Vladimir Luxuria: “La mia biografia, l’addio al Gay Village, il vitalizio e il Tamakeri”

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Il nuovo libro, le delusioni, il desiderio più grande, ma anche il cambio di sesso mai fatto.

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«Tutti transitiamo in questo mondo e l’unica cosa certa è che non siamo immortali e che quella cosa che chiamiamo vita, non è altro che un transito racchiuso nel tempo d’un sogno. Siamo tutti un po’ trans…» Da questa provocazione parte Il coraggio di essere una farfalla, il nuovo libro di Vladimir Luxuria, uscito pochi giorni fa per Piemme editore e già in classifica tra i libri più acquistati.

«Si cambia per opportunismo, per sopravvivenza, per autentica convinzione, ma sono ancora pochi quelli che hanno il coraggio di indossare il proprio vestito, infischiandosene dell’opinione dominante» mi confida l’ex parlamentare di Rifondazione Comunista. Conscia di aver affrontato temi molto importanti in questa nuova biografia, Vladimir Luxuria si racconta in esclusiva a Gay.it tra passato, presente e futuro spiegando anche il perché non sarà più al Gay Village di Roma.

Più che una novità, direi un gradito ritorno in libreria…

Sì, questo è il mio quinto libro. Stavolta, però, ho cambiato casa editrice.

Il coraggio di essere una farfalla è il titolo della tua nuova fatica. Perché proprio una farfalla e non un pesce Falco o Anthias, noti per la loro continua transizione?

A dire il vero anche la farfalla è sinonimo di cambiamento. Nasce bruco e la sua successiva trasformazione è la crisalide, che possiamo paragonare un po’ alla nostra storia. È un invito alla libertà, a vivere la vita con leggerezza senza nascondersi e, soprattutto, a posarsi liberamente sui fiori che la natura ci offre. Del resto, cosa possiamo volere di più dalla vita?

Una biografia a tratti struggente. Cosa ti ha spinta a raccontarti di nuovo sulle pagine di un libro?

Credo che parlare della mia vita possa servire a tutti gli ignoranti in materia, ma anche a coloro che ancora non capiscono, o non voglio capire, certe cose. Vorrei che servisse anche a chi, come me, nonostante i propri limiti e i numerosi periodi down, alla fine ce l’ha fatta a risollevarsi. 

A chi sono dedicate queste 252 pagine?

Ti confesso che la mia dedica è molto particolare. Infatti ho scritto: “Mai sentirsi al sicuro da chi è troppo sicuro di sé!”

E perché questa frase?

Perché non mi sono mai piaciute le persone che non si mettono mai in discussione e che rimangono granitiche sulle proprie convinzioni. Credo, invece, che autocriticarsi sia una grande forza.

In un vecchio libro scritto da Eugenia Romanelli hai parlato di un tuo periodo difficilissimo che è stato poi usato, dai tuoi detrattori, per ferirti. In questo nuovo libri parli anche di quel passato lì?

Il mio è un libro autobiografico, in cui parlo di quello che sono e di quello che conosco. Racconto anche di come son riuscita a fare tesoro dei brutti momenti vissuti in passato. Ovviamente in alcune pagine descrivo le difficoltà di quel periodo lì, ma la gran parte del libro è dedicata alla descrizione del rapporto mente-corpo e a come i giovani si approcciano a questo binomio.

Su cosa ti sei concentrata?

Ho preferito dedicarmi a temi più attuali. Ad esempio, anziché indagare su argomenti più discussi, come i luoghi d’incontro per i gay – che altro non fanno che strumentalizzare la diffusa idea che i gay siano tutti zozzoni – ho deciso di concentrarmi sulle pratiche sessuali più fantasiose degli etero. Ho scoperto, infatti, l’esistenza di una pratica giapponese chiamata Tamakeri, che vede protagonisti degli uomini che amano farsi prendere a calci nelle parti intime da donne che indossano tacchi a spillo e calze a rete.

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Tu non hai mai fatto segreto sull’operazione finale. Posso chiederti cosa ti ha frenata a non spingerti mai oltre?

Ognuno di noi ha il diritto di sentirsi in equilibrio con il proprio corpo. Credo molto nel diritto dell’autodeterminazione, secondo cui ogni essere umano ha il diritto di decidere cosa fare del proprio corpo. C’è chi decide di arrivare all’adeguamento dei genitali e chi, come me, convive serenamente con i propri genitali d’origine.

Nella biografia racconti tanti passaggi. Posso chiederti qual è stato il più difficile da scrivere?

In realtà non ho avuto alcun problema a raccontare aneddoti della mia vita. Ho parlato sia dei momenti più felici, che di quelli meno entusiasmanti. Anche i periodi bui, se non ti sopraffanno, posso essere una bellissima formazione.

Raccontarsi in un libro sembra essere terapeutico. Per te è stato così?

Si, e ti dirò di più: son stata molto contenta di aver avuto l’occasione di affrontare, con termini semplici e comprensibili da tutti, alcuni temi molto difficili, come quello dell’identità di genere, che molto spesso sono spiegati con un linguaggio tecnico. Ho fatto un raffronto molto interessante tra la transessualità e l’arte, l’antropologia e la storia.

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