act n1: abiti timeless, produzione di ciò che è già venduto, tessuti da stock e un mondo in continua evoluzione. Intervista

Abbiamo intervistato i designer dietro il marchio, Luca e Galib, per conoscerli meglio e provare a capire il messaggio che c'è dietro la narrazione delle collezioni.

act N 1
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Act n°1 è un marchio di abbigliamento fondato all’inizio del 2016 a Reggio Emilia da Luca Lin e Galib Gassanoff. I designer in questa intervista ci raccontano che il nome del brand ha un preciso significato: è inteso come il primo atto della vita della loro vita, momento che maggiormente li ha ispirati nello sviluppo della firma.

L’essenza e l’immagine del brand sono legati alla storia personale e al background multiculturale degli stilisti, con un focus sulla loro infanzia e sulle famiglie di origine, un lifestyle dove arte antica cinese e artigianato azero si incontrano e si mescolano.

Adocchiati dopo la prima collezione, la Resort 2017, presentata durante il White Show di Milano da Vogue Italia, per poi essere presentati all’interno di Vogue Talent Corner durante la Milano Fashion Week nel settembre 2016. A luglio 2017, Act n°1 ha vinto “Who Is On Next?” il concorso per talenti emergenti organizzato da Altaroma in collaborazione con Vogue Italia.

Siete un giovane duo di designer con una storia interessantissima, come avete iniziato e dove vi siete conosciuti?

Ci siamo conosciuti a Milano, dove studiavamo. Da lì, poi, ci sono state diverse esperienze lavorative separate, fino ad arrivare a dar vita ad un brand assieme. Abbiamo iniziato con il percorso di ACT N°1 a Reggio Emilia, per poi spostarci nel 2018 a Milano, dove stiamo tutt’ora.

 

So che ACT N°1, il nome del vostro brand non è un nome scelto a caso, me lo spiegate?

Il nome ACT N°1 fa riferimento alla nostra infanzia e ai ricordi ad essa collegati. Abbiamo un background di esperienze molto diverse tra loro, ma che allo stesso tempo presentano vari punti in comune che riteniamo siano interessanti da raccontare attraverso il nostro brand. Ciò che realizziamo con le collezioni ci permette di raccontare una storia, la nostra storia, collegata al primo atto della nostra vita (ACT N°1, appunto): la brand identity è sviluppata attorno alle nostre radici culturali.

 

act n1

 

Il vostro marchio è pieno di ricerca estetica ed interiore, in questi cinque anni cosa è cambiato da quando avete iniziato?

Da quando abbiamo iniziato sono successe molte cose, tra cui eventi positivi (sicuramente la vittoria di Who’s On Next nel 2017) ed eventi negativi (primo fra tutti la pandemia). Anche il fatto di esserci trasferiti a Milano ha portato a grossi cambiamenti. Ad ogni modo, tutte queste cose che sono accadute hanno contribuito a far evolvere il brand, fino a farlo diventare ciò che è oggi.

 

Nelle vostre prime interviste avete definito il vostro marchio come artigianale, lo pensate ancora adesso?

Certo, riteniamo che la componente artigianale sia sempre fondamentale all’interno del DNA del brand. Nelle nostre collezioni non mancano mai diversi abiti che richiedono una lavorazione molto lunga e attenta, soprattutto per quanto riguarda la creazione dei capi che riteniamo più iconici, ovvero i capi ibridi, ottenuti attraverso  l’assemblamento di capi precedentemente tagliati, confezionati e stirati in maniera separata.

 

In passerella stravolgete le regole della sartoria tout court mixando e abbinando forme, tinte e silhouette diverse: potete  già dirci qualcosa sulla prossima collezione?

In ogni collezione vogliamo sempre apportare qualche novità, evolverci e proporre qualcosa che ci distingua e ci rappresenti a pieno come brand. Anche per la prossima collezione sarà così, ci stiamo lavorando duramente, ma purtroppo per il momento non possiamo dare anticipazioni.

 

act n1: abiti timeless, produzione di ciò che è già venduto, tessuti da stock e un mondo in continua evoluzione. Intervista - ACT N°1 SS22 22 - Gay.it

 

Cosa pensate della moda che si spinge verso il metaverso?

Il metaverso porterà, anzi, sta già portando grossi cambiamenti nel mondo della moda, andando a modificare il rapporto tra prodotto e consumatore e le modalità con cui i brand sviluppano e propongono la loro offerta. Rappresenta sicuramente una sfida molto interessante anche per noi, anche se riteniamo che la realtà “fisica” rimanga comunque un approccio per noi fondamentale e a cui continueremo a dare un certo peso. Una cosa che ci affascina molto di questa “digitalizzazione” della realtà è il fatto che possa essere sfruttata per raggiungere geografie distanti tra loro e che quindi possa creare una sorta di network multiculturale. Sicuramente questo aspetto è per noi molto interessante e come brand ci stiamo muovendo in tale direzione.

Cosa significa per voi sostenibilità e quanto act.n1 si può definire sostenibile?

Il concetto di sostenibilità è un qualcosa che, ad oggi, dev’essere imprescindibile. Non si tratta più di semplici iniziative, ma dev’essere un vero e proprio approccio integrato a qualsiasi livello aziendale. Per noi la sostenibilità deve partire innanzitutto dall’intero sistema moda, che riteniamo debba rallentare e divenire più riflessivo.

Come brand cerchiamo sempre di concentrarci sulla realizzazione di capi “timeless” in modo tale che anche chi acquista Act N°1 sappia che sta investendo in abiti destinati a far parte del proprio armadio per sempre, e non soltanto riempirlo. Più concretamente, poi, evitiamo in ogni modo la sovrapproduzione: tutto ciò che produciamo deriva da ordini che ci sono stati commissionati e non viene realizzato nulla con la speranza che poi venga venduto in un secondo momento. Parte della collezione è realizzata con stock e rimanenze di tessuti scartati da altre aziende, mentre il denim che utilizziamo è realizzato senza l’utilizzo di lavaggi chimici. Ad ogni modo, tutti i nostri fornitori hanno certificazioni che assicurano la tracciabilità e la trasparenza della filiera.

Un’altra questione per noi molto rilevante per la sostenibilità riguarda l’impatto nella comunità e quindi l’aspetto etico delle nostre azioni: attraverso le collezioni facciamo sempre emergere e trattiamo tematiche sociali che sentiamo vicine alla nostra esperienza (prima fra tutte i diritti delle donne e la tematica delle spose bambine) con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico e creare awareness. E’ una cosa che abbiamo sempre fatto e continueremo a fare, senza sentire il bisogno di utilizzarlo per comunicare o farci pubblicità, ma più perché è intrinseco nel DNA del brand sin dalla sua fondazione.

 

act n1: abiti timeless, produzione di ciò che è già venduto, tessuti da stock e un mondo in continua evoluzione. Intervista - ACT N°1 SS22 33 - Gay.it

 

Che musica ascoltate, se l’ascoltate, quando create?

In fatto di gusti musicali ci piace variare molto da genere a genere, non esiste un artista specifico o un genere specifico che ci rappresenti. Ci sono, poi, dei generi che ci accomunano e che quindi ascoltiamo volentieri assieme – R&B, SOUL, GOSPEL, BLUES -, così come altri che tendiamo ad ascoltare per conto nostro e che rispecchiano più il nostro gusto individuale -musica classica, lirica, folk, musica etnica, pop, rap e rock.

 

Andate sempre d’accordo o capita che vi scontrate?

Tendiamo ad andare piuttosto d’accordo, ma naturalmente capitano situazioni in cui si hanno opinioni o idee contrastanti, come in qualsiasi lavoro a due menti. Diciamo che, più che scontrarci, preferiamo confrontarci nella maniera più costruttiva possibile e ragionare sulla soluzione migliore.

Crediamo fortemente che lo scambio di opinioni e di punti di vista diversi possa aiutare a migliorarsi e questo all’interno di un brand – così come nella vita in generale – è fondamentale per la crescita e lo sviluppo di nuove idee.

 

Cosa pensate del fatto che in Italia non ci sia ancora una legge contro l’omotransfobia?

Troviamo assai deludente e incoerente il fatto che nel mondo occidentale si continui a ribadire l’importanza della libertà individuale, ma che poi non ci sia un riscontro effettivo da un punto di vista legislativo. Sappiamo di non essere i soli a pensarla in questo modo, basta guardare come si è movimentata tutta Italia per sostenere il ddl Zan, e questo provoca ulteriore delusione perché fa capire come la nostra voce venga ignorata.

E’ semplicemente assurdo pensare che nel 2022 non ci si possa ancora sentire tutelati.

 

act n1: abiti timeless, produzione di ciò che è già venduto, tessuti da stock e un mondo in continua evoluzione. Intervista - ACT N°1 SS22 14 - Gay.it

Quanto è stato difficile per voi arrivare dove siete ora e cosa vi sentite di dire ai giovani che vogliono percorrere una carriera nella moda?

Avendo fondato il brand in completa autonomia e senza grossi investimenti, dobbiamo ammettere che è stato piuttosto difficile e faticoso. Cominciare e portare avanti Act N°1 ha significato dover fare diversi sacrifici, tra cui anche molti aspetti della nostra vita sociale, ma non solo. Essendoci dovuti occupare del brand a 360°, soprattutto nelle fasi iniziali, siamo stati anche “costretti” a dover imparare ed approfondire alcuni aspetti aziendali di cui magari non conoscevamo nulla, e questo non è stato certamente una passeggiata. Tuttavia non rimpiangiamo nemmeno una scelta fatta in questo percorso, perché tutti i sacrifici sono stati pienamente ripagati dai traguardi raggiunti; sicuramente la strada è ancora lunga e ci saranno altrettanti sacrifici da fare, ma dove siamo arrivati ci rende già particolarmente orgogliosi e soddisfatti.

Ai giovani che vogliono intraprendere una carriera nella moda, quindi, dire che è tutto rosa e fiori sarebbe mentire. Bisogna essere pronti a lavorare sodo e a fare diverse rinunce, ma alla fine si viene sempre ripagati.

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