BUDDHA BAR, NEL CUORE DELLA MUSICA

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Parigi: un ristorante che da luogo fisico si trasforma in occasione di conoscenza dei ritmi e della cultura musicale del mondo. La colonna sonora del Buddha Bar, secondo...

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Un ristorante che si prende per un posto d’incontro, e di scambio, e da luogo fisico si trasforma in occasione di conoscenza spirituale per le diverse culture e ritmi del mondo. Sembrerebbe presunzione… prima di aver ascoltato i dischi che ne fanno la colonna sonora: Buddha Bar, arrivato in questi giorni al secondo volume è più che una raccolta di canzoni e molto più che una compilation, un viaggio.

Prendete le valigie, e lasciatele lì. Quella che deve partire è la mente. A Parigi (dove, altrimenti? in quale altro posto tanta grandeur e tanta misura trovano spazio?) vicino a place de Concorde, il DJ (se così si può dire) Claude Challe arreda di suoni la grande sala di un ristorante, dominata da un’enorme statua d’oro del Buddha. Dicono che non è difficile incontrarvi, come fossero clienti e commensali uguali agli altri, Hugh Grant, Liz Hurley, Andy McDowell. Naturalmente, non è un fast food, né per prezzi né per qualità delle emozioni.

Ogni raccolta comprende due CD: il primo “Buddha’s Dinner” più morbido e rilassante, dedicato al momento della cena e “Buddha’s Party” dove i ritmi accelerano e le percussioni aumentano in incisività, sempre con garbo e misura.

Buddha Bar (primo volume) parte con Craig Armstrong, arrangiatore per le parti orchestrali di molti brani di Madonna, passa per i Pink Martini, gruppo americano di lounge e intrattenimento sofisticato- o Nusrat Fateh Ali Khan, cantante mistico pakistano che ha fatto parte della Real World di Peter Gabriel. Per arrivare fino a Malik Adouane, cantante pop arabo che esegue una versione araba, incantatrice e mozzafiato, di “Shaft”: sì sì, il cavallo di battaglia di Isaac Hayes… cantato in arabo. Lungo il percorso molte canzoni arrivano delle tradizioni religiose e delle culture più lontane.

Ne mantengono tutto il fascino, rivestite in chiave moderna: come fossero state composte pochi giorni fa, e dovessero suonare per sempre…

Buddha Bar II, di qualità uguale, è forse un po’ più difficile, con ancor meno compromessi verso la musica già conosciuta dal grande pubblico. Del resto, una musica così invita alla scoperta, spirituale e materiale in armonia, come insegna il buddhismo.

In questo senso, l’operazione Buddha Bar non ha nulla a che vedere con scemenze e vaneggiamenti “new age” ma è piuttosto un invito a pensare, a rispettare scendendo a compromessi e prendendo parte attiva criticamente alla società dei consumi. E se il ristorante non è alla portata di tutti o Parigi non è dietro l’angolo, abitiamo tutti nella stessa casa, il Mondo.

L’unico problema di dischi come questi, oggetto di culto in tutto il mondo è forse la reperibilità. Per chi non vive nelle grandi città, non sono (per ora) pubblicati da una major discografica e vanno cercati nei negozi d’importazione, o ordinati (l’importatore per il ns. paese si chiama Black&White). Oppure, ordinati via Internet…Ma ne vale la pena.

Se la definizione “musica d’ambiente” ha un senso, questo che Buddha Bar evoca è un posto proprio speciale!

Un’invito alla dolcezza e allo scetticismo dalle note di copertina…

Come dice Buddha (Kamala Sutta) “Non prendete alla lettera le tradizioni, anche quando sembrano rispettate da più generazioni. Non credete a qualcosa solo perché molti ve ne parlano. Non prestate fede ai saggi del passato. Non date valore a quel che avete immaginato pensando che sia stato un Dio a ispirarvelo. Non credete all’autorità di chi comanda o a quella dei preti. Dopo aver esaminato, credete a quello che voi avete sperimentato e riconosciuto come ragionevole: farà senz’altro il vostro bene e quello degli altri”.

Buddha Bar è un posto dove anche noi possiamo stare bene, no?

Per cercare il disco su Internet

www.bol.fr

www.fnac.fr

Indirizzo:

Buddha Bar, 8 rue Boissy d’Anglas, Paris 8; tel: 01.53.05.90.00 Chiuso Domenica mezzogiorno. Carte di credito: tutte. Prezzo medio : 190/360 franchi, servizio compreso e vini esclusi.

di Paolo Rumi

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