La persistente difficoltà
del coming out

La maggior parte degli individui LGBTQI non si sente al sicuro nel vivere apertamente la propria identità. E tu?

Ora che anche da noi in Italia qualche conquista in termini di diritti civili si sta iniziando a raggiungere non fa male tornare alla percezione individuale su come ci sente a vivere da individui LGBTQI oggi, per ricordarci quanto la strada da compiere sia ancora lunga. Capita a volte, infatti, di sentir dire che ormai gli omosessuali sono più che integrati, che addirittura ci sarebbero lobby e gruppi di potere. Giusto per tornare a coltivare un po’ il senso di realtà vale la pena dare un’occhiata ad alcuni dati di un sondaggio che arriva dal Regno Unito.

Secondo una recente indagine dell’associazione Pride in London (che organizza la parata di Londra, che si terra tra l’altro questo sabato 25 giugno) la maggioranza delle persone LGBTQI sente ancora il bisogno di mentire o nascondere la propria identità sessuale o di genere. Lo studio ha intervistato più di 1.000 persone LGBTQI, chiedendo loro come si sentono a parlare in pubblico della loro vita privata. Ebbene: il 74% di loro ha detto di sentire il bisogno di nascondere la propria identità agli altri e in gran parte questa risposta è motivata dal fatto che ci si sente “minacciati dall’atteggiamento e dal comportamento delle altre persone”.

Inoltre, se è vero che molti (77%) hanno rivelato la loro identità agli amici, solo il 50% l’ha fatto con tutti i colleghi. Il 77% delle persone LGBTQI ha dichiarato di non sentirsi a proprio agio nell’essere se stessi in pubblico (contro il 23% della popolazione generale). Il 59% degli e delle LGBTQI ha dichiarato di aver ricevuto minacce, contro il 16% della popolazione in generale. Altro dato degno di nota: il 41% dei maschi gay ha dichiarato che ci penserebbe due volte prima tenere la mano del partner in pubblico, questa risposta invece viene data nel 5% della popolazione generale.

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Francamente non sono dati che stupiscono: se è vero che ci sono nicchie, oasi di benessere e tranquillità – soprattutto nelle città più grandi, dove le comunità LGBTQI hanno modo di essere pienamente tali – il contatto con l’estraneo resta sempre un po’ un’incognita. I commenti poco edificanti sono ancora all’ordine del giorno, le storie di discriminazione e odio omofobico sono ancora tante, troppe.

Michael Salter-Church, presidente di Pride in London, ha commentato: “Grandi progressi sono stati fatti in questi ultimi anni per l’uguaglianza LGBTQI, ma questi dati mostrano perché il Pride è più importante che mai”.

 

1 commento su “La persistente difficoltà
del coming out

  1. I dati appunto non stupiscono, ma d’altronde ognuno vive la propria sessualità come meglio crede. La mia linea ad esempio non è nè il coming out, nè la repressione. Se qualcuno chiede dico liberamente di essere bisessuale, altrimenti lo tengo per me.

    Ognuno ha i suoi tempi e i suoi modi. Addirittura conosco gente che ostenta in ogni modo il fatto di essere gay, che veste queer, ha il 90% dei post su facebook a tema lgbt e che discrimina chi ancora il coming out non l’ha fatto o non lo vuole fare.

    Secondo me la diversità sessuale è un elemento importante della vita di ciascuno di noi, ma ovviamente ci vuole equilibrio, non può nè girare tutto attorno ad essa nè essere ridotta a zero, specialmente per paura.

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