La storia del Tartaro Volante, Rudolf Nureyev: una vita di amori e passioni ardenti

“È la legge dell’amore: si ama perché si sente il bisogno di farlo, non per ottenere qualcosa o essere ricambiati, altrimenti si è destinati all’infelicità" - Rudolf Nureyev

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Quella di Rudolf Nureyev fu una vita vissuta con passione. Il ballerino tra i più conosciuti di tutti i tempi ha messo proprio la passione al primo posto, sia sul palco sia nella vita privata. 

Nato su un vagone passeggeri di un treno della ferrovia Transiberiana nel 1938, Rudolf è riuscito a riscattarsi dalle estreme condizioni di povertà della sua infanzia attraverso l’impegno, il sudore e le gambe distrutte, non solo dal ballo: negli anni della scuola, come scrisse nella sua ultima struggente Lettera alla Danza, oltre a studiare, arava i campi alle sei del mattino e dopo aver lavorato nelle terre a fianco della sua numerosa famiglia, percorreva due chilometri a piedi per raggiungere la scuola di danza. 

In questa breve biografia di Rudolf Nureyev ripercorriamo le più importanti tappe della vita del danzatore russo, parlando anche delle sue più significative relazioni d’amore. Non mancheremo di rispondere anche ad alcune domande che ancora molti fan si pongono, come quella relativa alla relazione d’amore tra Freddie Mercury e Nureyev

Prosegui ora nella lettura. 

Biografia di Rudolf Nureyev

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L’infanzia e gli studi 

Come abbiamo anticipato nell’introduzione, quella di Rudolf Nureyev fu un’infanzia complicata e piena di stenti, resa ancora più difficile dal rapporto con il padre Khamet, un commissario politico dell’Armata Rossa contrario alle aspirazioni artistiche del figlio: Khamet desiderava che l’ultimo dei suoi figli si dedicasse alla carriera militare, e non alla danza. Ma il temperamento ribelle ed anticonformista di Rudolf riuscì a superare le imposizioni del padre: con le scarpe consunte ai piedi, dall’età di 11 anni Rudolf raggiungeva la scuola di danza, dopo aver lavorato nei campi con il padre e gli altri fratelli. 

Grazie alla sua prima insegnante, la signora Udeltsova, che aveva fatto parte dei leggendari “Ballets Russes” di Diaghilev, scopre qual è il senso della sua vita: “Non avrei mai fatto il ballerino, non potevo permettermi questo sogno, ma ero lì, con le mie scarpe consunte ai piedi, con il mio corpo che si apriva alla musica, con il respiro che mi rendeva sopra le nuvole. Era il senso che davo al mio essere, era stare lì e rendere i miei muscoli parole e poesia, era il vento tra le mie braccia, erano gli altri ragazzi come me che erano lì e forse non avrebbero fatto i ballerini, ma ci scambiavamo il sudore, i silenzi, a fatica”. Questo scrisse nella sua ultima lettera, suo testamento artistico ed esistenziale che puoi leggere per intero grazie ad un nostro articolo molto letto e condiviso negli ultimi anni (clicca questo testo sottolineato per leggerlo tutto). 

Nel 1955 Rudolf entra nell’Accademia di Danza Vaganova al Teatro Kirov di Leningrado. Dopo soli tre tre anni, Nureyev completò il suo percorso di studi diplomandosi Maestro di Danza ed entrando nella Compagnia di Balletto del Teatro Kirov.

La carriera artistica del “Tartaro volante”

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Nel 1961 ci fu la vera e propria svolta, quella che cambiò vita a Rudolf Nureyev. Il primo ballerino del Kirov, Konstantin Sergeev, si fece male e all’ultimo momento Rudolf lo sostituì in un’esibizione programmata all’Opéra di Parigi. Fu scelto Rudolf perché, come disse lui stesso, “l’unico in grado di succhiare in silenzio ogni passo”. Un’esibizione fenomenale che lo fece diventare uno degli astri più luminosi della danza

Ma non fu soltanto la danza a farlo finire sui giornali. Volente o nolente, divenne conosciuto da un più ampio pubblico quando divenne un caso internazionale: perseguitato dal KGB, che non approvava le sue frequentazioni omosessuali e dei locali gay di Parigi, Rudolf chiese asilo politico in Francia, dopo una fuga avventurosa da uno dei funzionari che lo stava scortando per rimpiatrarlo. L’Unione Sovietica condannò Rudolf per alto tradimento e a una pena detentiva di sette anni

In Occidente iniziò la carriera che lo rese celebre al mondo: danzò con la compagnia del Marchese di Cuevas, con il Balletto Reale Danese di Erik Bruhn e poi con il Royal Ballet di Londra interpretando decine di ruoli da protagonista. Fu soprannominato il “Tartaro volante”, un nome che legava la sua provenienza alla prodigiosa agilità e potenza dei salti.

Grazie a Rudolf Nureyev il ruolo maschile nella danza classica venne rivalutato

Tutti gli amori di Rudolf

La passione che Rudolf metteva nella danza la metteva anche nei rapporti d’amore e nelle amicizie. Importante fu per lui l’amicizia con la ballerina Margot Fonteyn, ma ancora più importanti furono le relazioni d’amore con uomini anch’essi dall’alto spessore artistico, seppur Nureyev parlasse e vivesse con pudore della sua omosessualità

La storia con il ballerino famoso Eric Bruhn fu quella di certo più significativa. 

Rudolf Nureyev ed Eric Bruhn stettero insieme molti anni, nonostante i numerosi tradimenti da parte di Rudolf, le liti e le rivalità sul palcoscenico. 

Rudolf dopo un lungo distacco rivide Bruhn un’ultima volta quando nel 1986 tornò nella casa del suo amato per vegliarlo fino alla morte causata da un male incurabile. 

Per scoprire di più su tutti gli amori di Rudolf ti invitiamo a leggere questo articolo cliccando sopra il testo sottolineato.

Freddie Mercury e Rudolf Nureyev

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Si vocifera da molti anni in merito alla presunta storia d’amore tra Freddie Mercury e Nureyev. Una relazione più che altro epistolare, eccetto qualche fugace incontro. Tuttavia, il manager Luigi Pignotti, che per 26 anni è stato a fianco del danzatore, anni fa ha rivelato a noi in esclusiva quanto segue: 

La storia con Freddie Mercury? Una pura invenzione per fare una telenovela che poi non è partita… Una vera bufala!”. 

La malattia e la morte

Nureyev contrasse l’HIV negli anni ‘80 e si ammalò di AIDS. Secondo diverse fonti, per lungo tempo si oppose ad approfondimenti clinici e terapie specifiche continuando a lavorare imperterrito in balletti classici e moderni in giro per il mondo, anche quando a partire dal 1991 la patologia cominciò a diventare evidente sul suo corpo, facendolo risultare deperito e meno prestante fisicamente. Danzò fino all’ultimo, anche dopo un delicato intervento chirurgico al cuore, compromesso per una pericardite

Il 6 gennaio 1993, dopo un altro ricovero ospedaliero si spense per una crisi cardio-respiratoria. A fianco a lui il manager italiano Luigi Pignotti.

Nel cimitero russo ortodosso di Nostra Signora dell’Assunzione, che si trova a Sainte-Geneviève-des-Bois in Francia, si trova la tomba di Rudolf Nureyev

The White Crow: il film su Nureyev

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Il 25 luglio 2019 è uscito nelle sale italiane il biopic su Rudolf Nureyev, l’adattamento cinematografico della biografia “Nureyev: The Life” scritta da Julie Kavanagh. 

Il film, diretto e interpretato da Ralph Fiennes, narra attraverso una serie di flashback (non in ordine cronologico) un particolare periodo della vita di Nureyev, quello relativo all’anno 1961, un anno che cambiò drasticamente la vita del ballerino.

Clicca qui sotto per leggere la trama completa: 

Nureyev – The White Crown, il trailer italiano del biopic

Frasi celebri di Rudolf Nureyev 

  • “La danza è tutta la mia vita. Esiste in me una predestinazione, uno spirito che non tutti hanno. Devo portare fino in fondo questo destino: intrapresa questa via non si può più tornare indietro. È la mia condanna, forse, ma anche la mia felicità. Se mi chiedessero quando smetterò di danzare, risponderei “quando finirò di vivere”.
  • “Se si prova stanchezza e fatica ballando, e se ci si siede per lo sforzo, se compatiamo i nostri piedi sanguinanti, se rincorriamo solo la meta e non comprendiamo il pieno ed unico piacere di muoverci, non comprendiamo la profonda essenza della vita, dove il significato è nel suo divenire e non nell’apparire.”
  • “L’amicizia, come l’amore, richiede quasi altrettanta arte di una figura di danza ben riuscita. Ci vuole molto slancio e molto controllo, molti scambi di parole e moltissimi silenzi. Soprattutto molto rispetto.”

Fonte aforismi: frasicelebri.it

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