LANDO DIVENTA GAY

Daria Bignardi: il suo programma dedicato ai libri parlerà di omosessualità. L’abbiamo intervistata: "Non potrei lavorare con chi ce l’ha con i gay"

Gay in tv. Ormai non fanno più notizia. Ma continuano ad esserci. E di omosessualità parlerà anche Daria Bignardi nella prossima puntata del suo nuovo programma "Lando", in onda mercoledì 5 giugno alle 22,50 su Italia 1.

La Bignardi, infatti, ha voltato pagina. O, meglio, è tornata ad una antica passione i libri. Una passione mai sopita: «Mi é sempre rimasto il pallino dei libri – dice divertita – leggo in maniera bulimica da quando ho quattro anni». Così dal 29 maggio scorso, dopo l’esperienza del Grande Fratello («mi sono divertita – ci ha confessato – ma ora ho voglia di voltare pagina»), è a bordo del suo "Lando", con il quale insegue l’ambizioso obiettivo di coniugare letteratura e audience, spulciando con un occhio indagatore, non troppo dissimile da quello delle telecamere della casa di cinecittà che Daria conosce molto bene, le storie e le esperienze di gente comune correlate ai libri più controversi della letteratura mondiale. In ogni puntata, accompagnati da un libro che introduce l’argomento, ospiti in studio racconteranno due storie (rigorosamente vere), che faranno rivivere la trama del testo in questione. Come un gioco di specchi quindi la realtà e la finzione si troveranno faccia a faccia.

Il tutto sotto lo sguardo provocatore di "Lando", al secolo Fabio Ferri. Se qualcuno di voi si sta chiedendo chi sia, diamo un’indicazione infallibile: avete presente il ballerino che accompagna Daniele Silvestri nel video e nelle esibizioni televisive di "Salirò"? Quello che perfino a Sanremo ha fatto tanto parlare di sé per quello strano modo di ballare? Lui è Fabio Ferri, e incarna un po’ lo spirito curioso e dissacratore con il quale, nel programma, ci si vuole accostare alla letteratura.

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Nella puntata del 5 giugno di "Lando", a partire da "Una voce nella notte" romanzo di Armistead Maupin sulle vicende di un romanziere omosessuale che tenta di ricostruirsi una vita dopo un abbandono, in studio ci saranno ospiti gay (è prevista anche una ferma presa di posizione di Aldo Busi a favore della vita da single), che affronteranno il dibattito sulle unioni gay: è vero che tra i gay è difficile che ci sia fedeltà, oppure anche le coppie omosessuali aspirano a costruire una famiglia stabile e monogama?

Abbiamo chiesto a Daria Bignardi di rispondere a qualche domanda, per meglio conoscere lei e il suo nuovo programma.

Daria, pensi che in televisione ci sia abbastanza spazio e apertura mentale per affrontare il tema dell’omosessualità con il giusto equilibrio?

Quando ho iniziato a fare la trasmissione Tempi Moderni, cinque anni fa, mi sembrava che non ne parlasse nessuno, ora mi sembra che se ne sia parlato tantissimo, soprattutto in occasione del Gay Pride, quando al TG-uno c’era Gad Lerner; ora forse è arrivato il momento che anche in tivù si parli di gay come di una cosa normale.

Sai che sei uno dei personaggi televisivi più amati dai gay? Come sono i tuoi rapporti con la comunità omosessuale?

Mi fa piacere. Ho rapporti ottimi e affettuosi coi gay e ho spesso fatto cose con loro, dalle più futili, come presentare Mister Gay, alle più serie, come quelle che mi proponevano le mamme dei gay.

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Una domanda cattiva (ma neanche tanto): come reagiresti se tuo figlio fra qualche anno ti dicesse che è gay?

Risposta sincera ma banale: vorrei solo che non dovesse soffrire. Per quanto oggi tutto sia molto più facile che in passato forse la vita per un ragazzo o una ragazza gay é ancora oggi un poco più complicata.

Fabio Ferri in un’intervista "sanremese" alla Gazzetta del Mezzogiorno dichiarò che aveva abbandonato il mondo della danza perché troppo pieno di omosessuali (ebbene sì, non ci sfugge nulla…).

Credo che Fabio sia un personaggio molto simpatico, e spero che la sua non sia una posizione di avversità.

Ma tu come reagiresti se tra i tuoi collaboratori ci fosse qualcuno con forti problemi di intolleranza nei confronti degli omosessuali o di altre minoranze?

Non potrei tollerarlo, e non potrebbe essere uno dei miei collaboratori.