Celebrità, alleati e icone LGBTQIA+ che ci hanno lasciato nel 2023

Volti del movimento nazionale e internazionale da ricordare e celebrare, ancora una volta.

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Il 2023 è stato un anno ricco di eventi per la comunità LGBTQIA+. Dopo aver rivisto le principali conquiste internazionali degli ultimi 12 mesi, senza dimenticare i tantissimi coming out, le rotture sentimentali, le nuove coppie di fidanzatə e sposə, oltre al meglio di cinema e tv tra baci e momenti queer, oggi ricordiamo chi nel 2023 ci ha lasciato.

Celebrità, alleati e icone LGBTQIA+ che abbiamo perso in quest’ultimo anno, suscitando profondo dolore, alimentando ricordi, da tramandare e non dimenticare.

Marina Cicogna – 29 maggio 1934 / 4 novembre 2023

marina cicogna gay it

A inizio novembre ci ha lasciato Marina Cicogna, la donna più queer, androgina e anticonformista del cinema italiano. Aveva 89 anni ed è stata attiva soprattutto come produttrice, in un ambito e in un periodo storico in cui le donne nelle arti raggiungevano la notorietà quasi solo se accanto ad un uomo. Prima produttrice del mondo a vincere un Oscar (per il capolavoro “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” di Elio Petri) e premiata quest’anno con un David di Donatello alla carriera, Cicogna è stata a lungo una delle poche donne bisessuali a non aver nascosto le sue relazioni: la più chiacchierata è stata quella con la splendida attrice Florinda Bolkan, durata oltre vent’anni, seguita da quella con Benedetta Gardona, che adottò per tutelarla dopo trent’anni di convivenza.

Giorgio Napolitano – 29 giugno 1925/22 settembre 2023

Celebrità, alleati e icone LGBTQIA+ che ci hanno lasciato nel 2023 - Presidente Napolitano - Gay.it

Ci ha lasciato all’età di 98 anni Giorgio Napolitano, presidente emerito della Repubblica Italiana. Napolitano è stato l’11º Presidente della Repubblica Italiana dal 15 maggio 2006 al 14 gennaio 2015 e il primo della storia italiana a essere stato eletto per un secondo mandato. Primo Capo dello Stato ad essere stato membro del Partito Comunista, da presidente Napolitano conferì l’incarico a cinque premier: Romano Prodi (2006-2008), Silvio Berlusconi (2008-2011), Mario Monti (2011-2013), Enrico Letta (2013-2014) e Matteo Renzi (2014-2016). Da Presidente della Repubblica Napolitano spese parole in difesa dei diritti LGBTQIA+ e contro l’omobitransfobia, diventando il primo Capo dello Stato a celebrare la Giornata mondiale contro l’omobitransfobia. Nel 2010 Napolitano incontrò le associazioni LGBTQIA+ nazionali, mentre nel 2011 conferì la medaglia di bronzo ad Arcigay Trieste per un progetto contro l’omofobia condotto nelle scuole. Nello stesso anno, in occasione di una cerimonia alla Camera per la Giornata Internazionale contro omofobia e transfobia, l’ex presidente scrisse una lettera contro l’omofobia, per poi fare il bis nel 2013

Gianni Vattimo – 4 gennaio 1936 / 19 settembre 2023

Gianni Vattimo e Simone Caminada
Gianni Vattimo e Simone Caminada

Si è spento a Torino all’età di 87 anni Gianni Vattimo, filosofo tra i massimi esponenti della corrente postmoderna, teorizzatore del pensiero debole ed ex europarlamentare. A darne notizia della sua morte l’amato Simone Caminada, 36enne accusato dalla procura di Torino di circonvenzione di incapace, rimasto al suo capezzale fino all’ultimo respiro.

Nel corso degli anni Vattimo ha diretto Rivista di estetica e scritto per Repubblica, Stampa e L’Espresso, mentre in ambito politico è passato dal Partito Radicale a Sinistra Democratica, dal Partito dei Comunisti Italiani all’Italia dei Valori. Allievo di Luigi Pareyson assieme a Umberto Eco, Vattimo si autodefinì “cattolico militante“. Visto in Rai sin dagli anni ’50, ha tenuto seminari in diversi atenei del mondo e diretto università, occupandosi dell’ontologia ermeneutica contemporanea, proponendone una propria interpretazione, da lui chiamata “pensiero debole“, atteggiamento della postmodernità che finalmente accetta il peso dell’”errore”, dell’effimero, di tutto ciò che è storico e umano. Secondo Vattimo, era la nozione di verità a doversi modellare sulla dimensione umana, e non viceversa. Ambientalista e animalista, nel 2003 Gianni perde Sergio Mamino, storico dell’architettura, suo compagno da 11 anni. Malato di tumore ai polmoni, l’uomo muore nel bagno dell’aereo che lo stava portando nei Paesi Bassi per effettuare un’eutanasia. Al suo fianco c’era proprio Vattimo.

Negli ultimi anni Gianni si era nuovamente innamorato di Simone, inizialmente assistente e tuttofare che è presto diventata una persona speciale nella sua vita. Nel 2021 la pm di Torino Giulia Rizzo ha accusato Caminada di aver approfittato della generosità e della fragilità psichica di Vattimo per suo interesse personale. L’accusa, gravissima, è quella di circonvenzione d’incapace, reato che prevede dai 2 ai 6 anni di carcere. Vattimo ha sempre dichiarato di non sentirsi vittima di una circonvenzione. Una delle menti più brillanti del ‘900, le cui opere sono state tradotte in 18 lingue e definite baluardo del pensiero filosofico odierno, ritenuta circonvenuta né circonvenibile. Gli ultimi anni per Gianni e Simone sono stati una via crucis. L’agognata unione civile mai realizzata, i paginoni di giornale, l’insistenza dei tribunali, le intercettazioni.

Carmen Pignataro – 20 febbraio 1952 / 19 agosto 2023

carmen pignataro_foto dal sito di Immaginaria
carmen pignataro_foto dal sito di Immaginaria

Carmen Pignataro, animatrice della scena culturale romana per oltre quattro decenni, è venuta a mancare sabato 19 agosto a 71 anni. Carmen Pignataro è stata una figura significativa, e lo è stata anche per la comunità lgbtqia+.

Organizzatrice e agente teatrale, Carmen Pignataro nasce in Calabria, a Cosenza, il 20 febbraio 1955 e approda a Roma per gli studi universitari alla Sapienza. Negli anni settanta diviene una militante (prima di Avanguardia Operaia, poi femminista) e si dedica alla cura e alla ricerca di spettacoli con cui, insieme a Dacia Maraini, Edith Bruck e altre donne, anima il Teatro La Maddalena, frequentato da Isabella Rossellini, Maria Schneider, Natalia Ginzburg, Adele Faccio, Adele Cambria, Emma Bonino e molte altre personalità. Pignataro dà poi vita a due edizioni della rassegna internazionale Cinema Donna e al festival L’altra metà della scena. Negli anni ottanta e novanta è agente di artiste quali Piera Degli Esposti, Franca Valeri e Patty Pravo, ma anche Annalisa Scafi con cui lavorerà per oltre vent’anni, mentre nel palinsesto dell’Estate Romana coinvolge Mia Martini, Giuni Russo, Fiorella Mannoia, persino Susan Sontag.

Michela Murgia – 3 giugno 1972 / 10 agosto 2023

Michela Murgia (vanity fair)
Michela Murgia (vanity fair)

Ad agosto ci ha lasciato all’età di 51 anni Michela Murgia, scrittrice da tempo malata, affetta da un carcinoma renale al quarto stadio. Era stata la stessa Michela a parlarne pochi mesi prima, decidendo di vivere la propria malattia pubblicamente, al fianco della propria famiglia queer.

A luglio il matrimonio con civile “in articulo mortis” con Lorenzo Terenzi, attore, regista, autore e musicista, conosciuto nel 2017. Un matrimonio tutt’altro che voluto, ma necessario, “per garantirci i diritti a vicenda”. D’altronde, aveva rimarcato Murgia, “il rito che avremmo voluto ancora non esiste. Ma esisterà e vogliamo contribuire a farlo nascere“. Ne era seguita una grande festa queer celebrata nel suo giardino, della sua grande casa appena acquistata, per vivere tutti insieme, amici e figli d’anima, alle porte di Roma. In quelle ultime immagini l’avevamo vista felice, libera, in un tripudio di meravigliosi abiti genderless, firmati dall’amica Maria Grazia Chiuri, direttore creativo di Dior.

Ricevo moltissimi messaggi ogni giorno, tutti affettuosi (gli altri non li vedo, ho sviluppato una felice cecità selettiva) ma non riesco a rispondere a tutt3, perché sono spesso banalmente troppo stanca“, scriveva lo scorso 29 luglio su Instagram, sorridente anche se intubata. “Vado un po’ più spesso in ospedale, a volte all’improvviso perché il corpo sorprende e ieri mi mancava il respiro a causa del troppo liquido negli anfratti dei tessuti. Il livello delle cure del nostro sistema sanitario mi ha però fino a ora consentito di tornare sempre a casa stando meglio. Ecco, la risposta che vorrei dare a chi mi chiede continuamente come sto, che era quella che dava Cesare de Michelis: posso stare meglio, ma non posso più stare “bene”. “Meglio” è comunque preferibile a male, quindi godetene con me“.

Carmen Xtravaganza  – 9 aprile 1961 / 4 agosto 2023

Celebrità, alleati e icone LGBTQIA+ che ci hanno lasciato nel 2023 - Addio alliconica Carmen Xtravaganza di Paris Is Burning - Gay.it

Poco più di 30 anni fa Carmen Xtravaganza prendeva parte ad un capolavoro della cinematografia LGBTQIA+, Paris is Burning di Jennie Livingston, documentario dedicato alla scena anni ’80 della ball culture di New York. Il 4 agosto Carmen Xtravaganza è deceduta, all’età di 62 anni. Da tempo Carmen lottava contro un cancro ai polmoni al quarto stadio. Un anno fa Mink Xtravaganza aveva dato vita ad una raccolta fondi GoFundMe per aiutarla con i suoi trattamenti chemioterapici. Nata il 9 aprile del 1961, la vita di Carmen è iniziata a Rota, in Spagna, dove ha vissuto fino all’età di cinque anni. All’età di 15 anni ha iniziato il suo viaggio come donna trans e successivamente è scappata di casa. “La vita era dura perché ero da sola e dovevo lottare per sopravvivere”, confessò a Trangriot nel 2013.

Dopo essersi trasferita a New York alla fine degli anni ’70, il suo talento è esploso sulla scena della ball culture, trasformandola in Carmen Xtravagnaza. Carmen ha anche avuto successo come modella in Europa, partecipando a varie sfilate di moda e lavorando con alcune delle più grandi agenzie. Nel 1990 prende parte a Paris is Burning, che ha documentato con straordinarie immagini reali la comunità LGBT della metà anni ’80, tra afroamericani, gay, latini, drag queen e transgender. Nel 2016 la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d’America ha inserito Paris Is Burning nel National Film Registry per i suoi meriti “culturali, storici ed estetici”. 78 minuti di documentario su settantacinque ore di riprese. Nel corso della lunga produzione, durata anni, la comunità LGBT della Grande Mela venne travolta dal voguing, che entrò nella cultura di massa nel 1989 grazie a Madonna, e dalla crisi dell’AIDS. Il progetto venne finanziato dal National Endowment for the Arts.

In Paris is Burning c’è una scena in cui Carmen è sulla spiaggia insieme a Brooke Xtravaganza. Le due parlano del percorso vissuto, della transizione, delle procedure alle quali sono state sottoposte, ed è qui che Carmen si concede una battuta storica: “se non fosse che quella voce è ancora lì“, da allora sua citazione più amata. Verso la fine della scena Brooke e Carmen, in costume a riva, divertite e divertite, cantano I Am What I Am di Gloria Gaynor, per celebrare la loro identità e sorellanza trans. Ci piace ricordarla così.

Rita De Santis – 25 maggio 1938 / 4 agosto 2023

rita De Santis

Il 3 agosto scorso ci ha lasciati Rita De Santis, ex-presidente dal 2007 al 2013 dell’Associazione Agedo Nazionale, ODV che sin dal 1992 crea uno spazio di scambi, dialogo, e sensibilizzazione per genitori, parenti, e amici di persone LGBTQIA+.

dei suoi cinque figli le scrive una lettera facendo coming out, De Santis inizia la lotta di una vita. Nelle sue parole: “Non potevo permettermi del disorientamento, l’amore di mamma non mi dava scampo”. L’ha raccontato anche nel suo libro ‘Il Nuoro‘, resoconto di una madre che risponde all’omosessualità del figlio, riflettendo su quella “cosa” che viene accolta da tutti ma quando succede a te ti invita a mettere in discussione dubbi, pregiudizi, e insicurezze di ogni tipo (in un’epoca dove lo stigma verso la comunità omosessuale era alle stelle). Per parlare del compagno del figlio, inventa un nuovo neologismo (il nuoro, appunto) dando spazio e forma ad una figura familiare impensabile nel 1996. Nel 2004, in occasione della Giornata Mondiale contro l’Omofobia, incontra il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e quello della Camera, Gianfranco Fini, accompagnata dalla ministra Mara Carfagna. Nel 2010 ha scritto una lettera aperta a Silvio Berlusconi per rispondere a quelle battutine omofobe che dicevano “meglio essere appassionati di belle ragazze che gay”.

Ha lottato insieme a Ivan Zamaudio, in memoria del figlio Daniel ucciso per omofobia in Cile, a supporto di tutte quelle persone perseguitate dal proprio paese per il proprio orientamento sessuale o identità di genere, dal Sudamerica all’Albania.

Sinead O’Connor – 8 dicembre 1966 / 26 luglio 2023

sinead o connors strappa papa arcobaleno islam lgbt

Sinead O’Connor è morta il 26 luglio 2023, a 56 anni. Con lei abbiamo perso un personaggio perennemente ai bordi del mainstream, incapace di omologarsi alle regole conformiste dell’industria dell’entertainment, che da un lato le ha offerto una popolarità globale e dall’altra non ha mai saputo davvero irretire il suo spirito profondamente selvaggio, antagonista, fragile. Un tormento, quello di O’Connor, capace di toccare picchi di avanguardia pura, come quando strappò la foto del Papa in tv, e di controverso coraggio: convertitasi all’Islam, fu capace di indossare l’hijab su un abito arcobaleno in supporto della comunità LGBTQIA+. Fin dalla genesi della sua carriera negli anni ’90, Sinead ha da subito avuto il merito di spingere la provocazione oltre il convenzionale, facendo emergere le nefandezze del patriarcato, quando erano argomento di pochi e marginalizzati circoli politicizzati. Sinead ha certamente portato al grande pubblico messaggi dirompenti, scomodi, talvolta obliqui.

Mirella Izzo – 23 aprile 1959 / 12 luglio 2023

Celebrità, alleati e icone LGBTQIA+ che ci hanno lasciato nel 2023 - Addio a Mirella Izzo icona del movimento trans italiano - Gay.it

All’età di 64 anni il movimento LGBTQIA+ d’Italia ha pianto la morte di Mirella Izzo, attivista nonché tra le principali icone del panorama trans nazionale. Fondatrice di Crisalide AzioneTrans ONLUS, da lei presieduta dal 1999 al 2006, Mirella, che si è sempre autodefinita «pansessuale» e «lesbica», iniziò il percorso di transizione nel 1998, dopo aver divorziato dall’ex moglie. Immediati problemi sia in famiglia che sul luogo di lavoro. All’epoca Izzo era dipendente delle Poste, e subì mobbing per circa 3 anni. Mirella ha sempre rivendicato di essere stata la prima a portare in Italia il sostantivo “transfobia”, nel 2005, con l’obiettivo di introdurre un termine che sottolineasse caratteristiche, analogie e differenze rispetto al più diffuso “omofobia”. Fu sempre lei, nel 2000, a proporre la detassazione delle pratiche legali per la rettifica anagrafica e sessuale. La proposta fu accolta dal deputato Maura Cossutta, che intraprese l’iter legislativo per farla diventare legge, successivamente approvata alla fine dell’anno tramite decreto presidenziale.

Nel 2007 Mirella ha pubblicato “Translesbismo: Istruzioni per l’uso – Il primo libro italiano dedicato alla realtà delle transgender lesbiche“. Un testo volto a far confrontare, per la prima volta, lesbiche e translesbiche.  allargare il senso di una identità“. Nel 2012 Mirella ha pubblicato “Oltre le gabbie dei Generi. Il Manifesto pangender“, edito da EGA-Edizioni Gruppo Abele. La tesi dell’autrice era esplicita: l’identità delle persone è data dal sesso biologico ma anche, in misura altrettanto significativa, dalla identità di genere e dal conseguente ruolo (o stereotipo) imposti dal contesto socio-culturale. Si tratta di un intreccio non riassumibile nella sola identità separata maschile e femminile, che rimanda necessariamente a molte possibili identità, riunite nel termine “pangender”. Un intreccio che meritava un apposito manifesto.

Steven Pieters – 2 agosto 1952 / 10 luglio 2023

Celebrità, alleati e icone LGBTQIA+ che ci hanno lasciato nel 2023 - Steven Pieters - Gay.it

Ci ha lasciato all’età di 71 anni Steven Pieters, considerato tra i sopravvissuti più longevi all’aids negli Stati Uniti. Reverendo dichiaratamente gay e attivista, Steven Pieters è diventato celebre in tutto il Paese per la sua potente e storica intervista del 1985 con Tammy Faye Bakker. Un’intervista video in cui affrontò a testa alta molte delle paure che circondavano l’aids e l’hiv. Quell’intervista fu una delle delle primissime interviste nazionali con un omosessuale sieropositivo.

Tammy Faye si commosse in diretta tv, su uno dei canali più omofobi e bigotti d’America: “Non importa quello che accade ad una persona giovane nella loro vita, rimangono sempre vostri figli e figlie” disse, mentre Pieters raccontava il suo coming out: “E penso sia fondamentale che noi in quanto madri e padri, li amiamo incondizionatamente“. “Non è triste che in quanto cristiani – che dovremmo amare chiunque – siamo così spaventati di un paziente malato di aids da non poterlo abbracciare e dirgli che ci teniamo?”, chiedeva espressamente Faye ai telespettatori, smascherando le ipocrisie d’America.

Pieters ha convissuto con l’hiv per oltre 35 anni. Nato nel 1952, è cresciuto ad Andover, nel Massachusetts, dove ha frequentato Phillips Andover, un collegio privato, prima di trasferirsi in Illinois, dove ha conseguito un Bachelor of Science in Speech presso la Northwestern University. Prima della sua diagnosi di sieropositività, Pieters ha lavorato presso la Metropolitan Community Church (MCC), diventando uno dei principali attivisti e pastori gay nel Connecticut. Si è dimesso nel 1982 e si è recato a Los Angeles, dove due anni dopo gli è stato diagnosticato l’aids e un linfoma al quarto stadio. A Pieters dissero che non avrebbe vissuto abbastanza per vedere il 1985. E invece Steven ha visto anche il 2023. Pieters ha lavorato nel corso dei decenni a decine di campagne contro l’hiv e aids negli Stati Uniti, tra cui la Los Angeles AIDS Task Force e l’AIDS National Interfaith Network.

Helmut Berger  – 29 maggio 1944 / 18 maggio 2023

Celebrità, alleati e icone LGBTQIA+ che ci hanno lasciato nel 2023 - helmut berger - Gay.it

Si è spento all’età di 79 anni Helmut Berger, attore e modello austriaco, 60 anni fa diventato grande amore di Luchino Visconti. Fu quest’ultimo a vedere in lui potenzialità recitative che sapessero andare oltre l’abbagliante bellezza. Nel 1964, sul set di “Vaghe stelle dell’Orsa“, Leone d’Oro a Venezia 65, il primo incontro. E fu colpo di fulmine. Berger e Visconti sono stati insieme fino alla morte del regista, Palma d’Oro per “Il Gattopardo”, avvenuta nel 1976.

Berger esordì come attore nell’episodio “La strega bruciata viva” del film Le streghe (1967), per poi debuttare come protagonista nel 1968 con “I giovani tigri” di Antonio Leonviola. Nel 1969, con lo straordinario “La Caduta degli Dei”, Visconti disegna per lui il ruolo del nevrotico, gelido, bellissimo e decadente Martin von Essenbeck, che porterà Helmut a vincere un David e ad ottenere una nomination ai Golden Globe. Personaggio violento, disturbante e accecante, che in una scena il regista tramuta in Marlene Dietrich ne L’angelo azzurro. Nel 1973 Visconti trasforma Berger in Ludovico II di Baviera nel film “Ludwig”, per poi affidargli il cinico Konrad in Gruppo di famiglia in un interno. Questo sarà l’ultimo film che i due gireranno insieme. Helmut fu così protagonista di due trilogie viscontiane. La “Trilogia tedesca”, ovvero La caduta degli dei (1969), Morte a Venezia (1971) e Ludwig (1973), e la “Trilogia bergeriana”, ovvero La caduta degli Dei (1969), Ludwig (1973) e Gruppo di famiglia in un interno (1974).

Quando Visconti morì, Helmut si definì “vedova“.

Come potrebbe essere diversamente? È stato il mio maestro, di vita e di cultura”. “Siamo stati insieme per molti anni, ci siamo scambiati tutto. Quand’è morto mi è crollato il mondo addosso”. “Con lui ho vissuto il vero amore. Ci siamo trasferiti sotto lo stesso tetto quattro mesi dopo esserci incontrati. Mi ha educato, mi ha fatto conoscere una miriade di personaggi famosi come Grace Kelly, Dalì, la Callas…”.

Dichiaratamente bisessuale, Berger ha successivamente intrecciato una storia d’amore con Florian Wess, suo grande amico

Jan-Paul Pouliquen – 19 settembre 1954 / 28 aprile 2023

Celebrità, alleati e icone LGBTQIA+ che ci hanno lasciato nel 2023 - PACS Le Monde - Gay.it

Ci ha lasciato all’età di 69 anni Jan-Paul Pouliquen, storico attivista LGBTQIA+ di Francia, tra gli ideatori dei “patti civili di solidarietà” (PACS) introdotti nel 1999. Pouliquen, come scritto da “Libération” e “Le Monde“, è morto nella città di Trappes venerdì 28 aprile. Negli anni ’80 fondatore dell’associazione Homosexualité et Socialisme, Pouliquen ha poi dato forma al Collectif pour le contrat d’union civile et sociale (Collettivo per il contratto d’unione civile e sociale), che mirava a dare un’esistenza legale alle coppie omosessuali/eterosessuali non sposate. Nel 1992 la sua proposta di legge sul contratto di unione civile venne firmata da otto deputati socialisti. Nel 1999, al termine di una furibonda discussione parlamentare durata 120 ore che coinvolse l’intera società francese, i PACS divennero legge per volontà del governo di sinistra di Lionel Jospin. Lo stesso Nicolas Sarkozy ammise successivamente che la destra francese sbagliò a contrastare tanto ardentemente i PACS. Alle coppie (etero e/o gay che fossero) che firmavano un PACS venivano per la prima volta offerte la maggior parte delle protezioni legali, assieme ai diritti e alle responsabilità del matrimonio. Molto semplicemente, dei contratti di diritto privato conclusi tra due individui maggiorenni, con norme fiscali, ipotesi di successione patrimoniale, congedi per l’assistenza del partner o dei figli e una specifica disciplina dello scioglimento dell’unione.

Paul O’Grady – 14 giugno 1955 / 28 marzo 2023

Celebrità, alleati e icone LGBTQIA+ che ci hanno lasciato nel 2023 - Addio a Paul OGrady - Gay.it

Si è spento “inaspettatamente e pacificamente” a 67 anni Paul James O’Grady, comico, conduttore televisivo, drag queen, attore e scrittore inglese, esploso a Londra negli anni ’80 con il suo personaggio drag Lily Savage. Da allora Paul è diventato volto amatissimo e seguitissimo d’Inghilterra, vera icona dei diritti LGBTQIA.

Nato da una famiglia di migranti irlandesi della classe operaia a Tranmere, nel Cheshire, O’Grady si è trasferito a Londra alla fine degli anni ’70, lavorando inizialmente come addetto alle cure peripatetiche per il Camden Council. Nel 1978 dà vita al suo alter-ego drag, Lily Savage, che interpreta per 8 anni alla mitica Royal Vauxhall Tavern di Londra. Sono gli anni in cuu Paul sfrutta la propria popolarità per affrontare anche tematiche sociali, vedi la crisi dell’hiv/aids e la celebrerrima sezione 28 di Margaret Thatcher, tra raccolte fondi e marce di protesta. Dopo essere stato nominato per un Perrier Award nel 1992, O’Grady attira l’attenzione del pubblico televisivo conducendo negli abiti di Lily The Big Breakfast (1995-1996), Blankety Blank (1997-2002) e Lily Live! (2000-2001), vincendo vari premi. È stato una delle prime drag ad apparire sulla tv britannica, sfondando un muro.

’Grady è stato nominato Membro dell’Ordine dell’Impero Britannico (MBE) nel 2008 per i servizi all’intrattenimento. Peter Tatchell lo ha ricordato come “un attivista molto ammirato per l’uguaglianza LGBT + e i diritti degli animali. Paul aveva in programma di guidare la nostra prossima campagna affinché la polizia si scusasse per la loro storica persecuzione della comunità LGBT+”.

Rachel Pollack- 17 agosto 1945 / 7 aprile 2023

Celebrità, alleati e icone LGBTQIA+ che ci hanno lasciato nel 2023 - Rachel Pollack - Gay.it

Si è spenta all’età di 77 anni Rachel Pollack, pluripremiata autrice, scrittrice di fumetti, esperta di tarocchi e attivista trans. Recentemente affetta da un linfoma, Pollack era stata travolta dall’affetto dei fan e dei colleghi, con una campagna GoFundMe nata per contribuire alle spese mediche. Neil Gaiman, suo grande amico, si era speso per lei. Pollack, nata a Rhinebeck, New York, andò incontro alla propria transizione negli anni ’70, quando aveva 20 anni. Ha pubblicato sette romanzi e quattro raccolte di racconti e ha creato quello che è ampiamente riconosciuto come il primo personaggio di supereroi transgender, all’interno di Doom Patrol per Vertigo, DC Comics, dal 1993 al 1995. Proprio il tema della transessualità, insieme a quelli delle mestruazioni e dell’identità sessuale, hanno segnato la sua intera carriera fumettistica. Tra i suoi fumetti più famosi anche Nuovi Dei, senza dimenticare la fascinazione per  l’occultimsmo. Con il suo terzo romanzo, intitolato Unquenchable Fire, si aggiudicò l’Arthur C. Clarke Award.

Darcelle XV – 16 novembre 1930 – 23 marzo 2023

Celebrità, alleati e icone LGBTQIA+ che ci hanno lasciato nel 2023 - Darcelle XV 1 - Gay.it

È deceduta per cause naturali all’età di 92 anni Darcelle XV, la drag queen in attività più anziana del mondo, come certificato dal Guinness dei Primati. Darcelle XV era il nome d’arte di Walter W. Cole, nato il 16 novembre 1930 a Portland. Ha prestato servizio nelle forze armate statunitensi ed è stato congedato dopo la guerra di Corea negli anni ’50. Nel 1967, Cole utilizzò i soldi guadagnati facendo il militare per acquistare il locale che avrebbe poi trasformato nel Darcelle XV Showplace. Due anni dopo, a 37 anni, ideò il suo alter-ego drag, Darcelle XV, in onore all’attrice e cantante francese Denise Darcel, dichiarando la propria omosessualità e lasciando sua moglie, con cui aveva avuto due figli. Successivamente ha conosciuto Roxy Neuhardt, rimasta sempre al suo fianco per 5 decenni, fino alla sua morte, facendo di tutto. La coreografa, la regista di spettacoli, l’attrice, la contabile. In 50 anni Darcelle XV ha raccolto fondi per innumerevoli enti di beneficenza, prendendosi cura degli amici che avevano contratto l’hiv tra gli anni ’80 e i primi anni ’90, dando da mangiare ai senzatetto, lottando per i diritti LGBTQ, fornendo un luogo di ritrovo sicuro per la comunità.

Lucy Salani – 12 agosto 1924 / 22 marzo 2023

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Lucy Salani

Si è spenta all’età di 98 anni Lucy Salani, unica donna transgender italiana sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti. Nata in Piemonte nel 1924 e cresciuta a Bologna, Lucy è stata deportata a Dachau nel 1944, dove è rimasta per sei mesi, fino alla liberazione nel 1945. Poco prima era stata costretta a combattere, durante la II° Guerra Mondiale. Mandata a Cormons, in artiglieria, ha disertato poco dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943. Vissuto in clandestinità si è prostituita a Bologna, con diversi ufficiali tedeschi come clienti, fino a quando la polizia non l’ha trovata. Spedita prima in carcere a Bologna e successivamente a Modena, è stata condannata a morte dai tedeschi. Salani chiede la grazia ad Albert Kesselring e la ottiene, con la condanna tramutata in lavori forzati in un campo di lavoro a Bernau, nella Germania meridionale. Riesce a scappare, arriva in treno fino al confine tra l’Austria e l’Italia, viene scoperta, catturata e spedita a Dachau, dove sopravvive sei mesi. Quando il campo viene liberato ha 20 anni. Venne ritrovata tra i cadaveri.

Inizia così una nuova vita, da tappezziera. Negli anni ’80 si trasferisce a Londra per sottoporsi ad un’operazione di riattribuzione del sesso, per poi tornare a Bologna. “Il mio nome è Salani Luciano, originale, però nella vita ho preso mille nomi, ma io mi chiamo Luciano. Quante volte me lo hanno chiesto di cambiare nome. Io ho detto no, me lo hanno dato i miei genitori. Perché una donna non può chiamarsi Luciano?”.

La sua incredibile storia di orgoglio e resilienza è diventata prima libro, “Il mio nome è Lucy: l’Italia del XX secolo nei ricordi di una transessuale”, a firma Gabriella Romano, edito da Donzelli, e successivamente acclamato documentario, “C’è un soffio di vita soltanto“, firmato dal duo di registi italiani Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, da noi intervistati.

Georgina Beyer – novembre 1957 / 6 marzo 2023

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È deceduta all’età 65 anni, Georgina Beyer prima persona transgender ad essere eletta in parlamento. Beyer ha portato al parlamento neozelandese un background inusuale: prima sex worker poi drag queen di successo, attrice e infine l’ascesa politica, culminata nella sua elezione al parlamento nazionale nel 1999 come membro del Partito Laburista.

In precedenza, Georgina aveva lavorato come sindaco della città di Carterton, sulla costa nord dell’isola. Molto rispettata sia in patria che all’estero, è stata un’attivista instancabile per la comunità LGBTQIA+.  Nel 2020 è stata nominata Membro dell’Ordine del Merito della Nuova Zelanda dalla regina Elisabetta II, grazie alla sua determinazione nella lotta per la legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso e la decriminalizzazione della prostituzione.

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