Grillo, che ti salta per la testa?

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Chiamarci "busoni" contribuisce alla corrosione dei bordi che definiscono la civiltà. E il fatto che qualche gay non si indigna non deve autorizzare i politici ad essere linguisticamente...

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L’atteggiamento più pericoloso, tanto per una persona quanto per un gruppo è la permalosità. Questa ci rende antipatici e vulnerabili. Molto spesso però è difficile distinguere una battuta da un insulto. Quindi "At salut, buson!" detto da Grillo a Vendola concludendo un suo comizio a Bologna come dovremmo intenderla? Una battuta da accogliere con bonaria sufficienza o un insulto da catalogare nello stesso faldone che raccoglie quelle ben più infelici di premier, sottosegretari e ministri della nostra repubblica da Bagaglino?

Francamente a me non interessa se si è trattato di un rigurgito da comico dovuto al troppo Yomo mangiato negli anni ’80 (del resto è da allora che non strappa più una risata neppure se lo si vedesse precipitare dalle scale) o se invece è stata una battuta detta coscientemente. Le parole contano e la cultura di una società progredita si definisce anche dei termini con i quali ci rivolgiamo alle persone. È vero che lo sviluppo della coscienza omosessuale qui da noi è ferma al Pleistocene (motivo per il quale molti di noi non avvertono alcuna sensazione di disagio di fronte a una frase del genere) ma varrebbe la pena di fare una piccola e chiarissima considerazione per avere la misura di come i gay, a destra a manca di sotto e di sopra, vengano considerati.

Avete mai sentito un presidente della Camera dare la parola a qualche deputata dicendole: "Prego troia, prenda la parola". Vi è mai capitato di ascoltare un comizio di sindacalisti nel quale ci si rivolgesse agli immigrati apostrofandoli, seppur per amor di battuta, con un bel "Cari negri"? E potremmo andare avanti con gli aggettivi per molte altre categorie la cui semantica va ben oltre il significato in sé diventando veri e propri insulti. Per i gay pare invece che questa ammirabile attenzione non debba essere impiegata.

Forse perché diamo un’immagine di mattacchioni sempre allegri e pronti a fare battute ma allora che dire dei neri che hanno il ritmo nel sangue o del fatto che la verdura oggi non ha più il sapore di una volta? Forse davvero Grillo non intendeva essere sgarbato con Vendola ma allora sarebbe quasi un’aggravante più che una giustificazione.

Se infatti ai concorrenti del Grande Fratello non è richiesta una sensibilità dialettica né senso del rispetto, quando queste doti mancano a un personaggio politico che inveisce fino a farsi gonfiare la giugulare per accusare il malcostume dei nostri politici la cosa diventa ben più grave. Un paese che voglia essere definitivamente civile non può permettersi di sdoganare termini come "froci", "rotti in culo" o "busoni" perché è la stessa sciatteria linguistica che consente alla Santanché di apostrofare una magistrato come "metastasi" sociale contribuendo così alla corrosione dei bordi che definiscono la civiltà.

Che poi la comunità omosessuale nazionale, nella sua larga parte, non si indigni trovando questa ed altre ben più gravi esternazioni del tutto irrilevanti non deve dare adito a nessuno di poter usare offensive terminologie da trivio in un comizio che vorrebbe invece avere una finalità ben più alta.

L’educazione di un popolo si misura con l’attenzione che rivolge alle sue minoranze non solo nelle azioni (e mi pare che in Italia non ce ne siano affatto) ma anche nelle parole e sarò quindi musone io ma francamente vorrei che i rappresentanti e i candidati politici del mio paese si limitassero a proporre e realizzare validi programmi di sviluppo invece che sembrare dei provinanti de "La sai l’ultima?".

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