Vivere con il virus: “L’Hiv è stato una grande occasione per prendermi cura di me stesso”

Enrico ha molto sofferto all'inizio. Soprattutto a causa dello stigma. Oggi è felice: "Pretendo che le persone lo sappiano, vivere con Hiv deve essere normalizzato, i tempi sono davvero maturi"

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Vivere con hiv - la testimonianza di Enrico
Vivere con hiv - la testimonianza di Enrico
5 min. di lettura

Oggi si può vivere con l’Hiv dimenticando pure di essere positivi al virus. Sembra incredibile, poiché l’opinione pubblica è ancora molto distante da una piena normalizzazione dell’infezione da Hiv ed è colma di pregiudizi e paure nei confronti di chi vive con il virus. Abbiamo parlato con 3 persone che vivono con Hiv e ci hanno raccontato la loro storia.

Cosa significa U = U

Con il principio U=U (undetectable=untrasmissable, e cioè non rilevabile=non trasmissibile) si intende che le persone con HIV, che grazie alla terapia antiretrovirale raggiungono e mantengono livelli non rilevabili del virus nel sangue, non possono trasmettere il virus ad altre persone, nemmeno attraverso rapporti sessuali non protetti.

Abbiamo raccontato la storia di David, che ha argomentato quel che possiamo riassumere nella sua frase: “Non penso più al virus da quando prendo la terapia” –  qui per leggere la sua testimonianza. E vi abbiamo raccontato il tema dell’Hiv nella coppia, con la storia di Enrico.

Condividiamo qui un’altra storia, di un uomo gay che vive con l’hiv da tre anni e mezzo: Enrico Turchetti.

Vivere con hiv - la testimonianza di Enrico
Vivere con hiv – la testimonianza di Enrico

Enrico: “L’Hiv è stato una grande occasione per prendermi cura di me stesso”

Sono Enrico Turchetti, ho 37 anni e vivo a Bologna. Sono originario di Forlì ma ho vissuto a Londra per 13 anni. Sono un project manager e mi occupo di progetti europei per l’università di Bologna. Nel passato ho lavorato come giardiniere e interior design, che oggi sono la mia passione. Sono single, ma mi piacerebbe davvero molto avere un compagno. Vivo con l’Hiv da 3 anni e mezzo.

L’ho scoperto nell’aprile del 2021, subito dopo la pandemia, dopo 3 anni che non mi facevo un test. In precedenza mi facevo il test regolarmente, a Londra fare regolarmente i test di screening è normale e la maggior parte delle persone lo fa. Conoscevo molti aspetti dell’Hiv, sia attraverso amici, sia perché mi sono sempre informato, tanto che spesso sceglievo i miei partner sessuali tra le persone Hiv positive undetectable, perché sapevo che non mi potevano trasmettere il virus.

Vivere con hiv - la testimonianza di Enrico
Vivere con hiv – la testimonianza di Enrico

Decisi allora di tornare in Italia perché volevo disintossicarmi, ma prima della partenza ebbi un forte dolore alla gola con i linfonodi ingrossati, non riuscivo nemmeno a deglutire. Andai allora a fare un test per le infezioni sessualmente trasmissibili e risultai positivo sia all’Hiv sia alla sifilide.
Mi venne allora in mente che, durante la pandemia, ebbi una febbre molto alta per una decina di giorni, rimasi a letto senza riuscire nemmeno a muovermi. Pensavo si trattasse di covid, ma molto probabilmente fu la mia sieroconversione dell’Hiv.

Dopo un mese cominciai la terapia. Inizialmente prendevo 2 pillole perché la mia situazione immunitaria era piuttosto compromessa. Dopo 3 anni e mezzo che prendevo meth tutti i giorni il mio corpo era debole e non aveva reagito all’infezione da Hiv.

La disintossicazione è stata la cosa più difficile, credo che invece l’Hiv sia stato un’occasione per prendermi cura di me stesso.

Mi svegliavo tutti i giorni alle 7.30 per prendere la terapia e stavo sempre meglio. Avevo i sensi di colpa, ero il figliol prodigo che stava tornando in Italia:

il figliol prodigo gay con l’Hiv torna da mamma e papà.

Ma poi ho fatto il mio piantino e mia mamma è stata davvero fantastica, l’unica cosa che mi chiese fu: “Cosa dobbiamo fare?“. Mi è stata davvero di grande aiuto, mi ha supportato nel decidere cosa dovevo fare e nel prendere in mano la mia vita, ma lasciando sempre a me lo spazio di decidere.

In quel periodo delle volte mi sentivo sporco, mi facevo un sacco di docce per togliere via quella brutta sensazione e lavare via l’Hiv. Sapevo che l’Hiv non si trasmetteva con la coabitazione, ma ero sempre attento a usare il mio bicchiere, razionalmente sapevo che non c’erano rischi, ma avevo comunque paura di poter essere pericoloso per le persone che amavo.

 

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Decisi allora di chiamare il BLQ checkpoint di Bologna, la mia dottoressa era bravissima e mi confortava e rispondeva ai miei dubbi. Tuttava avevo bisogno di confrontarmi con pari e di fare qualcosa per gli altri. Al BLQ mi sono sentito subito a casa, e di lì a poco mi sono trasferito a Bologna con il mio nuovo lavoro e l’impegno come volontario al checkpoint.

Rispetto all’Hiv, oggi me la vivo super bene, direi proprio che non me lo ricordo tutti i giorni. Prima non sapevo come dirlo alle persone, ero imbarazzato e spaventato, ora invece non mi pongo neanche il problema. Sono sempre rilassato. So che non lo devo dire per forza, ma nella realtà dei fatti poi ne parlo e lo dico quasi sempre.

Pretendo che le persone lo sappiano perché vivere con Hiv deve essere normalizzato, i tempi sono davvero maturi.

Oggi ho superato anche le mie paure irrazionali, la mia razionalità e la mia pancia sanno che grazie alla terapia efficace non posso trasmettere il virus e che l’Hiv non è niente altro che un virus, un’infezione e nulla più. Come dice mia mamma: “Non ci facciamo mai mancare niente, meglio averle le cose se poi si affrontano“.

Da qualche settimana ho iniziato la terapia long acting, sono stato sempre aderente con la terapia, ma con un’iniezione ogni due mesi quel minimo di ansia che mi causava la possibilità di dimenticarmi di prendere la pillola quotidianamente, è scomparsa. Ho molta fiducia nella medicina e nei progressi scientifici, quindi mi aspetto nuovi miglioramenti nei prossimi anni.

Normalizzare il vivere con Hiv per me non vuol dire minimizzare, è un virus e lo può prendere chiunque. E poi tra le tante patologie, non è poi così tremenda, l’obiettivo della normalizzazione oggi deve essere quello di rendere le persone più consapevoli e con maggior conoscenza. Io fortunatamente ho avuto una buona educazione e non sono mai stato sprovveduto nell’ambito della salute sessuale. Mia madre è molto cattolica, ma abbiamo sempre parlato di tutto in famiglia, anche di sesso. Affrontare tutte le cose porta alla più bella versione della normalità.

Per il futuro voglio continuare a impegnarmi in quest’ambito come volontario, quando moriamo è tutto finito e prima di allora voglio continuare a condividere con il prossimo le mie energie e il mio tempo:

Perché l’Hiv per me non è stata una mera disgrazia, ma una grande occasione.

E poi, mi piacerebbe tanto avere un compagno, essere sereni e rilassati e invecchiare insieme. Magari avere anche dei figli, ci ho sempre pensato. Vorrei essere come mamma, che dopo tanti anni è ancora così innamorata e vive nell’amore.

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diego deserti 26.3.24 - 8:09

Buongiorno. Non mi risulta assolutamente che il checkpoint di Bologna abbia chiuso. Potete facilmente verificare. Cordiali saluti

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