Se l’Intelligenza Artificiale capisce l’orientamento sessuale di un maschio cisgender

Interrogativi inquietanti a cui l'Unione Europea dovrebbe porre un freno. La campagna di sensibilizzazione.

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intelligenza artificiale gay
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L’Intelligenza Artificiale, croce e delizia dell’essere umano del ventunesimo secolo. Ci abbiamo a che fare da molti più anni di quanto si pensa, eppure il discorso è esploso solo in seguito al lancio dell’ormai celeberrimo ChatGPT, il chatbot a linguaggio naturale che è stata una vera e propria rivoluzione nel modo in cui ci approcciamo all’IA.

Eppure, come per ogni rivoluzione, c’è il rovescio della medaglia. Da una parte l’IA, nella sua forma più pura e strumentale, non è altro che un progresso naturale che segue il filo rosso comune a tutte le tecnologie – agevolare l’umanità.

Dall’altra bisogna calcolare nell’equazione la fallibilità del suo creatore, l’essere umano. Ed è proprio qui che entrano in gioco le IA “cattive”, quelle potenzialmente strumentali alle ideologie che – di fatto – fanno solo il loro lavoro.

Un esempio lampante è la nuovissima Intelligenza Artificiale che sarebbe capace – almeno secondo chi l’ha creata – di identificare con bassissimo margine d’errore l’orientamento sessuale di un uomo cisgender.

Vagonate di informazioni date in pasto a una macchina, tra cui anche parametri “elettrofisiolocici” – che è un bel terminone per definire le scosse elettriche che avvengono all’interno del nostro cervello e ci rendono “noi”, serviranno all’IA per distinguere un uomo eterosessuale da uno gay. E a molti potrebbe venire in mente una semplicissima domanda. Perché?

Se la scienza è super partes, infatti, la maggior parte di noi no. E un conto è parlare di ananas sulla pizza, ben altro discorso sono i diritti umani. Pensiamo solo a uno strumento del genere in mano agli stati che ancora oggi criminalizzano l’omosessualità – o sono in procinto di farlo.

La ricerca dell’Università di Zurigo

Sono i ricercatori in campo di Intelligenza Artificiale all’Università di Zurigo a pubblicare i primissimi, acerbi risultati dei test sulla testata Codastory – una delle più autorevoli in tema di diritti digitali. E, infatti, le prospettive delineate dagli autori non sono delle più rosee.

Ridurre l’omosessualità a una semplice componente biologica ed elettrochimicofisica è una mossa pericolosa, arrogante e senza basi scientifiche. E quindi basarci un’Intelligenza Artificiale potenzialmente fruibile da persone fuori di testa è un’idea folle e non giustificabile con l’amore per la scienza.

Anche perché la tecnologia, sì ancora in fase sperimentale, esclude dai parametri persone bisessuali o asessuali, a dimostrazione che creare uno strumento di questo genere che sia omnicomprensivo non è solo inutile, ma anche praticamente impossibile.

E a questa istanza, i fautori della ricerca rispondono che nulla esclude che – in futuro – possa essere allargata la platea dei partecipanti ed esteso il ramo di competenza dell’IA. Ricordiamo che si sta sempre parlando di orientamento sessuale come se si trattasse di organismi monocellulari da analizzare al microscopio.

Da qui, la paraculata. Secondo i ricercatori, uno studio di questo tipo è tutt’altro che discriminatorio, anzi! Attraverso di esso si vuole dimostrare la natura innata dell’omosessualità e confutare le teorie pericolose secondo la quale essa sarebbe una scelta. I paladini contro le terapie di conversione, insomma.

Eppure, la giustificazione puzza di schermo riflesso. Anche Oppenheimer aveva inventato la bomba nucleare per amore di scienza, eppure ha fatto centinaia di migliaia di morti.

Da dove viene l’omosessualità?

E allora sentiamo già, in lontananza, un coro unanime: “Ma non siete mai contenti!”.

Ed effettivamente no, non lo siamo. Il fatto che ancora oggi l’omosessualità sia una cosa da studiare, di cui capire le origini e da eviscerare come se fosse – banalmente – un qualcosa di non normale, è intrinsecamente sbagliato.

Se ci aggiungiamo addirittura la profilazione, allora no che non siamo contenti. Però proviamo a fare il loro gioco. Ipotizziamo che sia fondamentale per il progresso scientifico umano comprendere le ragioni di questa malattia.

Vogliamo veramente ridurre gli orientamenti umani – che non comprendono solo quelli sessuali – a singoli fattori perfettamente identificabili? È totalmente antiscientifico! Considerando che teorie di questo tipo sono già state scartate da tempo immemore?

Perché qui, importantissimo sottolinearlo, si apre la strada a teorie ancora più inquietanti che piacevano tanto a un signore baffuto a inizio secolo.

Nuovi metodi, stessa discriminazione

Non serve peraltro una ricerca di questo tipo ad evidenziare il clima di intolleranza che – dalle strade dei nostri paesini – si è subdolamente riversata online. Ed è proprio questo su cui si basa una recente campagna di AccessNow, volta proprio a contrastare la discriminazione digitale.

Lo abbiamo visto con Twitter – X, ma non riesco ancora a scriverlo senza ridere. Dall’acquisizione della popolare piattaforma da parte di Elon Musk, l’estrema destra ha ottenuto l’ennesima piattaforma per diffondere odio e preconcetto.

Ma ad essere chiamati con epiteti poco piacevoli online ce la passiamo ancora bene. I veri problemi iniziano quando le piattaforme di social network, le app di dating e qualsiasi piattaforma diventano armi nelle mani regimi autoritari come quelli Ugandesi, Ghanesi, Kenyoti, Russi e chi più ne ha più ne metta.

Per quanto le persone possano nascondersi nei meandri del digital, qualcosa scappa sempre. Eppure possiamo ancora consolarci augurandoci che, in questi paesi, le persone facciano attenzione a non farsi scoprire.

Ma cosa succederebbe se un’Intelligenza Artificiale volta solo a scoprire se sei gay diventasse di dominio pubblico? A prescindere dal margine d’errore, sarebbe un genocidio.

L’appello all’Europa

Ed è proprio per prevenire una prospettiva di questo tipo che All Out chiede a gran voce all’Europa di porre un freno all’utilizzo indiscriminato dell’Intelligenza artificiale. Perché, come abbiamo specificato all’inizio dell’articolo, la tecnologia è di base neutrale.

È il modo in cui viene impiegata a far paura.

Il discorso rimane sempre quello: voltare la testa dall’altra parte non è che una misura temporanea. Non passerà molto tempo prima che un’intelligenza artificiale utilizzata senza criterio possa arrivare a “identificare” diverse altre categorie di persone.

E allora dall’omosessualità si passerà all’orientamento politico. L’Intelligenza Artificiale potrà sostituire gli HR, determinare se possiamo votare o meno, stabilire possiamo affittare o no una casa in un determinato quartiere.

È questo il futuro che vogliamo? Lo abbiamo chiesto a Yuri Guaiana, Senior Campaign Manager di All Out.

INTERVISTA

Come All Out state conducendo una campagna  per chiedere all’Europa di regolamentare l’intelligenza artificiale. Potresti parlarcene?

Allora questa è una campagna che abbiamo iniziato addirittura nel 2021, quando la Commissione europea aveva iniziato a abbozzare un regolamento sulle IA. Siamo riusciti a far inserire, anche se solo in parte, il riconoscimento automatico del genere e dell’orientamento sessuale tra le categorie di rischio.

Poi, a giugno di quest’anno, il Parlamento europeo si è trovato a votare per prendere posizione su quello che nel frattempo è diventato l'”Artificial Intelligence Act” (l’artificiale 17) e la nostra campagna, che è continuata dal 2021 in poi, ha sfociato nella consegna delle firme al Parlamento europeo poco prima del voto, per chiedere appunto il divieto del riconoscimento automatico del genere e dell’orientamento sessuale, cosa che è avvenuta.

La campagna è stata fatta in collaborazione con tante altre associazioni che si occupano dei diritti della privacy, in un’iniziativa europea che chiedeva di vietare il riconoscimento facciale, mentre noi abbiamo fatto la parte più relativa all’orientamento sessuale e di genere, e la richiesta complessiva è stata approvata.

Quindi quindi avete vinto?

I processi legislativi europei sono molto lunghi, quindi la battaglia non è ancora finita perché adesso abbiamo la bozza della Commissione europea, che è una buona bozza, e il Parlamento europeo che ha preso una posizione ottima per quanto ci riguarda.

Adesso c’è quello che viene chiamato il trialogo, cioè il dialogo tra Commissione, Parlamento e Consiglio dell’Unione europea. Si deve trovare una posizione comune. Quindi la campagna non è tutt’altro che finita, perché il Consiglio, che sono gli Stati nazionali, è la “bestia” più complicata. Risulta molto difficile riuscire a convincere tutti gli Stati membri dell’Unione Europea a prendere una posizione come quella che vogliamo noi e quindi la campagna è ancora in corso ed è particolarmente urgente.

Quali finalità avete identificato per una tecnologia di questo tipo?

Le finalità di marketing, in sé già problematica, perché va a rinforzare una serie di stereotipi di genere che pensavamo superati. Questo non riguarda soltanto le persone LGBTQIA+. Perché mai una donna cisgender etero dovrebbe essere interessata per forza a comprare prodotti per la cucina, mentre un uomo cisgender etero, dovrebbe essere per forza interessato a prodotti per il bricolage?

Questa poi è una delle finalità più innocenti. Pensiamo strumento di questo tipo nelle mani di uno Stato totalitario. Pensiamo alla Cecenia che letteralmente dà la caccia ai gay e sulle app e dappertutto. Con questo strumento sarebbe ancora più facile per loro, senza considerare il margine di errore.

Ma poi ci sono tante altre applicazioni per quanto riguarda il genere, pensiamo ai colloqui di lavoro, dove l’intelligenza artificiale è ormai utilizzata, e si è visto che a volte le donne sono penalizzate rispetto agli uomini.

Qual è il vostro appello?

 Vogliamo che proprio l’Unione Europea dia l’esempio al resto del mondo. Noi siamo a favore dello sviluppo tecnologico, ma bisogna tenere conto delle salvaguardie rispetto ai diritti umani. L’Intelligenza Artificiale dev’essere a servizio della popolazione, non contro. Abbiamo già l’esempio della Cina in questo senso.

Non è futuro, non è che parliamo di fantascienza, in Cina sono cose di cui già vediamo gli effetti. Anzi, siamo già in ritardo nella legislazione. Una regolamentazione come quella che proponiamo permetterebbe anche l’Unione europea di non esportare questo tipo di tecnologia in altri paesi, quindi, come dire, mettendo un piccolo ostacolo alla diffusione di queste tecnologie e nei paesi meno democratici.

 

immagine di cover creata mediante intelligenza artificiale dall’artista Gorkamale

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