Monsignor Rigon: “Io frainteso, parlavo di famiglia”

di

Dopo gli esposti delle associazioni e l'indignazione degli psicologi, Vicario Giudiziale del Tribunale Ecclesiastico Ligure tenta la carta del fraintendimento: "Mi riferivo a gay che sposano etero".

11008 0

"Le mie parole sono state travisate. Non ho mai definito l’omosessualità una malattia o un male da estirpare. Ma io sono il presidente del tribunale ecclesiastico e dal mio punto di vista l’omosessualità è un problema se si manifesta all’interno della famiglia". E’ questa la replica di monsignor Paolo Rigon, al centro di una accesa polemica mediatica in seguito a sue dichiarazioni pubbliche sul tema dell’omosessualità rilasciate in occasione dell’apertura dell’anno ecclesiastico.  Dopo le dichiarazioni di Rigon, Arcigay e Arcilesbica Genova e GayLib Liguria avevano presentato esposti agli ordini degli psicologi e dei medici, mentre la Casa delle legalità aveva sporto denuncia presso la procura di Genova contro l’alto prelato per diffamazione aggravata dalla discriminazione sessuale e violenza privata.

"Monsignor Paolo Rigon non intendeva offendere alcuno. Non ha parlato nella maniera più assoluta di omosessualità come male da estirpare – ha detto durante una conferenza stampa l’avvocato Michele Ispodamia -. Quello che ha detto lo ha pronunciato come presidente del tribunale ecclesiastico che ha il compito di tutelare la salvaguardia e l’integrità delle famiglie. Monsignor Rigon – ha aggiunto il penalista – ha parlato di omosessualità come di un problema per le famiglie nel momento in cui si manifesta in uno dei due coniugi, ovvero quando una persona già omosessuale contragga matrimonio con una persona eterosessuale". L’avvocato Ispodamia sostiene che "non sia assolutamente configurabile alcun reato nelle frasi dette da monsignor Rigon. I reati che vengono confusamente adombrati nell’esposto parlano di diffamazione aggravata dalla discriminazione sessuale e violenza privata ma non c’è assolutamente alcun titolo configurabile nelle parole di monsignor Rigon".

Il porporato aveva effettivamente fatto riferimento al matrimonio tra un eterosessuale ed un omosessuale, ma parlando di "omosessualità incancrenita" che non può essere superata. "Il problema dell’omosessualità – aveva dichiarato Rigon – è indotto, perché non si nasce omosessuali". Quindi, "l’omosessualità bisogna prenderla dall’inizio perché se presa dall’inizio, eccome se si può superare" e "dall’inizio vuol dire dal momento in cui in qualche modo ho questo problema". Il modo per superare il problema è "attraverso la psicoterapia". Invece, "quando purtroppo l’omosessualità è incancrenita è difficile".

"Vediamo nella conferenza stampa di oggi l’inizio di una volontà di chiarimento e di dialogo quindi oggi non è da parte nostra una giornata di polemiche – dichiara in una nota Valerio Barbini, presidente di Arcigay Genova, vogliamo solo, con serenità, riproporre la richiesta di un incontro. Dovrebbe essere arrivato ieri o oggi l’invito della Presidente dell’Agedo Rita De Santis presso la sede del Tribunale Ecclesiastico. Sarebbe davvero importante per affrontare inseme anche le questioni di cui sopra".

"I nostri esposti chiaramente proseguono – continua Barbini – e credo sia importante, per noi come per Mons. Rigon e per la Curia, che chi di dovere faccia chiarezza sugli aspetti li affrontati. Non possiamo non pretendere estrema chiarezza dalle istituzioni preposte".

"Speriamo davvero – conclude il presidente – che la possibilità di un incontro si concretizzi al più presto, e che il nostro ottimismo sia fondato".

Leggi   Giulia De Lellis ci ricasca: "Ma lui è gay o normale?"
Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...