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‘Weekend’ di Andrew Haigh è un successo al botteghino

'Weekend", in soli 10 cinema, ha incassato 56.963 euro in soli 4 giorni con 7972 spettatori paganti!

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3 min. di lettura

Non sempre mettere i bastoni tra le ruote significa, necessariamente, affossare qualcuno o qualcosa. Ed è infatti quello che è successo ai dati del botteghino di Weekend, l’attesissimo gay movie di Andrew Haigh (creatore della serie tv gay “Looking“)!

Nonostante sia uscita in soli 10 cinema, ancora meno dei 37 di Transamerica nel 2006, la pellicola prodotta da Teodora Film ha incassato 56.963 euro in soli 4 giorni, con 7972 spettatori paganti!

Un bel colpaccio per un film dato per spacciato, per la gioia di religiosi e timorati di Dio. Voi che l’avete cosa ne pensate? Chi non l’ha visto andrà a vederlo? Ditecelo nei commenti.

Ecco il comunicato ufficiale appena rilasciato da Teodora Film:

Nel primo weekend, WEEKEND trionfa al botteghino
con la media copia più alta

Nel primo weekend di programmazione Weekend ottiene un’eccezionale media copia di 5.696,00 euro, la più in alta in assoluto. Già accolto con entusiasmo dalla critica, film di Andrew Haigh, regista di 45 anni, sorprende il box office italiano sbaragliando la concorrenza e confermandosi uno dei casi cinematografici della stagione. Per misurarne il successo basti pensare a Roma, dove la sala 1 del cinema Quattro Fontane ha totalizzato oltre 16.000,00 euro al botteghino nel fine settimana, diventando la prima sala per incasso della città, multiplex compresi.

Il successo del film dà anche ragione a Teodora nel lungo dibattito di questi giorni con la CEI, dopo il giudizio sommario espresso dalla Commissione Nazionale Valutazione Film: “Sconsigliato/Non utilizzabile/Scabroso”, con “droga e omosessualità” come uniche tematiche presenti. La CEI aveva risposto alle proteste di Teodora con un editoriale su Avvenire, a cui la compagnia di distribuzione aveva ribattuto tramite l’ANSA nei giorni scorsi.

Dopo l’allargarsi del dibattito anche all’estero (hanno riportato la notizia diverse testate internazionali, da France Presse a Screen International) pubblichiamo qui sotto il testo completo della risposta all’Avvenire firmato da Vieri Razzini e Cesare Petrillo:

La replica di Avvenire si incentra sul fatto che il giudizio sui film della CEI ha in realtà un’influenza limitata, perché secondo il MiBACT esistono in Italia 786 cinema d’essai pronti ad accogliere il cinema indipendente. È un dato artefatto, poiché si tratta di un numero che include in gran parte sale di seconda e terza visione, spesso aperte solo alcuni giorni alla settimana e riservate ai soci: in sostanza, quel circuito provinciale della cosiddetta “profondità” in cui i film possono arrivare solo a diversi mesi dalla data di uscita, come sanno tutti i distributori.

Poiché sembra che non solo molti spettatori ma i membri stessi della Commissione CEI non sappiano come funzionano realmente le cose, iniziamo a fare i nomi. I nomi delle più importanti sale di qualità che, pur essendo programmate da laici, subiscono vari vincoli dalla proprietà parrocchiale delle mura, tra cui quello di non poter proiettare film giudicati dalla CEI “sconsigliati/inutilizzabili”. Ad esempio, ci sono Tibur, Greenwich e Intrastevere a Roma; l’Ariosto a Milano; il Conca Verde e il Del Borgo a Bergamo; L’MPX e il Lux a Padova; il Portico e lo Stensen a Firenze; il Moretto a Brescia; l’Azzurro e il Galleria a Ancona, e moltissimi altri. Questo solo per citare alcune delle maggiori sale di qualità dei più grandi centri cittadini, che per una distribuzione indipendente come Teodora fanno la differenza.

Nessuno ha mai detto che Weekend sarebbe potuto uscire in 100 cinema, ma sicuramente ne avrebbe raggiunti più di 10, molti più di 10, e senza la necessità di rinunciare a città chiave come Firenze o Padova. Il fatto poi che l’Avvenire sottolinei che Weekend negli Usa sia uscito in un solo cinema, è quasi demenziale. Gli ricordiamo che un altro grande film di qualità come Il figlio di Saul, premio Oscar come Miglior film straniero 2016, è uscito negli USA in due copie: è la normale vita di qualsiasi film di qualità europeo sul mercato americano.

Che infine, come si evince leggendo l’editoriale di Avvenire, la CEI consideri i propri giudizi pochissimo influenti sulla vita culturale (e sociale e politica) italiana, è una posizione la cui paradossale malizia neanche vale la pena commentare. O forse sì: POVERA CHIESA.

LEGGETE QUI per la recensione del film nella nostra rubrica Cinema STop.

@GingerPresident

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