Non c’è un’età precisa in cui si capisce di essere gay. Alcune persone possono capirlo da giovanissimo, altre devono fare un percorso più lungo e completo di accettazione della propria omosessualità, e iniziare a vivere il proprio orientamento sessuale a 30, 40 o 50 anni.

La storia di Marco (nome di fantasia) dimostra proprio questo fatto. Da quando aveva 15 anni “temeva” di essere gay, perché a quel tempo l’omosessualità era considerata una malattia. A 30 anni capisce che non può continuare a nascondersi, e da 2 anni sta cercando di costruire una storia seria. Ma qui arriva il problema: vorrebbe una persona da amare, con cui passare il resto della sua vita. Ma dalle applicazioni si ottengono solo appuntamento per sesso. 

L’omosessualità di Marco e la difficoltà nell’accettarsi

Ma lasciamo a Marco la possibilità di raccontarsi:

Sono di Milano e ho 40 anni appena compiuti.

Sin dall’età di 15 anni (circa), quando inizia a svilupparsi l’interesse sessuale in una persona, questo è sempre stato indirizzato verso i maschi; nel corso del tempo, è andato sempre più aumentando e definendosi in maniera inequivocabile.
Per tutta una serie di problematiche per lunghi anni non sono mai riuscito probabilmente neppure ad ammettere a me stesso di essere omosessuale. Né, tantomeno, a mettere in pratica qualcosa.

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Consideravo tutti gli impulsi e i pensieri erotici che avevo come delle fantasie sessuali fini a se stesse, non osavo nemmeno dare un nome a tutto ciò (essere gay, omosessualità). La ritenevo quasi una malattia che speravo con il tempo potesse guarire, tanto da poter avere una vita “normale” con a fianco una ragazza, fidanzarmi, sposarmi. Condizionamenti culturali, sociali, religiosi, famigliari.

Ma con il passare del tempo il mio interesse e i mie impulsi verso i maschi aumentavano sempre di più e si imponevano con sempre maggiore forza e chiarezza.

Verso i 30 anni, ho iniziato a capire che non potevo continuare a stare in quella situazione. Che dovevo e volevo accettare e vivere in maniera totale la mia vera natura.

Ha preso quindi avvio un processo di graduale legittimazione di questa mia condizione, prima meramente dal punto di vista fisico, ossia prendendo coscienza del fatto che l’omosessualità è una condizione assolutamente naturale, e poi anche dal punto di vista, se così vogliamo chiamarlo, morale / socio-relazionale, comprendendo che non vi è nulla di male in questo, fino ad arrivare a concepire l’idea di avere un compagno.

Ed è così che ora mi trovo a poter dire, con orgoglio, che avere un compagno è una delle cose che desidero maggiormente. Da circa 2 anni e mezzo sto usando ogni tipo di chat per poter venire in contatto con persone simili a me. Da quelle generiche e “tranquille” a quelle più specifiche e dedicate. 

Il mio problema è che non riesco ad incontrare solo per sesso. Ho bisogno prima di conoscere una persona e di costruire un rapporto con gradualità, almeno un minimo. Su queste chat, invece, mi pare di capire che funzioni esattamente al contrario: il 99,9% dei frequentatori cerca sesso occasionale e da esso parte per eventualmente poi aprirsi anche alla conoscenza etc.. Quando inizio a chattare con qualcuno la cosa che capita 9 volte su 10 è che appena l’altro capisce che le parole che sto utilizzando non sono finalizzate a concordare un incontro per sesso, chiude istantaneamente. Non sono nemmeno tipo da discoteche gay.

Avendo saltato tutta la parte più “giovanile” della vita omosessuale, ora, da adulto non riesco a conoscere persone con cui eventualmente avviare una relazione. Che ne pensate?

Com’è scoprirsi gay a 40 anni e volere un compagno

In questo messaggio si riassume il disagio di una persona che è cresciuta in un periodo in cui l’omosessualità non era ancora considerata un fatto normale. Non lo è nemmeno oggi, per qualcuno, ma sicuramente le cose sono cambiate.

Un tempo, invece, una persona con “condizionamenti culturali, sociali, religiosi, famigliari” ben definiti, doveva affrontare un lungo percorso personale, in cui prima di tutto doveva convincersi di non essere malato, prima di affrontare momento del coming out

Ma qui si va più a fondo. Non si tratta solo di accettazione, ma anche di voler iniziare a vivere davvero. E come? Trovandosi un compagno. E se una persona non è tipo da locali, discoteche o club? Rimangono le app. Dove sappiamo tutti quanto sia difficile trovare una persona che cerca qualcosa di serio. Difficile, ma non impossibile. 

Come possiamo rispondere a Marco? Che anche se ha saltato la “parte giovanile della vita omosessuale“, non è costretto a passare la sua vita da solo. Anche se le applicazioni sono finalizzate a organizzare incontri per avere un rapporto sessuale fine a sé stesso, è possibile anche trovare persone che vogliono andare oltre il divertimento, così come siti gay meno “frenetici”, almeno rispetto alle più famose app in circolazione. Altro luogo su cui puntare sono i circoli e associazioni LGBT, spesso punti di incontro dove conoscere dal vivo persone anche nella stessa situazione.

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