TRISTEZZA E DARK ROOM

Una persona sola, triste, che prova a trovare una consolazione in una dark room… Proviamo a chiederci senza moralismi cosa rappresenta per noi gay il sesso in dark.

Questa è una lettera che non merita risposta. Sto naufragando nelle mia non accettazione. Tutto è un disastro: il lavoro, la vita privata, la salute. Sono confuso, il mio dolore mi distrae, non mi sento bene, ho paura. Sono debole,bassa autostima, bassa fiducia. Credo in realtà di possedere una celata volontà di autopunirmi. Ancora adesso tra i 30 e i 40 anni non ho avuto il coraggio di accettare la mia omosessualità. Sono stato solo. Mi sono chiamato fuori.

Qualche tempo fa sono entrato dentro la stanza buia di un locale. Era affolata di persone che cercavano di adattare la loro vista all’oscurità, che accendevano sigarette per illuminare i volti e i pacchi dei vicini. Ci si sfiorava, ho sentito una mano toccarmi la patta, una mano sulla spalla, qualcuno che mi sfiorava il sedere. Ho pensato fosse un gioco, ho visto od intravisto un ragazzo inginocchiarsi a succhiare l’uccello di un altro ragazzo. Ho desiderato farlo anch’io. Ho pensato di decidermi una buona volta e ciucciare il primo pisello a portata di bocca senza neanche dargli un nome e un volto se non quello della mia immaginazione, del mio desiderio di essere umiliato offeso. […]Non l’ho fatto. Ho pensato che l’avrei potuto fare quella volta e poi ancora la settimana seguente e poi più spesso e poi tutti i giorni e lsciarmi andare. Ho capito che volevo suicidarmi. Non l’ho fatto. Ho continuato a salvaguardarmi.

Ho bisogno di parlare. Niente avrebbe più valore di una carezza. Eppure queste dark ho l’impressione che per alcuni non siano che una porta verso l’autodistruzione fisica e morale. E’ il nostro disperato bisogno d’amore che ci porta a questo? Sesso muto anonimo al buio. Intendiamoci non è mia intenzione offendere o ferire la sensibilità di nessuno. Scusatemi se queste parole fanno male ma credo che ci sia bisogno di parlare. Quanti di noi si reprimono per poi improvvisamente sfogarsi e lasciarsi andare o rischiare di farlo per un rapporto senza neanche "come ti chiami?" Spero nessuno. Bisogna parlare, conoscersi, imparare a rispettarsi e a farsi rispettare. Io proprio non ci riesco. In qualsiasi situazione sono sempre il più debole, non capisco. Soffro sempre, qualsiasi cosa faccio, ho problemi di salute, sono al limite. Vedo il precipizio. […]Ho dentro una fortissima tensione a suicidarmi, mi sono rinnegato per una vita. L’ho fatto perchè avevo dubbi sulla mia sessualità, perchè non la desideravo, perchè avevo ed ho paura di tutto, perchè mi spaventa l’odio e l’aggressione, perchè mi sentivo diverso da chiunque altro. Siamo tutti diversi da chiunque altro. Bisogna stare tranquilli e parlarne, trovare le parole giuste per parlarne, così come bisogna trovare le persone giuste da accarezzare. Parlare con le persone fidate. Non ho più nulla da dare, nulla da dire.Vorrei dire a chi è più giovane e può fare ancora in tempo a salvarsi dalla solitudine, dalla roulette russa delle dark room, vorrei dire …. nulla. Di essere se stesso. Di essere se stesso, di rispettarsi, e non esitare a chiedere aiuto se ne ha bisogno. Nessun amore è differente da altri. O meglio tutti hanno lo stesso diritto di essere. Tutti hanno lo stesso diritto d’amare. Vorrei dire che voglio bene a tutti quelli che sono arrivati fino a qui, che hanno letto queste parole, questo sfogo che spero non abbia offeso nessuno. Ho freddo, mi viene da piangere, sopravviverò a questi giorni di novembre. Vorrei essere vivo.

Jimmy

Caro Jimmy,

la mia impressione è che molti ragazzi gay, proprio come succede a te, percepiscano le dark room come un luogo di dannazione nei quale andare a cercare "meritate" umiliazioni. In effetti, le dark room non possono essere considerate dei semplici posti neutri dove socializzare. Il loro stesso essere delle stanze buie dove si fa sesso senza conoscere l’identità del proprio patner può scatenare tutte le potenzialità del nostro mondo fantastico, erotico e non. E si sa, nei meandri della nostra fantasia possono celarsi eccitanti, inesplorate libertà, ma possono celarsi anche spaventosi fantasmi e possiamo non essere pronti a affrontare né le une, né tantomeno gli altri. Soprattutto per chi non è riuscito ancora a realizzare i propri sogni, per quanto banali possano essere, come avere degli amici gay fidati o poter vivere la propria omosessualità in maniera sufficentemente serena, infilarsi in una dark room può rappresentare non l’espressione di una curiosità sessuale, ma l’espressione di un disperato impulso all’autodistruzione. Come giustamente sottolinei tu, non tutti i bisogni possono essere risolti dalla sessualità. Il bisogno di essere ascoltati e capiti, il bisogno di intimità e solidarietà devono essere soddisfatti per la via maestra, ovvero creando rapporti di amicizia e d’amore. Se invece si cerca di rispondere al bisogno di amicizia con un rapporto sessuale, al bisogno d’amore con un rapporto sessuale, al bisogno di solidarietà con un rapporto sessuale, e così via, non ci si può che condannare alla frustrazione e, in ultima analisi, al disprezzo per una sessualità vissuta come mera coazione a ripetere.

Inoltre, già dai primi tempi della diffusione dell’infezione da virus Hiv, la comunità gay e lesbica internazionale ha visto svilupparsi una grande polemica tra i fautori delle dark room e delle bath houses e i loro detrattori. Questi ultimi, spesso attivisti della lotta all’Aids, sottolineavano la pericolosità di quei luoghi nei quali, a causa dell’atmosfera che vi si respira, è facile abbassare la guardia e lasciarsi andare a comportamenti sessuali non protetti. D’altro canto gli altri, spesso coinvolti in prima persona nel circuito commerciale, accusavano quegli stessi militanti di essere dei bigotti e di voler imporre una censura moralistica su un modo di vivere la sessualità che doveva essere considerato una conquista della liberazione sessuale degli anni ’70.

Sono comunque dell’opinione che siano necessarie delle "istruzioni per l’uso" delle dark room. Il punto di partenza non può che essere quello di stare a contatto con le proprie emozioni e di rispettarle. Se, come mi sembra sia vero per te, ci si sente fortemente depressi e senza speranza è inutile cadere nell’illusione che perdere la testa in una stanza buia ci possa alleviare dal dolore. Con molta probabilità questo non accadrà, al contrario la dark room potrebbe prestarsi fin troppo bene a svolgere la funzione di "luogo del delitto", dove ricercare, anche se in modo inconscio, la peggiore punizione: la sieropositività. E’ indispensabile tenere presente quindi che la dark room può essere adoperata senza danni da chi attraversa un periodo psicologicamente positivo, da chi non vive una situazione di isolamento affettivo o sociale, da chi ha sufficentemente fatto i conti con il proprio orientamento sessuale, ma che può essere invece un’ulteriore esperienza distruttiva per chi non è in pace con se stesso.

Una caratteristica dell’ambiente omosessuale italiano è di essere puramente ricreativo. Questo significa che gay, lesbiche e bisessuali, quando non separano totalmente vita pubblica e vita privata, tendono a frequentare altre persone omo e bisessuali quasi esclusivamente nei week-end e in situazioni sufficentemente anonime, come discoteche o bar, nelle quali non è facile conoscere persone nuove e entrare in intimità. Farsi degli amici può sembrare un’impresa anche perchè non esiste un vero e proprio circuito di servizi per la comunità all’interno dei quali sia possibile incontrarsi in un modo banalmente "normale", ad esempio tra colleghi di lavoro o frequentando lo stesso corso di yoga. Tuttavia non è il caso di scoraggiarsi. Per poter ridurre i danni provocati da uno stato depressivo avere dei rapporti umani significativi è fondamentale.Talvolta le associazioni gay e lesbiche offrono importanti occasioni di socializzazioni che è il caso di sfruttare, quando si ha bisogno rompere l’isolamento. Poi, una volta messi insieme i pezzi della propria vita, si può anche frequentare le dark room.

di Mirella Sandonnini