“Sex crimes and the Vatican”: telespettatore risarcito

Incredibile decisione di un Giudice di pace: telespettatore risarcito per la trasmissione di "Anno Zero" in cui è stato trasmesso il video sui preti pedofili. «Leso il suo sentimento religioso.»

"Sex crimes and the Vatican": telespettatore risarcito - Gay.it
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Tutti ricorderanno la vicenda della messa in onda di Sex Crimes and the Vatican, il documentario prodotto dalla BBC che nessuno voleva trasmettere in Italia. Il video – disponibile solo su siti di videosharing come Youtube e Google video – si occupava della spinosa questione della pedofilia ad opera di preti americani. Gli episodi nei quali era coinvolto il clero furono insabbiati dal Vaticano e, in particolare, dall’attuale papa.

Fu Annozero, la trasmissione di Michele Santoro, ad avere il coraggio di trasmettere quel documentario in prima serata apparentemente senza conseguenze sul programma. Oggi, invece, la notizia di un risarcimento ottenuto da un telespettatore.

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Carlo Andrea Bollino, docente di economia politica a Perugia e presidente del Gestore Elettric (Gse) si è rivolto al Giudice di pace di Roma perché all’epoca della messa in onda si ritenne "offeso" da quella puntata in quanto totalmente incentrata sulla pedofilia nel clero «come se gli unici pedofili fossero i preti», disse il telespettatore.

«Mi sento come Davide contro Golia – ha dichiarato Bollino al "Giornale dell’Umbria" -, ma mi ritengo abbastanza informato sull’argomento da poter giudicare insufficiente la trasmissione: ho letto Freud, diversi premi Pulitzer e Massimo Introvigne, secondo cui sulla percentuale di omosessualità e pedofilia non esiste differenza statistica fra i diversi segmenti di popolazione maschile».

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Come dire: per par condicio (?) Santoro doveva parlare anche dei gay. E il Giudice sembra avergli dato ragione visto che ha condannato la Rai al risarcimento di 400 euro di danni (di cui 350 morali e 50 di danno materiale), e la restituzione di 0,50 centesimi come quota di canone da restituirgli.

Secondo l’avvocato del telespettatore, la trasmissione «ha leso il principio costituzionalmente garantito del rispetto della libertà di culto, individuando una violazione sia contrattuale, a danno di chi è abbonato al servizio pubblico e paga il canone, sia extracontrattuale». La decisione avrà effetti sulla giurispreudenza e potenzialmente permetterà a tutti i telespettaori che lo vorranno di ricorrere contro il servizio pubblico. Ad aprile, inoltre, entrerà in vigore la legge sulla cosiddetta class action, ovvero il ricorso alle cause collettive davanti al giudice. Che ne sarà della libertà di cronaca?

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