Orgoglio passivo!

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Spesso capita di sentire gay dare del "passivo" ad altri gay con lo stesso intento denigratorio con il quale certi etero ci danno del "frocio". Invece i passivi...

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Vi è mai capitato di trovarvi a chiacchierare con degli amici e casualmente esce fuori il nome di qualcuno e ancora più casualmente si accenna al ruolo sessuale e, sempre senza alcuna intenzione, si viene a sapere che è passivo? Avete posto mai l’attenzione sull’espressione di disappunto, a quel refolo di imbarazzo che fa inarcare leggermente il sopracciglio come si fosse venuti a sapere che il soggetto in questione ha una strana malattia o la fedina penale insozzata da precedenti per furto?  Beh, a me è capitato spesso. Come piuttosto frequentemente mi capita di sentire gay dare del "passivo" ad altri gay con lo stesso intento denigratorio con il quale certi etero ci danno del frocio.

Ho pochi obiettivi nella vita ma uno di questi è quello di sconfiggere questo stupido razzismo interno al nostro ambiente che vorrebbe fare dei passivi dei paria sociali, degli ultimi tra gli ultimi e che fa dire a molti, anche con una punta d’orgoglio, che "sì, sarò pure gay ma, grazie a dio, almeno non sono passivo!".

Di omosessuali fieramente e dichiaratamente passivi in effetti ne ho conosciuti davvero pochi in vita mia, per il resto la maggior parte degli esponenti della categoria preferirebbero attribuirsi la strage dell’Italicus piuttosto che ammettere il loro ruolo e francamente mi sfugge il perché di tanto imbarazzo. Sarà che credo siano altre le cose di cui ci si debba vergognare che non l’attitudine a prenderlo. E invece, ancora mi sorprendo di come il nostro ambiente spesso raschi il pavimento dell’ipocrisia, portando ancora avanti l’equazione preistorica che se la donna lo prende e io lo prendo allora io sono uguale a una donna (e si sa, questa cosa non va mica tanto bene!), infliggendo così ai passivi una doppia segregazione, risultato di una misera guerra tra poveri. Senza voler fare l’esterofilo a tutti i costi mi sembra poi che questo sia un problema molto italiano che affonda le sue radici nella cultura del machismo e che imperversa anche tra i finocchi rendendo la cosa a tratti grottesca.

Se per magia infatti potessi vivere un giorno di più per ogni volta che ho conosciuto qualcuno dichiararsi attivo ma poi al dunque girarsi con la rapidità tale da creare un tornado d’aria probabilmente vivrei tanto da vedere le prime colonie umane su Marte. Insomma sarebbe arrivato il momento di riconoscere alla categoria un valore che da troppo tempo gli è stato negato perché, ammettiamolo, i passivi sono i veri eroi del nostro tempo ed è ora che si inizi a rivendicare per loro merito e rispetto. Nonostante infatti questo ruolo porti con se un maggior rischio di contrarre malattie o rovinosi prolassi, i passivi portano avanti la loro missione con sprezzo del pericolo e indomito coraggio.

A differenza degli attivi, non se ne stanno lì piantati e immobili come uno stantuffo meccanico alimentato a vapore ma si danno da fare, si agitano, si contorcono, si avviluppano, infiocchettandosi le caviglie dietro le orecchie, lanciandosi in numeri da contorsionisti bulgari e nonostante la lussazione delle anche sia sempre in agguato, non esiste neppure una causa di malattia riconosciuta dall’Inps che ne tuteli gli infortuni. Come se tutto questo non bastasse, vogliamo forse parlare delle necessarie pratiche igieniche a cui un passivo deve sottoporsi per evitare imbarazzanti perdite durante l’esercizio della funzione? Sessioni di pulitura al cui confronto la rimozione delle scorie dalla centrale di Fukushima potrebbe essere fatta con una spazzola di saggina e 2 spruzzate di Kalfort.

E poco importa che l’attivo porti con sé una dotazione di serie degna della finale de "Lo show dei record": i passivi, comunque faranno il loro dovere, a costo di addentare un ramo per sopportare il dolore dell’incursione. Agguerriti, competitivi e combattivi i passivi sono tra gli esseri più spietati in natura, sempre pronti a sfidarsi all’ultimo sangue per contendersi i pochi attivi veri in circolazione, razza ormai quasi più rara dei panda reali cinesi.

Per celebrare quindi le loro molteplici doti, in vista del prossimo Europride, avevo in mente di allestire un carro dove far sfilare la categoria dei passivi rivendicando alla luce del sole e alle lenti delle telecamere dei peggiori rotocalchi nazionali "l’orgoglio bottom". Certo, mi rendo conto che per il timore di essere riconosciuti più che un camion basterebbe un Ape car e che per lo stesso motivo i manifestanti scenderebbero in piazza incappucciati con dei passamontagna come fossero collaboratori di giustizia ma sarebbe comunque un passo avanti.

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