Coming out day: dichiarati, lo sgabuzzino puzza

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Volete delle buone ragioni per uscire allo scoperto? Ve le spiega Giorgio, 16 anni

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La prima cosa a cui si pensa nel momento in cui si scopre di essere gay/bisex/* è: “Non c’è bisogno che gli altri lo sappiano, riguarda me. Gli etero non sbandierano in faccia a tutti la loro eterosessualità”.

Poi passano i mesi, a volte gli anni, ed osservi che non dichiarare il tuo orientamento ti porta a mentire su gran parte della tua vita – dato che sì, gli eterosessuali sbandierano in faccia a tutti il loro orientamento sessuale. E tu non lo fai, perché “non è una parte importante di te”.

Se sei un adolescente, inizi a comprendere che a scuola l’argomento principale di conversazione è la vagina. Che i ragazzi della tua classe passano le loro giornate a elencare il nome e il numero delle ragazze che si farebbero insieme, magari aggiungendoci anche qualche amico. E così, solo per rendersi un po’ più rozzi e insensibili, aggiungono un “al contrario di quei ricchioni che lo prendono in culo”.

Se sei un adulto, ti rendi conto che per quanto tu possa amare qualcuno niente e nessuno nel tuo Paese potrà ufficializzare una tua unione con lui. Ti rendi conto che qualsiasi sentimento tu possa provare, qualsiasi genitorialità tu possa desiderare, non arriverà mai semplicemente per i genitali del tuo compagno.

E inizi a porti qualche domanda sull’importanza del dichiararsi. Inizi a credere che magari nascondersi finora è stata una paura interiore di scoprire cosa gli altri pensavano di questa parte di te, che magari era solo un modo per minimizzare quello che è il sentimento più forte che l’essere umano possa provare: l’amore. E sì, non c’è niente di male a farlo argomento di discussione, manifestazione e tanto altro.

E poi ti dichiari. E i tuoi familiari/amici si schierano. Sì, come se tu fossi un orientamento politico, esatto.

Avrai la parte che ti dirà “sì, vabè, sei mio fratello, ma sappi che non condivido le tue scelte di vita” e la parte che ti dirà che a loro non cambia niente e che, anzi, sono stati felici della sincerità che hai avuto nei loro confronti. Da quel momento, loro citeranno l’omosessualità più di quante volte voi vi siate domandati se siete gay o meno. Ne diventeranno ossessionati. Non capiranno cosa vi passa per la mente. E, prima o poi, ve lo chiederanno. Vi chiederanno spiegazioni. E voi completerete il vostro coming out.

E potrete finalmente evitare di nascondere chi siete.

Questa è la visione utopistica, mischiata con il semplice ottimismo che diverse persone stanno cercando di portare all’interno della nostra società attuale. Ora vediamo quella negativa.

E poi ti dichiari. Il mondo ti crolla addosso. Non c’è nessuno a dirti che non sei un mostro, non c’è nessuno che ti sostenga, la tua famiglia è distante, i tuoi amici sono assenti, a scuola subisci discriminazione e violenza verbale o fisica. Ti nascondi, trovi che il nascondiglio sia l’unico posto in cui sentirti riscaldato da te stesso, dalla tua paura e dai tuoi malesseri. E ci resti. Ci resti fino a quando qualcuno non decide di appiccare un incendio mentre tu sei lì, e non pensi che uscire dalle fiamme valga la pena, perché pensi che tu non vali la pena di esistere.

Questa, esattamente questa, è una di quelle cose che si chiama: avere fallito. Noi, come umani e come parte di una comunità, dobbiamo fare in modo che, al massimo, la situazione che si verifichi sia la prima; dove una parte prende so schiera con te a priori, e l’altra si rende conto che l’unico modo per togliersi ogni dubbio è confrontarsi apertamente con te.

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Il coming out day è solo un giorno. E’ una ricorrenza nell’anno. Ma rappresenta la bellezza di poter uscire allo scoperto. Del poter decidere che l’armadio non fa più per voi, che qualsiasi cosa vi aspetti fuori, voi potete cambiarla. Potete stringere i denti e continuare a combattere per poter esprimere voi stessi e, dopo che avrete passato questo brutto momento e sarete rinati come delle fenici, combattere affinché gli altri non subiscano ciò che voi avete subito (ad esempio con i corsi di sensibilizzazione nelle scuole). E’ quello che succede da mesi, anni. E’ quello che deve continuare a succedere.

Per cui, tu, ragazz* che non sei dichiarat* come gay, bisessuale, lesbica, transessuale, pansessuale, o qualsiasi altra lettera dell’enorme sigla completa LGBT+, questo potrebbe essere il giorno giusto. Dipende da te, e almeno se lo fai oggi potrai dire di ricordarti esattamente il giorno del tuo coming out (che è come un compleanno)!

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