Osvaldo Supino: “La musica è la mia più importante terapia” – intervista

Con il brano "Te e Me" rappresenterà l’Italia al Festival di Viña del Mar.

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Osvaldo Supino
Osvaldo Supino - Ufficio stampa
10 min. di lettura

Cantautore e produttore, ma anche uno dei maggiori riferimenti per la lotta al bullismo e cyberbullismo, oltre che un attivista dei diritti umani e della comunità LGBTQ+, amatissimo in Italia ma soprattutto all’estero, Osvaldo Supino è pronto a rappresentare l’Italia al Festival di Viña del Mar con il brano “Te e Me“.

Per l’occasione, noi di Gay.it lo abbiamo incontrato tra le mura della sua casa milanese a qualche giorno dalla sua partenza per il Cile.

Nella nostra lunga e intensa chiacchierata c’è stato modo di scoprire qualcosa in più della sua vita privata, sulla sua infanzia e sul suo rapporto con la sua famiglia, oltreché sulle origini della sua passione per la musica e sulle emozioni che sta provando in vista di approdare su quel palco così prestigioso che nel corso degli anni ha consacrato la carriera di artisti come Laura Pausini, Raffaella Carrà e Ricky Martin.

Insomma, un viaggio nel magico mondo di Osvaldo Supino fatto di note musicali, sogni e amore per la vita.

Buona lettura!

Leggi l’intervista a Osvaldo Supino subito dopo la foto…

Osvaldo Supino
Osvaldo Supino – Ufficio stampa

Osvaldo Supino: “La mia passione per la musica è nata quando ero ancora nella pancia di mia madre”

Che bambino sei stato?

Se ripenso a me da piccolo mi viene in mente un bambino molto timido. Una caratteristica del mio carattere che, devo ammettere, ho mantenuto negli anni e che mi accompagna anche oggi, anche quando sembro tranquillo e spigliato.

 

Quando è nata la tua passione per la musica?

La mia passione per la musica è sempre esistita, sin da quando ero piccolo. Una passione che non è mai stata spinta dalla voglia di essere famoso, ma solo dalla voglia di cantare. E ci tengo a sottolinearlo perché si tratta di due cose distinte e soprattutto perché credo che oggi si vada molto più dietro alla fama che alla passione per l’arte, e questo mi dispiace molto.

 

Ti salverò da ogni malinconia, perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te“, cantava Battiato nel brano “La cura“: in che modo la musica ti ha aiutato?

La musica mi ha sempre aiutato e accompagnato in ogni momento della mia vita, sia quando ero piccolo, quindi quando sono stato vittima di bullismo per via del fatto che fossi gay; sia poi nella mia vita da adulto, quindi nell’affrontare alcune mie situazioni personali, le relazioni o la mia salute mentale. La musica è stata, e lo è ancora oggi, la mia più importante terapia, quindi il fatto di poter cantare la vedo veramente come una grandissima fortuna.

 

In una tua vecchia intervista hai dichiarato che questo tuo “fuoco” per la musica è nata quando eri ancora dentro la pancia di tua mamma: ti va di raccontarci il perché?

È vero! È “colpa” dei miei genitori se mi sono avvicinato alla musica. Mia mamma e mio papà, infatti, si sono conosciuti nella discoteca che gestiva mio padre nel mio Paese d’origine (Torremaggiore, ndr.). È lì che si sono frequentati ed è sempre lì che mia mamma ha continuato ad andare anche quando era incinta di me. Quindi, senza alcuna ombra di dubbio, è grazie a loro se mi sono sempre sentito attratto dalla musica perché alla fine fa parte di me sin da quando ero ancora nella pancia di mia madre. Pensa – non siamo normali, eh? – che è lì che hanno organizzato il mio battesimo (ride, ndr.). Era un club privato e mi ci hanno sempre portato, anche da molto piccolo e per questo ho dei bellissimi ricordi.

 

I tuoi genitori come hanno reagito quando hanno capito che avresti voluto vivere di musica?

Loro non mi hanno mai né spinto né ostacolato nella musica. Mi hanno solo detto: “Se vuoi fare questa cosa e quindi per noi è chiaramente un sacrificio, lo è anche per te, devi impegnarti, altrimenti se non vuoi ti impegni in altro”. E quindi, giustamente, andavo alle lezioni di canto e dovevo impegnarmi, studiare e dimostrare che ci mettevo tutto me stesso. Devo ammettere che è stato tutto molto bello ma, ora me ne rendo conto, mi ha portato a perdere alcuni passaggi della mia adolescenza, come le gite scolastiche e le assemblee d’istituto che sicuramente aiutano nello stringere legami d’amicizia con i compagni. In compenso, però, ho guadagnato un rapporto speciale con i miei genitori e con mio fratello. Siamo molto uniti e questo mi rende molto felice.

 

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Osvaldo Supino, il rapporto con la sua famiglia: “Sono i mie primi supporter

Mi sembra di capire che loro siano i tuoi primi e più accaniti sostenitori: com’è poter contare sul loro supporto?

Be’, è un grandissimo aiuto anche se, ovviamente, devo sempre tirare io la barca. Nel senso che l’input parte sempre da me. Certo, loro mi incoraggiano nei momenti in cui magari sono più in down o magari ho ricevuto delle brutte notizie o le cose vanno in una direzione differente da quella che mi aspettavo.

 

Anche tuo fratello è un tuo grande fan, tanto che spesso è lui a realizzare i tuoi abiti…

Sì, io vivo con Giovanni (il fratello, ndr.) ormai da oltre dieci anni. Lui non mi ha mai visto semplicemente come un fratello, ma mi conosce come il “fratello cantante”. Abbiamo molte passioni in comune e allo stesso tempo delle visioni totalmente differenti sulle cose, però cerchiamo di imparare l’uno dall’altro. Lui, tra l’altro, mi sta aiutando a fidarmi di altri designer per non restare intrappolato in una sola direzione. Io amo cambiare, sperimentare e lui in questo mi aiuta molto perché mi sta dando la fiducia per poter scoprire altri immaginari e questo penso sia veramente molto importante e stimolante, anche per la mia musica.

 

Poco fa hai accennato a dei piccoli momenti di crisi che hai dovuto affrontare sia da piccolo che da adulto. Qual è il tuo segreto per risalire la china?

Guarda, non te lo so dire, soprattutto perché gli ultimi mesi non sono stati molto facili e quindi a volte quando mi ritrovo fuori dico: “Madonna, ce l’ho fatta pure stavolta, no?”. Sicuramente, non per essere ripetitivo, la musica mi dà moltissime emozioni, però, in generale credo sia un po’ la vita, no? Ci sono state delle volte in cui io mi sarei veramente lasciato andare, proprio completamente. Poi però la vita, in una maniera o nell’altra, dà quei calci e ti dice: “Mo’ ti devi svegliare, vai avanti”. E quindi quando ti trovi di fronte a una situazione o la affronti o la affronti.

 

C’è una canzone in particolare o un genere che ascolti quando hai bisogno di ritrovarti e ricaricarti?

Mi viene da ridere perché, da vero amante della musica, in base alle situazioni può capitare che io ascolti degli artisti piuttosto che altri e quindi non c’è un genere in particolare. Può capitare che io ascolti una canzone di Gigi D’Alessio e subito dopo una di Lady Gaga. Faccio così, l’importante è sfogarsi, l’importante è trovare la motivazione.

 

C’è un’artista che stimi particolarmente?

Ti devo dire che ammiro molto Jennifer Lopez come donna, e per la sua determinazione. Per me lei è un vero e proprio punto di riferimento come una professionista che lavora sodo, da mattina a sera, finché non ottiene i risultati sperati. Mi ispiro molto a lei, non artisticamente, ma diciamo lavorativamente parlando, nel modo in cui lei abbraccia i progetti.

 

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Osvaldo Supino, dall’Italia al Festival di Viña del Mar: le sue emozioni

Il prossimo 25 febbraio rappresenterai l’Italia al Festival di Viña del Mar, uno show di enormi dimensioni che scandisce la storia sociale ancor prima che musicale del Cile e di tutta l’America Latina. Che emozioni stai provando in questo momento?

Me la sto letteralmente facendo sotto, ti dico la verità. Quando ho ricevuto la notizia e l’ho metabolizzata, ho detto: “Bella! Questa volta me la vivo proprio scialla!”. Adesso che si avvicinano i giorni prima della partenza, però, mi sta salendo l’ansia, ma sono pronto a dare tutto me stesso. Lo show viene seguito da tutta l’America Latina; è una sorta di Sanremo, ma più in grande. Infatti, alcuni amici che ho lì, a cui avevo spoilerato la mia partecipazione, mi hanno detto: “¡Orca! Vigna del Mar! Porca miseria!”.

Io l’ho sempre seguito e me lo ero posto come sogno/obiettivo e quindi non vedo l’ora di poter calcare quel palco. Lì sono nate delle carriere strepitose e per me è proprio una grande emozione.

 

Che cosa porterai di te, della tua italianità, su quel palco?

Mi sono chiesto moltissime volte se, specialmente per questa occasione, valesse la pena cambiare approccio, soprattutto dal punto di vista visivo. Invece poi ho capito che è giusto che io porti sul palco me stesso – qui ci aveva raccontato l’importanza di essere sé stessə. Ovviamente con delle sorprese.

Vi svelo un segreto: nel 1982 Raffaella Carrà si esibì su quel palco ed io, proprio per l’immensa stima che provo per lei, ho preparato un piccolo tributo che farò durante la mia performance. Purtroppo vi svelo anche che non potrò ballare perché mentre giravo il videoclip del brano con cui partecipo alla gara mi sono fatto male alla gamba. Sono arrabbiatissimo per questa cosa, però anche lì, la sto affrontando con il sorriso.

 

Per la prima volta dopo sette anni circa torni a cantare in italiano: come mai questa scelta? Da cosa nasce questa esigenza?

Sì, la canzone che porterò sul palco del Festival di Viña del Mar si intitola “Te e Me” ed è in italiano; una rarità per me, perché ho quasi sempre cantato in inglese e in spagnolo, ma questa volta canterò nella mia lingua. Il brano è stato scritto a quattro mani con Paulina Aguirre ed è nato durante una nostra conversazione in italiano, come un vero è proprio flusso di coscienza.

L’ho riletto e ho detto: “Porca miseria, questa è la mia storia”. Quindi non avevo intenzione né di scrivere in italiano né di scrivere quello che stava accadendo. Però, come al solito, la musica mi ha guidato. E per quanto possa essere semplice il testo è molto diretto e racconta ancora una volta la mia storia. Una storia in cui credo si possano ritrovare moltissime persone, perché parla della fine di una relazione. Racconta il momento in cui le due persone che si sono appena lasciate condividono ancora qualcosa. Non importa chi ha lasciato chi, chi ha preso la decisione, chi sta più sotto dell’altro, ma ci sono comunque dei dubbi… delle paure sul futuro, il peso del passato che comunque pesano su entrambi nella stessa maniera. E questa canzone, “Te e Me”, racconta proprio quel momento esatto.

 

C’è mai stata un’occasione in cui i tuoi brani, spesso ispirati alla tua vita privata, infastidissero i protagonisti da cui avevi tratto ispirazione?

Che io sappia no. Per quanto io sia sempre stato sincero e abbia raccontato la mia vita attraverso le canzoni, non ho mai fatto i nomi di nessuno tranne in una canzone che si intitola Alessandro, come il ragazzo a cui l’ho dedicata. E in quel caso lui se l’è proprio merita, ma lui non mi ha mai detto nulla.

Al contrario, ci sono state delle situazioni alimentate da alcuni siti di gossip e da blogger che mi hanno, diciamo, creato qualche problema. Però io ho sempre cercato di parlare con la musica, anche perché mi imbarazzo a parlare della mia vita privata. Cioè nella musica sono, per tornare al discorso di prima, super espansivo, super aperto, super diretto e senza problemi, poi invece quando si tratta di parlare di “chi ti piace, chi non ti piace, sei single”, lì io mi irrigidisco un po’, purtroppo.

 

Allora non posso chiederti nulla su San Valentino?

Certo che puoi! Al momento sono single, anche perché altrimenti non avrei scritto da pochissimo “Te e Me”, ma ho tantissimi amori. Ho il mio cane che amo tantissimo, i miei fan, la mia famiglia, i miei amici. Tu invece, con chi lo passerai? (ovviamente qui non si parla di me, ndr.)

Osvaldo Supino, Times Square
Osvaldo Supino, Times Square – Ufficio stampa

Osvaldo Supino, dopo il Festival di Viña del Mar sogna Sanremo

Hai annunciato l’uscita del tuo singolo su un billboard a Times Square: che emozione ti ha fatto ritrovarti lì, in quel luogo così iconico?

Come sempre, non ci ho capito niente. Ovviamente lo sapevo, ma è stato strano perché io l’ho vissuto da qui, non ero lì e mi faceva molto strano vedere alcuni miei amici che lo sapevano in anteprima mandarmi le foto su WhatsApp: “Eccoti, eccoti, eccoti!”. E i loro filmati erano molto divertenti, bloccavano la gente tipo: “Guarda che io lo conosco, questo è il mio amico!”. Quindi mi ha fatto veramente molto strano.

È stata bellissima la reazione delle persone che avevo intorno. Ci tenevo a fare questa sorpresa, condividere questo momento con chi mi vuole bene e i miei fan perché è stato un anno molto difficile e io devo tanto al mio pubblico.

 

Tornando allo show, c’è qualche ospite internazionale o comunque qualche ospite con il quale vorresti duettare? O che ti piacerebbe conoscere particolarmente?

Sì, la prima serata canterà Alejandro Sanz e io sogno di conoscerlo. È anche una roba abbastanza divertente ormai, perché ho fatto tante interviste, anche in America Latina, in Spagna, dove dico sempre questo nome, e una mia fanpage ha persino fatto un reel dove io continuo a dire: “Alejandro Sanz! Alejandro Sanz!”, quindi credo che ne faranno uno nuovo con questa intervista. Sogno veramente di conoscerlo, anche perché la mia passione per la musica cantautorale spagnola l’ho avuta ascoltando lui. Da noi in Italia non è molto conosciuto, sfortunatamente, ma è un grandissimo della musica spagnola e internazionale. Spero di conoscerlo, il Maestro.

 

Se, invece, dovessi pensare a Sanremo, ti ci vedresti? Ti piacerebbe?

Certo! Mi ci vedo, mi piacerebbe. Sanremo è lì, nel mio moodboard visivo e sì, spero di poterlo fare presto. Ti dirò, in questi anni ci ho provato due volte. Una volta con una canzone che si chiama Amati, che poi è uscita due anni dopo in un mio disco e un altro anno con una canzone che aveva scritto per me Tony Maiello. Probabilmente in quel periodo era troppo avanti per quella che era la dimensione musicale di quel tempo. Queste esperienze nascono all’improvviso, non puoi nemmeno controllarle. Quindi io continuo a fare musica e speriamo presto di realizzare anche quel sogno.

 

C’è qualcosa che non ti ho chiesto, che ti piacerebbe condividere con i nostri lettori o con i tuoi fan attraverso la nostra pagina?

Ma io vi voglio dire sinceramente grazie. Voglio dire grazie alle persone. Io non ho avuto un debutto normale, nel senso classico. Cioè, mi sono fatto conoscere senza che io potessi controllarlo dai blog e quindi anni fa c’era una parte di persone che mi seguiva e una parte di persone che mi insultava. Non c’era una via di mezzo. Te ne parlo perché ha coinvolto molto l’ambiente LGBTQ+, dal quale all’inizio pretendevo rispetto. Lo pretendevo perché dicevo: “Sono gay, sto parlando di questo, perché no?”. Oggi invece voglio ringraziare, voglio veramente ringraziare le persone che mi sono state accanto sin dall’inizio: i giornalisti, la stampa, chi ha saputo vedere oltre e mi ha dato la possibilità di crescere, chi ancora oggi mi dà la possibilità di crescere. E quindi grazie.

 

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