Calabria: pochi alla fiaccolata per la bambina stuprata dal branco. Il paese omertoso sta coi maschi

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Nell'incredibile vicenda pochi sembrano salvarsi dalla morsa asfissiante di sessismo, omertà e ignoranza.

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Melito di Porto Salvo (Calabria)“Se l’è cercata!”.“Ci dispiace per la famiglia, ma non doveva mettersi in quella situazione”. “Sapevamo che era una ragazza un po’ movimentata, una che non sa stare al posto suo”. Il parroco Benvenuto Malara, davanti alle telecamere: “Purtroppo corre voce che questo non sia un caso isolato. C’è molta prostituzione in paese”.

Hanno violentato la bambina per tre anni di fila. L’hanno violentata in nove, a turno e insieme. Tenendola ferma per i polsi e poi obbligandola a rifare il letto. “Non avevo più stima di me stessa. Certe volte li lasciavo fare. Se mi opponevo, dicevano che non ero capace. Mi veniva da piangere. Mi sentivo una merda”. Andavano a prenderla all’uscita della scuola media Corrado Alvaro, caricavano la bambina in auto e andavano al cimitero, oppure sotto un ponte o in una casa in montagna.

All’inizio di questo abominio la bambina aveva 13 anni. Ora ne ha compiuti 16. Una settimana fa, annunciando l’arresto degli stupratori, il procuratore capo di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, ha detto: “Questo territorio sconta un ritardo costante. C’è una mancanza di sensibilità. Anche i genitori sono stati omertosi. Tutti sapevano”.

Ieri sera è stata organizzata una fiaccolata in piazza davanti alla stazione: soltanto quattrocento le persone presenti su 14 mila residenti, molti tra l’altro sono arrivati da altri paesi. Il sindaco Giuseppe Meduri è salito sul palco ed ha attaccato la giornalista Giusy Utano del TgR Calabria: “Certe ricostruzioni uscite sul servizio pubblico ci hanno offesi”, perché in una delle interviste raccolte una signora ha detto: “Sono vicina alle famiglie dei figli maschi. Per come si vestono, certe ragazze se la vanno a cercare”.

Il padre della ragazzina, presente ieri alla fiaccolata,  ha detto: “Purtroppo mi aspettavo questo tipo di partecipazione. Tante volte avrei voluto andarmene da questa situazione. Non mi piace usare la parola schifo, perché a Melito ci sono cresciuto. Ma se potessi, certo, se non avessi il lavoro, prenderei mia figlia e la porterei lontana. Abbiamo cercato solo di difenderci“. In realtà pare ci siano stati molti tentennamenti, anche da parte della famiglia della bambina. Un clima omertoso iperesteso dunque, che non risparmia quasi nessuno.

Uno degli stupratori si chiama Giovanni Iamonte, “rampollo di un esponente di spicco della locale cosca della ’ndrangheta, soggetto notoriamente violento e spregiudicato”. Un altro si chiama Antonio Verduci, ed è figlio di un maresciallo dell’esercito. Un altro stupratore è Davide Schimizzi, fratello di un poliziotto, intercettato, si è rivolto al proprio al fratello per un consiglio, che prontamente ha ottenuto: “Quando ti chiamano, tu vai e dici: non ricordo nulla! Non devi dire niente! Nooooo. Davide, non fare lo ”stortu”. Non devi parlare. Dici: guardate, la verità, non mi ricordo. E come fai a non ricordare? Devi dire: sono stato con tante ragazze, non mi ricordo!”.

La bambina non mangiava più e non andava quasi più a scuola. Il vecchio preside Anastasi ha detto: “Una situazione squallida, ma all’omertà non ci credo”, mentre il nuovo preside Sclapari: “La scuola non c’entra, ognuno deve pensare alla sua famiglia”. Mentre frequentava un istituto di Reggio Calabria, la bambina ha scritto un tema sui suoi genitori. È stata lei stessa a spiegare alla psicologa cosa ci fosse scritto: “I miei genitori si stavano separando. E nonostante io non abbia detto niente per proteggere anche loro, ero un po’ arrabbiata perché loro comunque non si sono mai accorti…”.

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