Torino: la seconda edizione del festival erotico Fish & Chips è già un successo

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Sala piena per la cerimonia di apertura al Cinema Massimo con lo psichedelico cult d’animazione Belladonna of Sadness. Le sorprese queer sono tra i cortometraggi.

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Altro che gelo, a Torino le temperature sono ‘hot’. Sala colma e atmosfera frizzante: è stata un successo l’inaugurazione della seconda edizione del Fish & Chips, il Festival Internazionale del Cinema Erotico e del Sessuale diretto da Chiara Pellegrini che si svolgerà fino a domenica al Cinema Massimo di Torino a due passi dalla Mole Antonelliana.

È stato scelto per l’apertura uno psichedelico film cult d’animazione del 1973 restaurato in 4K, Belladonna of Sadness di Elichi Yamamoto, ambientato in Francia nel Medioevo dove l’avvenente Jeanne perde la verginità violentata dal barone del villaggio che l’accusa di stregoneria. Decisa a vendicarsi anche dell’amputazione della mano sinistra di Jean, il suo amato, Jeanne entra in contatto nientemeno che col diavolo: la scena del rapporto sessuale con Satana è ipnotica e suggestiva, con lo schermo invaso dal colore rosso. È affascinante riscoprire un’opera fondativa dell’animazione giapponese, con disegni raffinati che s’ispirano alla pittura di Schiele e Klimt, influenze filmiche alla Yellow Submarine e un erotismo lisergico estremamente elegante.

Belladonna of Sadness è stato preceduto dal sensuale cortometraggio Peep Show di Rino Stefano Tagliafierro in cui celebri dipinti quali L’origine del mondo di Courbet prendono vita liberando le pulsioni sessuali dei protagonisti ritratti.

In giornata abbiamo visto il primo film in concorso, il banalotto porno australiano Momentum – Vol. 4 di Michelle Flynn, quarto episodio della saga hard premiata agli Xbiz e ai AVN Awards, composto da due esili storielle che definire sceneggiate sarebbe già un complimento. Una ragazza fa l’autostop nel deserto per andare a trovare una compagna di scuola che nel frattempo fa la voyeuse di un amplesso in un capanno abbandonato fra un ragazzotto e una sua amica. L’unica scena degna di rilievo è la paradisiaca copula lesbica del finale in mezzo a cascatelle e natura rigogliosa: il resto è pura noia.

A seguire uno scult melodrammatico del 1989, La Cintura di Giuliana Gamba, una delle pochissime registe porno italiane, di cui abbiamo visto il rarissimo trailer del suo hard Pornovideo la cui copia originale è andata smarrita. Tratto da un’opera teatrale di Alberto Moravia, La Cintura racconta il rapporto passionale sadomasochista tra una ragazza instabile, Bianca (una bellissima Eleonora Bigliadori) che gode nell’essere picchiata con una cintura e un americano che insegna italiano, Vittorio (James Russo, attore del tarantiniano Django Unchained). Si amano alla follia, ma sono botte da orbi: lei lo denuncia e lui, in un lungo flashback in tribunale, cerca di convincere la giudice (Anna Bonaiuto) che la sua violenza in realtà era una forma d’amore. Venduto come softcore all’italiana, è in realtà castissimo e ha qualche velleità intellettuale – alla sceneggiatura c’è anche Francesca Archibugi – che gli conferisce una certa dignità: e in tempi di femminicidi a nastro riscoprirlo potrebbe essere occasione di dibattito.

Ma è tra i cortometraggi che troviamo molto materiale queer e la dimostrazione che la nuova generazione è molto fluida sessualmente: nella prima slot della sezione più spinta denominata ‘Corti – XXX’ ben quattro opere su cinque sono a tematica LGBT. La migliore è la prima, l’australiana Breathtaking di Morgana Muses in cui scopriamo una tecnica tantrica di controllo del respiro che causa orgasmi a catena, a giudicare almeno dalle reazioni della protagonista, la regista stessa, una corpulenta signora agée a cui l’amante donna (o terapista?) di colore pratica questa tecnica chiudendole il naso con le dita, immergendola nell’acqua di una vasca da bagno, baciandola appassionatamente, eccitandola con una mano. La regista riesce a creare un’insolita atmosfera assai sensuale di eros diffuso: si direbbe che la tecnica funzioni egregiamente!

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L’autore estremo tedesco Jan Soldat ci fa sorbire invece persino un rimming scatofilo – rischio di vomito in sala – nell’algido documentario Coming of Age in cui una coppia frollata di uomini racconta le sue pratiche di regressione infantile in cui uno mette il pannolone all’altro, lo fa sollazzare col suo orsetto preferito, lo deposita nel box per bambini. Soldat il provocatore, come sempre, vuole stupire e choccare ma il suo cinema sa di vecchio – cose che Ulrich Seidl faceva vent’anni fa – e non ha alcuna empatia nei confronti dei due anziani (anzi, è persino pericolosa ideologicamente questa ossessione sull’Epido non risolto dei gay). Unico momento di pallida umanità, quando i due raccontano di essere stati sposati per una vita e di avere dei figli: “Mi sono reso conto di aver vissuto una vita che non era la mia” dice uno dei due. Bocciato.

È invece perturbante l’americano Blown (Succhiato) di Buck Angel, nota pornostar in transizione FtoM, noto come ‘L’uomo con la fica’. Si tratta di una particolare lezione di fellatio reciproca tra Buck Angel e un altro trans in cui si spiega come dare godimento orale ai super-clitoridi quasi fallici ingranditi dalle cure di testosterone. Ormai al cinema abbiamo visto davvero di tutto, eppure i primi piani di questi pompini gender fanno una certa impressione.

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