troppo spesso ripetute da persone LGBT di una certa età, visibili eppure ancorate ad una rappresentazione della comunità ipocritamente bigotta. Ma è a loro, e quasi solo a loro, che certa televisione generalista guarda, e si propone, in modo da rassicurare lo spettatore medio. Perché più fanno folclore e più confortano. Soprattutto se del tutto gratuitamente rilasciano persino dichiarazioni come queste.

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