Ci sarà il matrimonio egualitario nel programma del Partito Democratico?

Manca poco alle elezioni politiche della primavera 2023: la comunità LGBTQIA+ italiana non può accomodarsi nell'angolino.

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4 min. di lettura

Lo chiediamo con disarmato vigore: ci sarà il matrimonio egualitario nel programma del Partito Democratico per le elezioni politiche del 2023?

La comunità LGBTQIA+ italiana non può accomodarsi nell’angolino. Sappiamo che il PD ha svolto un ruolo cruciale per il paese, nella legislatura più traumatica della storia repubblicana (governo Lega-M5S, pandemia, guerra Russia-Ucraina). E quindi? Dovremmo per questo tacere le rivendicazioni delle istanze LGBTQIA+?

Nessuno dimentica il ruolo di salvaguardia della tenuta democratica che il PD ha svolto durante la corrente legislatura. Ma non possiamo restare a guardare una classe politica ripiegata sul proprio ombelico.

Il tempo scorre: le unioni civili approvate nel 2016 sono ormai uno strumento che non adempie alle richieste di milioni di cittadine, cittadini e cittadinə.

In un paese che viene spesso definito in perenne campagna elettorale, è urgente ricordare alla nostra stessa comunità LGBTQIA+ che è questo il momento del patto con gli elettori. Si voterà nella primavera del 2023: è adesso che bisogna porre domande e richieste ai partiti.

È adesso che abbiamo il dovere di chiedere punti chiari e precisi nei programmi con i quali le forze politiche si presentano a chiedere il voto alle cittadini, ai cittadini e allə cittadinə italianə.

È scontato che il Partito Democratico avrà nel programma il Ddl Zan, o comunque una proposta di legge che combatta l’odio omobitransfobico, l’abilismo e l’odio di genere. Ma il matrimonio egualitario? Il Partito Democratico avrà il matrimonio egualitario nel suo programma di governo?

Secondo l’Eurispes il 61,3% degli italiani è favorevole al matrimonio egualitario. In Europa il matrimonio egualitario è stato approvato in questi paesi:

Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Islanda, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito.

 

Il Partito Democratico guidato da Enrico Letta includerà il matrimonio egualitario nel programma sul quale chiederà il voto nelle elezioni politiche del 2023?

Rivolgiamo questa domanda dalle pagine di Gay.it, non perché media rappresentante della comunità LGBTQIA+, che ci limitiamo semplicemente a raccontare insieme a molti altri media queer. Ma perché, nell’ascolto della popolazione LGBTQIA+ italiana, registriamo una difficoltà della comunità stessa a convergere su richieste specifiche e concrete, di interesse generale, da porre come istanze al legislatore. E visto che tra pochi mesi eleggeremo le assemblee parlamentari che legifereranno per cinque anni, sarà ben nostro diritto, e dovere verso noi stessə, porre ora le nostre istanze ai partiti.

Nell’attuale legislatura, ormai agli sgoccioli, la comunità queer italiana si è molto compattata sul Ddl Zan, facendone una bandiera.  È stato tutto degno di lode, nonostante l’amaro epilogo dell’affossamento tra applausi e risate di scandalosi senatori. Occorre tuttavia ricordare, con una certa amarezza, che la comunità LGBTQIA+ e i suoi alleati, si sono destati a iter di approvazione giù avviato. Il Ddl Zan è stato una bandiera politica orgogliosamente issata soltanto dopo che il legislatore – le forze del centro sinistra dell’attuale Parlamento – ha elaborato in commissione un disegno di legge (il Ddl Zan). Se vogliamo immaginare un possibile lavoro del legislatore a un disegno di legge per il matrimonio egualitario, dobbiamo chiederlo ora.

Se non chiediamo ora il matrimonio egualitario, siamo certi che nella prossima legislatura nessuno promulgherà alcuna proposta di legge al proposito. Deve esserci un sano, reciproco e trasparente patto elettorale. Altrimenti, alla meglio, dovremo accontentarci di qualche sparuto parlamentare (magari ex-segretario di qualche associazione LGBTQ+) che – ottenuto lo scranno in Parlamento  – si intesterà una vana battaglia solitaria, la solita proposta di legge che finirà nel dimenticatoio dei non-avanzamenti e delle non-calendarizzazioni delle commissioni parlamentari.

La popolazione LGBTQIA+ italiana necessita, hic et hunc, di un patto con un grande partito. Un partito che metta nel proprio programma di governo il matrimonio egualitario. Ed è naturale, è storicamente logico che sia il Partito Democratico il primo interlocutore a cui rivolgere questa domanda. È il partito che nei sondaggi può candidarsi a governare; è il partito più grande tra quelli culturalmente sensibili ai diritti civili rivendicati dalla comunità LGBTQIA+; è il partito che si è più speso, da sempre, per le poche battaglie che la popolazione queer italiana è riuscita a parlamentarizzare nei sette decenni di questa disgraziata e patriarcale repubblica.

Certo, si dirà, il Partito Democratico potrebbe negare il matrimonio egualitario nel programma. Se non sollecitato, il progetto del PD potrebbe essere quello di fare un’altra legislatura sventolando un qualche Ddl Zan per la pur sempre urgente, ma francamente umiliante, legge contro l’odio omobitransfobico.

Ricordiamo infatti che una legge di aggravante per i reati di odio omobitransfobico, sebbene sia urgente, è una vera e propria umiliazione. Perché è una legge punitiva. E nelle democrazie liberali ricorrere alla giustizia per difendere un diritto umano evidenzia un problema culturale sostanziale e grave. E infatti il Ddl Zan ammette l’esistenza di un problema culturale sostanziale e grave: le persone LGBTQIA+ italiane subiscono discriminazioni, vessazioni e violenze fisiche – fino anche alla morte – dai loro concittadini.

Ma a pensarci bene, non c’è nulla di più socialmente rilevante nella battaglia all’odio omobitransfobico che approvare il matrimonio egualitario. E cioè rendere cittadine, cittadini e cittadinə tuttə uguali nella contrazione di un impegno socialmente rilevante come è il matrimonio davanti allo Stato.

È questo il momento di chiedere il matrimonio egualitario. Il confronto politico tra la comunità LGBTQIA+ italiana e i suoi referenti parlamentari deve essere ribaltato, bisogna trasferire le energie politiche dalla – legittima e urgente – protezione dall’odio, alla rivendicazione di diritti di eguaglianza garantita:

 dobbiamo spostare l’attenzione politica dal Ddl Zan – comunque urgente – a una legge di piena equiparazione del matrimonio.

È ora, e non domani, il momento di chiedere al Partito Democratico se proporrà a cittadine, cittadini e cittadinə un programma di governo che contenga il matrimonio egualitario. Un programma di governo nel quale l’istituto matrimoniale sia esteso a due individui, senza che nessuno indaghi su genere e orientamento affettivo. Due individui che possano unirsi in matrimonio, contraendo doveri e diritti ad esso legati. Adozione compresa. Come accade in gran parte dell’Unione Europea.

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singer74 18.7.22 - 1:22

PD = Bibbiano e Jamal Kashoggi

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ilfilippo 12.7.22 - 8:51

Potreste intervistare qualcuno del PD. O dirci qualcosa dei politici o delle correnti che potrebbero appoggiare il matrimonio egualitario. O chi potrebbero essere gli alleati di altri partiti.

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