Razzismo nell’industria del porno gay? L’inchiesta arriva dagli USA

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Semplici preferenze sessuali o razzismo? Il dibattito infiamma la comunità gay americana

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Possono i porno-star gay discriminare i loro partner sulla base del colore della loro pelle? E’ razzismo o semplici preferenze sessuali? Una cosa è vera: gli attori porno di colore trovano con sempre maggiore difficoltà lavoro a causa di queste benedette “preferenze sessuali” invocate dagli attori bianchi. Queste domande se le pone una rivista americana, Vocativ, che in una ricca inchiesta ha cercato di capire il fenomeno. E noi ve la proponiamo.

Steve Cruz, un tempo famoso attore pornografico ed ora produttore e direttore creativo per Raging Stallion Studios, una casa di porno gay abbastanza nota, ha dichiarato: “Mi è spesso capitato di trovarmi di fronti ad attori bianchi che si rifiutano di girare scene di sesso con persone di colore per via della loro razza, ma ogni volta mi viene detto che si tratta di preferenze personali e non di razzismo”.

Mr. Pam, una donna bisessuale regista di moltissimi film porno americani (tra cui Chi Chi La Rue e Lucas Entertainment), ha avuto esperienze simili a Cruz. “Quando faccio i provini con candidati attori, una domanda ricorrente è se nel cast ci sono attori di tutte le etnie”, racconta Mr. Pan, che aggiunge che questo atteggiamento lo ha notato più in attori che non provenivano nè dalla California nè dalla costa orientale, dove evidentemente, spiega la stessa regista, si è più abituati a relazionarsi anche sessualmente con latini e persone di colore.

Conner Habib, un porno-star gay che ha lavorato in studi prestigiosi come la Falcon, spiega che si tratta spesso di attori giovani e giovanissimi, caratterizzati da immaturità ed inesperienza. Habbib, che è metà siriano e metà irlandese, ammette lui stesso che all’inizio della sua carriera rifiutava di girare scene con attori di colore e sostiene che ciò che porta gli attori a rifiutarsi di far sesso con altri attori di colore è in fondo la mancanza di professionalità: “Ciò che io provo mi toglie il salutare distacco dal partner che è necessario se vuoi essere un ‘sex-worker'”.

Sean Zevran, attore per la casa Randyblue, tra molte altre, conferma di non essere attratto dall’80% degli attori con cui si trova a lavorare ma ciò nonostante, dice, lo fa con estrema professionalità. Certo, aggiunge, è piuttosto razzista il fatto che alcuni produttori facciano lavorare alcuni solo con attori di certe razze ma, nel dire questo, aggiunge anche che è ammissibile che qualcuno possa dire di non essere attratto da una certa etnia. “La sessualità è una cosa molto complessa, ma questo lavoro richiede anche insieme molta versatilità”, conclude l’attore.

Ma è un pilastro dell’industria del porno americana, Chi Chi La Rue, a parlare: “Ci sono attori che compilano online le domande di lavoro e non indicano alcune loro particolarità, come ad esempio l’indisponibilità a baciare o a lavorare con alcune etnie”. Se c’è una cosa che La Rue odia, dice, è proprio essere costretto a fare la fatidica domanda se sei disposto a lavorare con persone di colore, asiatici o latini. Mentre nell’industria eterosessuale del porno alcune attrici bianche si rifiutano inizialmente di lavorare con persone di colore considerandolo come una sorta di tabù da infrangere prima o poi, chiedendo banalmente più soldi, nell’industria gay – continua La Rue – semplicemente si rifiutano, indipendentemente dal compenso o da quanto tempo lavorano nel settore.

Fece discutere nell’estate scorsa un post su twitter, prontamente rimosso, dell’attore Paul Canon, una delle star di Men.com: “io non sono attirato da gente di colore”, scrisse lasciando fuori ogni dubbio sulle sue preferenze sessuali. Poco dopo spiegò che il tweet era nato dalla decisione del suo fidanzato e compagno di alcune scene, Damien Kyle, che si era rifiutato di lavorare con un altro attore dalla pelle scura. Ma il tweet che inviò qualche giorno dopo per scusarsi era forse ancora peggiore: “sexual preference and racial discrimation are totally different things”. Le preferenze sessuali e quelle razziali sono due cose totalmente diverse, disse, come se esistessero delle “preferenze razziali”.

La parola fine alla discussione su un fenomeno che, abbiamo visto, esiste eccome nell’industria del porno americana, prova a metterla Chi Chi La Rue: “Se sei un tecnico delle unghie, non puoi rifiutarti di fare la manicure perché il cliente è nero, ma per quanto riguarda il sesso è diverso, allora devi avere il pieno controllo sul tuo corpo”. E aggiunge: ” Nel mondo del porno, credo che le persone possano scopare chi vogliono e che non debbano scopare qualcuno che non vogliono. Dovrebbe essere tutto così semplice”.

La discussione negli Stati Uniti non potrà invece che continuare, come testimonia l’immagine accanto, copertina di una rivista gay americana. Anche perchè, accanto al dibattito su preferenze sessuali o razzismo nell’industria del porno, continua ad essere forte la discussione su ciò che accade ogni giorno nelle chat e nelle app di incontri negli Stati Uniti: dire sistematicamente di no a possibili partner di colore è razzismo o semplice preferenza sessuale? Anche perchè un recente studio sostiene che il “razzismo sessuale” sia nè più nè meno che una diversa forma di razzismo, come tutte le altre.

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