“No bandiere rainbow e manifestazioni di affetto in Arabia Saudita”, la richiesta del Barcelona ai suoi tifosi

I petrodollari che puzzano di omobitransfobia si sono comprati lo sport più amato al mondo, prendendo a calci i diritti.

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Polemiche per la richiesta del Barcelona di non esporre bandiere rainbow in Arabia Saudita - nella foto Joao Felix (dal profilo IG @fcbarcelona)
Polemiche per la richiesta del Barcelona di non esporre bandiere rainbow in Arabia Saudita - nella foto Joao Felix (dal profilo IG @fcbarcelona)
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Da sempre in difesa dei diritti LGBTQIA+ e tra le squadre più celebri al mondo nonché titolate di Spagna, con 17 scudetti, 5 Coppe dei Campioni/Champions League, 4 Coppe delle Coppe, 5 Supercoppe UEFA e 3 Coppe del mondo per club, anche il Barcellona che fu di Messi e Ronaldo si è dovuto piegare ai petrodollari dell’Arabia Saudita che puzzano di omobitransfobia.

Il club blaugrana è infatti sbarcato a Riyadh per giocare la Supercoppa di Spagna. Domani la squadra allenata da Xabi Alonso dovrà incontrare l’Osasuna all’Al Awal Park at King Saud University. Per l’occasione il club ha diramato un comunicato rivolto ai propri tifosi, ricordando loro cosa fare e non poter fare onde evitare di finire in prigione.

Si raccomanda rispetto e cautela nei comportamenti pubblici e nelle manifestazioni di affetto. Un comportamento indecente, compreso qualsiasi atto di natura sessuale, potrebbe avere conseguenze legali per gli stranieri. Anche le relazioni tra persone dello stesso sesso e le manifestazioni di sostegno al gruppo Lgbtqia+, anche sui social media, possono essere motivo di sanzione”. “Inoltre bisognerà evitare il consumo, la vendita o l’acquisto di sostanze stupefacenti e di alcool, perché severamente punibili. Al di là degli stand riservati bisognerà inoltre rispettare le consuetudini ed evitare grandi assembramenti, soprattutto in luoghi pubblici o religiosi, perché sono vietate le attività che il governo considera contrarie alla quiete pubblica”.

Norme di comportamento standard per l’Arabia Saudita, comparse sul sito ufficiale del Barcellona, club che nel corso degli ultimi anni si è più volte speso contro l’omobitransfobia nel calcio.

"No bandiere rainbow e manifestazioni di affetto in Arabia Saudita", la richiesta del Barcelona ai suoi tifosi - Barcellona - Gay.it
Barcellona

Indimenticabile il mitico Nou Camp marchiato dall’arcobaleno, così come il logo del club, la fascia di capitano, le magliette dei giocatori. “Pride e Respect“, si leggeva nel giugno del 2021 sull’account social del Barcellona, con una bandiera rainbow ad avvolgere il mitico logo. Nell’estate del 2022 il club ha issato 22 bandiere del Progress Pride sul Nou Camp,  “per aumentare la consapevolezza del sostegno del club alla diversità sessuale e di genere”. Sempre nel 2022 per celebrare la giornata mondiale contro l’omobitransfobia il Barcellona si è attivato con iniziative ad hoc, firmando un accordo di partnership con l’associazione Panteres Grogues, modificando anche i vari propri statuti, prevedendo laboratori di sensibilizzazione con gli staff tecnici delle squadre di pallamano, basket, hockey su pista e  ovviamente calcio.

"No bandiere rainbow e manifestazioni di affetto in Arabia Saudita", la richiesta del Barcelona ai suoi tifosi - barcellona rainbow - Gay.it

Un anno e mezzo dopo l’Arabia Saudita con i suoi miliardi di dollari da poter sperperare si è comprata non solo l’Expo 2030, ma anche il calcio internazionale. Dopo la SuperCoppa di Spagna anche la SuperCoppa Italiana si giocherà a Riyadh, con 4 squadre impegnate, ovvero Napoli, Lazio, Inter e Fiorentina. L’avviso diffuso dal Barcellona sarà probabilmente condiviso anche dai nostri club, rivolto ai tifosi nostrani che vorranno seguire la propria squadra del cuore, evitando possibilmente il carcere. Perché in Arabia Saudita l’omosessualità è illegale, punita con la reclusione, punizioni corporali giudiziarie eseguite in pubblico fino a giungere, nei casi più gravi, alla pena di morte.

E nel 2034 proprio qui si giocheranno i mondiali di calcio.

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