Attivi e presuntosi

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Sono considerate come delle star, delle tigri bianche, dei "cosmo pavoni" da rincorrere fino ai confini della galassia, se occorre. Per questo gli attivi hanno spesso un atteggiamento...

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Leggo un profilo in chat: "Giovane, carino, diploma classico, laureato in lettere antiche. Amo lo sport, la lettura (il mio autore preferito è Franzen…), il cinema e il teatro. Ogni estate partecipo come volontario alla pulizia del litorale sardo per la salvaguardia della fauna isolana, consegno pasti caldi alla Caritas, cerco un ragazzo che mi sappia mare. Sono passivo". E poco dopo, questo: "Ciao: sono solo attivo". Ed è come se tra parentesi ci fosse scritto: "non aggiungo altro".

È solo una mia impressione o capita anche a voi di notare da parte degli attivi una spocchia orgogliosa da "razza rara dei gay" che li rende a volte un tantino presuntuosi? Non importa se per contare portano le dita al naso, se mettono l’orecchia già alla seconda pagina di un libro di Alex&Franz: loro sono convinti che la frase magica unica e sufficiente per il successo con gli uomini sia: "io sono attivo": e, abracadabra, tutte le porte si spalancano.

È ben nota a tutti la legge economica secondo la quale all’ampiezza della domanda corrisponde la preziosità dell’offerta (e viceversa) e applicandola all’ambito sessuale potremmo forse far risalire il loro atteggiamento da "unti dal Signore" proprio all’altra richiesta di attivi da parte del mercato. Riguardo a questo dati certi nessuno ne ha e io parlo per una sensazione del tutto personale ma, checché ne dica la fronda dei "versatili", pronti a confermare che i ruoli non esistono, che in amore si prende e si dà e altri teoremi alla Ferradini, provate a fare con me un esercizio alla Art Attack: scrivete sul vostro profilo che siete passivi. Fatto? Provate ad aggiungere una descrizione eccezionale di voi, che so, che vi chiamate Robert Higgs e che siete voi ad aver scoperto il bosone di Dio. Fatto? Ora avvicinate l’orecchio alla vostra casella elettronica: sentite quel suono? È il sibilo del vento che rimbomba nella vostra inbox deserta. Facciamo ora la controprova e scrivete sul vostro profilo: "ativo" (sì, potete anche permetterti di fare un errore di ortografia in una sola parola, nessuno lo sottolineerà con la matita blu) poi affacciatevi alla finestra e troverete una fila di gente da "Fuori tutto di Euronics" tale da dover chiamare i carabinieri in assetto anti sommossa.

Corbellerie? Forse, eppure questo esperimento io l’ho fatto. Ho lasciato scritto per giorni, anzi settimane, di essere passivo e il risultato è stato lo stesso che se avessi scritto di avere l’aviaria. Certo qualche audace si è avventurato ma, due su tre, dopo qualche battuta mi facevano tutti la stessa domanda: "ma sei passivo al 100%?", e anche se la scrittura non sempre trasmette le emozioni (a meno che non ti chiami Liala) potevo percepire il loro cordoglio nel momento in cui confermavo la purezza aurea della mia posizione.

Dopo qualche giorno: cambio di tendenza. Scrivo di essere attivo e ricevo contatti e consensi che se andassi da Bersani promettendogli di trasformarli in voti per il PD pur di ottenerli scaricherebbe in 30 secondi la Bindi, Vendola e rinnegherebbe i fondamenti del partito anche sulla salma di Gramsci. Ecco spiegata l’origine della loro presunzione: gli attivi sono considerate come delle star, delle tigri bianche, dei "cosmo pavoni" da rincorrere fino ai confini della galassia, se occorre.

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E per dirvi come ne siano consapevoli: qualche mese fa ho iniziato a condurre una piacevole, quanto inutile, conversazione virtuale con un uomo. Molto attraente ma di quelli tanto insicuri delle sue qualità interiori (sensibilità, comprensione, tenerezza e tutti quegli altri accessori inutili su una chat come l’aria condizionata su un gatto delle nevi) da mettere come foto profilo solo il suo busto da 4 appuntamenti in palestra a settimana.

Insomma dopo promesse di mirabolanti peripezie da Cirque du soleil (ancora tutte da verificare) mi fa: "beh sai noi attivi veri in città siamo pochi e soddisfarli tutti è difficile". Sembrava di ascoltare un medico di Amnesty che, con tutta la buona volontà, non riusciva a soccorrere le centinaia di bisognosi ma che nonostate questo si prodigava in doppi e tripli turni, festivi compresi.

Nel dubbio se ringraziarlo o spingerlo giù dal piedistallo, stavo pensando: ma in un momento storico in cui le lotte sociali rivendicano la dignità del ruolo dei lavoratori, pur senza protestare scendendo in una miniera o arrampicandosi sulla sommità di una fabbrica, perché, passivi di tutto il mondo, non operate un boicottaggio a oltranza degli attivi? Almeno fino a quando nei loro profili non inizino a fare lo sforzo minimo di dirci qualcosa di più di loro, spendendosi nel gioco della seduzione condividendo qualche interesse, raccontandoci qualcosa di loro che non sia solamente "IO SONO ATTIVO". Del resto avranno anche loro un colore, un piatto o un animale preferito!

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