Michela Andreozzi: “Non ho figli, non ne voglio e non mi sento in colpa!”

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"A volte la maternità sembra una realizzazione sociale più che personale, pare il coronamento di un ruolo."

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Si dice che l’attesa di un incontro sia meglio dell’incontro stesso, ma non sarà questo il caso perché Michela Andreozzi, dal vivo, è una forza della natura. Impegnata sul set del nuovo film di Pieraccioni l’attrice romana, nonché regista del film cult ‘Nove Lune e Mezza’, sta scalando le classifiche dei libri più venduti con ‘Non me lo chiedete più: la libertà di non volere figli e non sentirsi in colpa.’ «Ho quarant’anni e spicci e non ho figli. Non li ho, e non ne voglio.»

E a dire: “Io non li voglio” non le hanno mai dato dell’egoista?

Uh, un sacco di volte, anche se non le nascondo che quando ho l’opportunità di spiegare le mie ragioni, denoto con piacere che quel pregiudizio iniziale comincia a prendere un’altra direzione. Il mestiere della mamma è così difficile che o ne sei fortemente consapevole, o meglio lasciar stare perché poi la strada sarà tutta in salita.

Ne è sempre stata così convinta?

C’è stato un tempo in cui ero convinta che la mia vita avrebbe avuto senso solo quando avrei avuto dei figli. O almeno ero convinta di crederlo. Venivo circondata, o meglio, assediata senza via di scampo, dalle gravidanze di sorelle, cugine, cognate, nipoti, amiche, amiche delle amiche. Se non hai un figlio, nella tua vita di donna, cos’hai? Be’, avevo un lavoro, anzi, una carriera, un guardaroba, un marito, delle belle tette e moltissima cellulite che comunque fa simpatia. Ma non un figlio. Ma io lo volevo ‘sto figlio? Perché non capivo se lo volevo perché lo volevo o perché lo volevano tutte le altre. Ma si può anche dire di no. Anche se la pressione sociale è un vero e proprio mobbing.

Coraggioso per un’attrice parlare di un tema così impopolare..

Trova? Secondo me è meno impopolare di quello che si può pensare. Sto ricevendo ogni giorno messaggi da tantissime donne che condividono il mio stesso pensiero. E non parlo solo di donne single, o di donne senza figli, ma anche di mamme che hanno avuto dei figli e che rispettano tutte quelle donne che non li desiderano. 

Che poi, secondo lei, è più difficile dire non li voglio o non posso averne?

Non sa quante donne dicono ‘non posso averne’ pur di non trovarsi a rispondere a questa domanda. È una scusa perfetta, brutta, ma perfetta. I messaggi che vorrei far emergere da questo libro è che le donne non possono essere considerate di serie B perché senza figli, e che la realizzazione di una donna non passa per forza dalla nascita di un bambino.

Nella sua vita, prima di incontrare l’attore Max Vado, ha mai chiuso relazioni perché quello che era il suo lui voleva costruire un qualcosa che non andava di pari passo con quello che avrebbe voluto lei?

Non del tutto. Il mio precedente matrimonio è finito perché non avevamo un progetto così forte, e quelli che avevamo erano completamente diversi. Non a caso, poco dopo, lui si è risposato e ha avuto degli splendidi bambini, mentre io sono stata tanto tempo sola prima di incontrare Max con il quale, oggi, condivido un sacco di cose in comune.  

E la sua scelta è stata subito condivisa anche dal suo compagno?

Sì, assolutamente. Pensi che appena l’ho conosciuto gli ho detto: “non voglio figli, tu?”

E lui cosa le ha risposto?

“Nemmeno io!”. Per noi è stata una sorta di comunione di intenti, nonostante entrambi amiamo moltissimo i bambini. 

E da donna ‘childfree’ come giudica la scelta della Kidman che ha preferito ricorrere alla GPA (Gestazione per altri, ndr), nonostante avrebbe potuto procedere con una gravidanza tradizionale?

Diventa fondamentale domandarsi quanto l’essere madri rientri in una prospettiva di desiderio, e quanto invece nella proiezione di un’immagine di sé. A volte la maternità sembra una realizzazione sociale più che personale, pare il coronamento di un ruolo. Alla Kidman avrei consigliato di continuare ad adottare come aveva già fatto in passato. Spesso ci si dimentica che al centro di una gravidanza c’è un bambino e che se si ha tutto questo desiderio si potrebbe ricorrere all’adozione, senza utilizzare il corpo di un’altra donna. Anche se capisco che adottare spesso, se non sempre, è una vera e propria missione. Guardi qui da noi cosa bisogna fare per poter dare una possibilità ad un bambino meno fortunato..

Quante donne del mondo dello spettacolo conosce che hanno rimandato la gravidanza per paura di restare troppo ‘ferme’?

È una paura che, ahimè, non fa parte solo del mondo dello spettacolo. Biologicamente parlando una donna sarebbe pronta a diventare madre intorno ai 26/30 anni, mentre socialmente è un miracolo se riesce a diventarci intorno ai 36/40, momento in cui comincia anche a calare la fertilità. Il problema è che nel nostro Paese è tutto troppo difficile: laurearsi, costa. Trovare lavoro, impensabile. Cercare una casa, una missione. Non facciamo passare la scelta di non fare figli come la voglia di realizzarsi, perché ci sono tante donne che li vorrebbero, ma che coscientemente non li fanno perché devono prima trovare un po’ di stabilità per sopravvivere. Stabilità che altrove c’è, da noi, no. 

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