Altezza mezza bellezza (e altre bugie)

Quel ragazzo ci piace davvero o è solo più alto di noi? E perché l'altezza è così rilevante?

Altezza mezza bellezza (e altre bugie)
Ci piace davvero o è solo alto?
3 min. di lettura

Quanto sei alto?” si chiede dal nutrizionista e anche sulle dating apps.
Chi non lo chiede, è probabile che lo pensi, andandosi a cercare le foto in cui siete taggati per confrontarvi vicino agli amici, misurando i centimetri attraverso lo schermo, in modo da trovare la risposta senza apparire superficiali. Perché la domanda è un po’ stupida, e lo sappiamo bene.

Altezza mezza bellezza (e altre bugie)
“Quanto sei alto?” è quella domanda irrilevante ma con più implicazioni di quanto possiamo immaginare.

Non succede solo su Grindr, lo fanno pure le mie amiche quando si sentono con qualcuno: “È carino, però è basso“. Però è basso, quindi automaticamente è un deterrente. È qualcosa che ci hanno abituato a considerare nell’altro, ancor più se l’altro è un uomo. La ricercatrice Laure Butera lo definisce “mitologia dell’altezza“, dove alto e basso non è più una questione di centimetri, quanto di ruoli che la società ci ha insegnato presso la scuola del patriarcato: un maschio alto, forte, e possente che tiene in braccio una femmina esile e graziosa come una rosa. Le mie amiche giraffe mi raccontano che quando un uomo viene a sapere che sono più alte di lui, subito scatta un’ansia da prestazione, l’urgenza di riscattare una mascolinità che inizia a traballare davanti qualche centimetro in più. A volte è direttamente l’altro a specificarlo: “non sono così alto, sono solo 1.69” quasi come per mettere le mani avanti, confessarsi in anticipo su qualcosa che non va giustificato o spiegato agli occhi di nessuno, perché è così e basta.

È una mascolinità misurata col metro, e anche i maschi gay – ancor prima che iniziassero ad annusarsi a vicenda a ritmo di taps – sono cresciuti con lo stesso immaginario, che senza rendercene conto riapplichiamo a cervello spento. Passivo e attivo sono due parole così arcaiche e brutte che ci ritroviamo ad utilizzare con il pilota automatico, in assenza di alternative migliori. Ma queste parole hanno anche delle implicazioni sociali che vanno oltre “dare” o “prendere”, e finiscono per definire come appariamo o ci presentiamo in società: se è più alto è più grande e forte di noi, e può dominarci meglio. Se è più basso, sarà anche più sottomesso e passivo, e non può accadere il contrario.

Certo, ognuno ha il suo tipo. E spesso quel “tipo” è un modello messo su con i nostri peggiori bias, perpetuando gli ideali asfissianti e distorti, in totale opposto della liberazione che reclamiamo. Ma a differenza dei muscoli, la forma fisica, la larghezza, e altre caratteristiche del nostro aspetto che arranchiamo per modificare e far assomigliare al canone imposto, l’altezza non è modificabile.

Altezza mezza bellezza (e altre bugie)
Anche nelle coppie gay ci ritroviamo a ripetere gli stessi stereotipi: un uomo più alto è automaticamente l’attivo, e quello più basso è passivo.

In un’intervista per Pink News, Steph, uomo trans di 44 anni, dichiara che la bassezza è uno degli aspetti fisici che gli provoca più disforia. Quando flirta con qualcunə, il primo commento che riceve riguarda sempre quanto è alto: “È diverso da tutti gli altri aspetti del mio fisico” spiega Steph, sapendo che un giorno prima o poi potrà permettersi una mastectomia totale e farsi crescere i peli: “Ma se almeno queste possibilità sono sul tavolo, non ci sarà mai un’operazione che mi renderà più alto.” Steph racconta che la bassezza è tra i motivi che per anni l’hanno bloccato dal portare avanti un percorso di transizione o esplorare la sua identità di genere: “Perché ho dato per scontato che non mi avrebbero preso sul serio come uomo”.


Lo psicologo Austin Eklund spiega a GQ che la dismorfia corporea è qualcosa di molto comune nella comunità queer, e che “molti di noi passano buona parte della nostra gioventù a voler essere qualcun altro. Abbiamo un solo corpo e dovremmo almeno cercare di instaurarci un rapporto amorevole“. Ma se amare noi stessi non è né un dovere né un obbligo per integrarci in società, potremmo almeno riscrivere la nostra idea binaria di maschile e femminile: cosa significano forza e debolezza? Ci piace l’idea di essere presi in braccio, di arrampicarci sopra un gigante Golia, sentire due grandi spalle grandi e forti, ma quando questi requisiti limitano le nostre interazioni e distorcono la percezione che abbiamo di noi stessi e degli altri, cosa rimane dei nostri corpi? Solo qualche centimetro di bugie.

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maschioroma 11.3.22 - 8:19

Credo che tutte le generalizzazioni siano sbagliate. Ci sono gay per cui l'altezza è fondamentale nella scelta del partner ed altri per cui l'altezza è del tutto ininfluente. Anche sul binomio altezza/attivo e basso/passivo non si deve generalizzare. Conosce gay attratti da ragazzi alti passivi e gay che vanno alla ricerca di ragazzi bassi attivi. Come recita il vecchio detto latino: de gustibus non est disputandum.

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